Chi non ce l’ha fatta ad essere rieletto, i nomi degli esclusi eccellenti

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Non ce l’hanno fatta ma sono i cosiddetti esclusi eccellenti. Ma chi sono i grandi esclusi della XIX Legislatura che ha incoronato Giorgia Meloni e il centrodestra alla guida del Paese? Partiamo dalla prima sorpresa. Tra gli sconfitti c’è il nome di Luigi di Maio, un grande escluso di questa corsa: “Non ci sono se, ma o scuse da accampare. Abbiamo perso. Gli Italiani non hanno considerato abbastanza maturo e valido il nostro progetto politico. E su questo la nostra comunità dovrà aprire una riflessione”, ha scritto su Facebook l’ex ministro degli Esteri che con Impegno Civico non è riuscito a farsi rieleggere. E’ lui che vince la battaglia dei meme e che in queste ore fa chiacchierare e sparlare i social che non gli perdono per lo più il video di lui preso in trionfo come una rockstar durante la campagna elettorale. Altra ex M5s lasciata a casa è Lucia Azzolina, candidata con il Movimento 5 stelle, si è fermata al 17%. Non ce l’ha fatta neanche la viceministra dell’Economia Laura Castelli crollata nei collegi plurinominali di Piemonte 1 e Piemonte 2.

Altro nome che fa specie è quello di Umberto Bossi: il Senatùr non entra e Varese non premia la Lega.

+ Europa non elegge nè Emma Bonino, storica leader radicale, nè Gianfranco Librandi, che salvo un miracolo dovrà lasciare il suo scranno di deputato dopo due legislature. Chissà se chiedere il riconteggio dei voti, collegio per collegio, gli sarà utile. Certo racconta bene la rabbia di aver sfiorato la vittoria senza afferrarla, ma si sa, la politica è fetente o giusta.

Non ce l’ha fatta neanche Simone Pillon, l’uomo pro-life pro life della Lega ha scritto: “Il mio seggio non è scattato ma io non mi arrendo. Resto a disposizione della Lega e del centrodestra e continuerò a difendere la vita, la famiglia e i valori cristiani dove e come Dio vorrà”.

Altro nome che sta facendo divertire i social con la satira è quello di Monica Cirinnà, senatrice del Pd dal 2013. A nulla le è valso aver firmato la legge che porta il suo nome istituendo le unioni civili in Italia, evidentemente i diritti civili sono mediatici ma alla fine, conti alla mano, non così forti come la lobby gay che denunciano gli antagonisti della senatrice.

Fuori dal parlamento anche Teresa Bellanova: “La mia esperienza parlamentare si ferma qui, ma so bene, me lo insegna la mia storia, che lo spazio per la buona politica è dovunque, basta solo avere voglia ed esigenza di praticarlo”, ha scritto su Twitter.

E poi c’è Vittorio Sgarbi, l’irriverente e ribelle parlamentare a cui è stato preferito il moderato e diplomatico Pierferdinando Casini.

Tra i nomi che risuonano infine c’è anche quello dell’ex magistrato Luigi de Magistris con Unione popolare che non ha trovato il consenso del suo popolo.

 

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