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Voto condizionato dalle dichiarazioni della Von Der Leyen?

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«Vedremo come andrà alla fine delle elezioni in Italia. Se le cose vanno in una situazione difficile,  come nel caso di Ungheria e Polonia, abbiamo gli strumenti». Queste sono state le modalità con cui la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen si è espressa a proposito delle elezioni politiche italiane del 25 Settembre scorso,  durante un evento all’Università di Princeton, Stati Uniti. Le parole della presidente non sono passate inosservate, al contrario hanno dato vita ad un vero e proprio terremoto politico e mediatico, all’interno del quale la controffensiva da parte  degli Europarlamentari della Lega e, non solo, non ha tardato ad arrivare. Difatti le avvertenze preventive della leader dell’Ue, seguite dall’accostamento dell’Italia a Ungheria e Polonia, stati membri con cui Bruxelles ha contenziosi in corso, hanno portato Il gruppo Identità e democrazia al Parlamento europeo, a lanciare un’interrogazione formale alla presidente sulle sue parole, in quanto ritenute lesive del principio di indipendenza della commissione. E’ quindi evidente che la risposta della leader dell’Ue sulle urne italiane ha generato non poco scompiglio, soprattutto poiché essa è stata pronunciata agli sgoccioli delle elezioni, lasciando pensare all’opinione pubblica che il fine ultimo della presidente sia stato quello di agire in termini di ingerenza. Se così fosse, tale azione si configurerebbe in contrasto ai trattati e ai codici di condotta dell’apparato di cui ella stessa è presidente, in quanto i dispositivi del Parlamento europeo stabiliscono che i commissari «non agiscono né si esprimono, attraverso qualsiasi mezzo, in maniera tale da influire negativamente sulla percezione dell’opinione pubblica riguardo alla loro indipendenza».  In questo senso, al fine di arginare la questione, è  intervenuto in prima istanza  il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer affermando: 

«Penso che sia assolutamente chiaro che la presidente Von der Leyen non è intervenuta nelle elezioni italiane quando ha parlato di strumenti e ha fatto riferimento a procedure in corso in altri Paesi». Per poi concludere il suo intervento dicendo che la presidente «ha esplicitamente detto che la Commissione lavorerà con tutti i governi che usciranno dalle elezioni e che vogliono lavorare con la Commissione europea».

La risposta offerta dal capo del servizio dei portavoce dell’esecutivo comunitario non sembrerebbe però aver convinto né l’apparato politico italiano, né tantomeno l’elettorato attivo, in quanto la risposta di Ursula Von Der Leyen non è stata percepita come  generica, ma bensì precisa e centrata, in quanto correlata alle elezioni del 25 Settembre. In questo senso molti hanno riassunto la dinamica in cui la  leader Ue si è configurata come protagonista , in un concreto effetto Streisand, secondo  il quale il tentativo di censurare o limitare un’ informazione, in questo caso specifico un avvenimento, ne provoca, contrariamente alle attese, l’ampia pubblicizzazione.

Difatti le elezioni del 25 Settembre esprimono un risultato chiaro, con la vittoria della colazione del centrodestra sia alla Camera che al Senato e, la prospettiva di un governo guidato da Giorgia Meloni. Non tardano ad arrivare le congratulazioni dei leader europei alla nuova premier in pectore italiana, nel frattempo a Bruxelles i vertici rimangono in silenzio, per poi annunciare, due giorni dopo il risultato delle elezioni, l’imminente sblocco, da parte della Commissione Ue, della seconda rata dei fondi del Pnrr: 21 miliardi che secondo le previsioni dovevano essere liberati il 29 settembre, e invece otterranno, non a caso, il via libera con qualche giorno d’anticipo. A questo punto la presidente dell’Ue si è espressa in merito, affermando che a suo avviso L’Italia deve “continuare a lavorare bene”, facendo probabilmente riferimento non a chi sta uscendo da Palazzo Chigi, ma a chi vi sta per entrare. La leader Von der Leyen sembrerebbe quindi  continuare sulla medesima linea di condotta  adottata a Princeton nei confronti dell’Italia. E’ quindi lecito chiedersi: le dichiarazioni rilasciate presso l’università statunitense sono state fraintese e mal interpretate , così come ha sostenuto il portavoce della commissione Ue, oppure esse si sono strutturate come un avvertimento del modus operandi e della linea comunicativa che Bruxelles intende applicare nei confronti del nuovo governo italiano?

Di Angele Mulibinge

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