Giovani, astensione e disaffezione: com’è andata. Parlano loro

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Le scorse elezioni del 25 Settembre hanno registrato il tasso più alto di astensionismo degli ultimi tempi, con un’affluenza alle urne pari al 63,91% dei votanti. E’ ormai noto che il mancato e volontario esercizio del diritto di voto è diventata una pratica diffusa all’interno dell’elettorato italiano, ma quest’anno gli astenuti hanno raggiunto un livello record, del 9% in più rispetto alle precedenti elezioni del 2018. «E’ un dato inesorabile» ha dichiarato il ministro Luciana Lamorgese, difatti si tratta del livello di partecipazione politica più basso da quando l’Italia è una repubblica.

In questo senso è bene dire che l’astensionismo, oltre ad aver colpito l’elettorato storico, è riuscito a penetrare anche all’interno delle fasce più giovani, tanto da da far preferire a questi ultimi la rinuncia ad un diritto costituzionale, piuttosto che l’esercizio di esso. Difatti nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, i non votanti sono stati il 40% del totale.

Alla luce di tali percentuali sorge spontanea la domanda da parte dell’opinione pubblica adulta, la quale si è interrogata sulla causale , che ha spinto il settore giovanile ad assumere una linea di condotta distaccata e a tratti restia nei confronti delle ultime elezioni. In linea ad un sondaggio di YouTrend, condotto nel corso dell’ultima campagna elettorale, l’84% dei giovani ha dichiarato di non sentirsi rappresentato o concorde con i programmi  e l’ideologia di nessun partito tra quelli in corsa. Per l’appunto, N.V., favorevole a questa linea di pensiero, alla domanda “Hai votato il 25?” ha risposto dicendo: “No, Domenica non sono andato a votare, ma non perché non mi interesso di politica, anzi ritengo che sia importante in quanto cittadini, usufruire del nostro voto, perché ci spetta di diritto. Ritengo però che esso vada utilizzato con criterio e  solo quando si crede fermamente nella composizione strutturale, ideologica e programmatica di un partito. Io non sono andato a votare il 25, perché non mi sono sentito rappresentato da nessun partito. Mi è sembrato che l’unico intento delle coalizioni fosse quello di prendere consensi, come è giusto che sia d’altronde, ma senza curarsi minimamente degli interessi e bisogni di chi devono effettivamente rappresentare”.

Prendendo in analisi ciò che ha dichiarato N.V. è chiaro che lui, come tanti altri suoi coetanei, hanno sperimentato un profondo distacco dalla politica rappresentativa, dovuto dalla convinzione  che il fine ultimo dei politici che hanno concorso per Palazzo Chigi,  sia quello di perseguire la ricerca del potere e dei vari privilegi personalistici. Tali convinzioni, lasciano quindi spazio allo strutturarsi di una vera e propria disaffezione , affiancata dall’assenza di impegno politico e al contempo civico da parte di una fetta del mondo giovanile.

A questo punto è legittimo chiedersi, chi hanno votato i giovani che il 25 invece si sono recati alle urne? Qual è la rappresentanza che avrebbero voluto vedere in parlamento? Prendendo in analisi i dati raccolti da YouTrend, se avessero votato solo i giovani tra i 18 e i 34 anni, il primo partito sarebbe stato il M5s, seguito in seconda posizione da Fratelli d’Italia. A confermalo è F.M. che ha affermato: «Io il 25 sono andata a votare, perché a parer mio il voto, oltre che essere un diritto è anche un dovere di ogni cittadino italiano. So che il voto è segreto, ma io da un po’ di tempo a questa parte sostengo fermamente Conte, perché ritengo che sia uno dei pochi, tramite programmi e proposte, a dimostrare un costante interesse nei confronti dei giovani, tentando quindi di salvaguardare il nostro futuro. Lo vedo molto proiettato verso l’avvenire, un avvenire dove i principali attori, a detta sua, siamo noi giovani». Sulla base delle statistiche e della dichiarazione seguente, il leader pentastellato sembrerebbe aver conquistato il cuore e soprattuto la fiducia dei più giovani. Non c’è pero da stupirsi, poiché l’agenda politica del movimento cinque stelle ha rivolto molta attenzione alle fasce di giovane età. Conte infatti , tra le sue proposte, esprime l’intento  di voler eliminare gli stage e i  tirocini non retribuiti,  descrivendoli come una leva per lo sfruttamento dei ragazzi che attuano il loro primo ingresso nel mondo del lavoro, fornendo al contrario, a questi,  sostegni volti a renderli indipendenti dalle famiglie ed in grado di autodeterminarsi socialmente. Conte, in questo senso, ha messo quindi in piano investimenti a sostegno di affitti e mutui, introducendo mutui garantiti dallo stato. Anche dal punto di vista della comunicazione politica del movimento , è palpabile l’intento dell’ex premier di instaurare un dialogo solido con i giovani. Egli difatti inserisce nel suo programma gran parte di quella serie di problematiche,  che da sempre hanno catturano l’attenzione degli  gli under 30, come ad esempio l’occupazione, l’ambiente e il riscatto gratuito della laurea. Inoltre il leader, durante la campagna elettorale ,ha deciso di muoversi in termini di ricollocamento, presentandosi quindi meno come personaggio e più come persona, rinunciando alla forte connotazione  istituzionale che contraddistingueva il suo personaggio e, cercando quindi di accostarsi  a metodologie più colloquiali e informali. E’ quindi chiara la complessità nel definire in maniera univoca e lineare il rapporto della fascia giovanile con le scorse elezioni, proprio perché  le dinamiche che intercorrono  trai  giovani e la politica stessa sono assai tortuose  e ricchi di pluralità. E’ possibile però affermare che, prendendo in esame i dati e le statistiche a disposizione, i giovani si sono ritrovati a fare i conti con due fattori da non sottovalutare : la disaffezione, che si configura come il frutto di un forte sentimento di disillusione  e la rinuncia a quella che dovrebbe essere sinonimo di partecipazione, ovvero il voto. 

Di Angele Mulibinge

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