Cerimonie massoniche e preti sospesi: dove va la Chiesa?

venerdì, 7 Ottobre 2022
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Ha fatto molto discutere nei giorni scorsi la partecipazione del vescovo di Terni Mons. Francesco Antonio Soddu alla inaugurazione, nel capoluogo umbro, del nuovo ingresso della Loggia massonica Grande Oriente d’Italia. Il vescovo dunque era presente, insieme alle autorità cittadine, ad una cerimonia massonica, in contraddizione con il magistero della Chiesa che ha sempre ribadito l’inconciliabilità fra l’essere cattolici e massoni.

Diverse inchieste giornalistiche nel corso degli anni hanno evidenziato gli stretti legami intercorsi fra pezzi grossi della gerarchia e personaggi legati alla massoneria, legami soprattutto affaristici e speculativi. E non si trattava di figure minori, ma di cardinali di primissimo ordine ai vertici della Chiesa, alcuni addirittura indicati come massoni a tutti gli effetti.

Nel corso degli anni, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, fra la Chiesa e la massoneria non sono mancati segnali di disgelo e di dialogo, ma nonostante ciò la Chiesa ha sempre riconfermato l’inconciliabilità fra essere cattolici e massoni, far parte della Chiesa e contemporaneamente di una qualsiasi loggia, come testimonia anche l’ultimo pronunciamento in merito da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II, datato 26 novembre 1983. Un pronunciamento resosi necessario proprio di fronte al grande equivoco di un dialogo che a partire dalla fine degli anni sessanta era iniziato fra alcune conferenze episcopali nazionali e le logge massoniche dei rispettivi Paesi e che stava causando l’equivoco di una possibile conciliabilità.

In esso si legge: “Ora lo studio più approfondito ha condotto la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione dell’inconciliabilità di fondo fra i principi della massoneria e quelli della fede cristiana. Prescindendo pertanto dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione del 26.11.83, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d’altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell’inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.  A proposito dell’affermazione sull’inconciliabilità dei principi tuttavia si va ora da qualche parte obiettando che essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun «principio», nel senso di una posizione filosofica o religiosa che sia vincolante per tutti i suoi aderenti, ma piuttosto di raccogliere insieme, al di là dei confini delle diverse religioni e visioni del mondo, uomini di buona volontà sulla base di valori umanistici comprensibili e accettabili da tutti. La massoneria costituirebbe un elemento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’Universo e si sentono impegnati nei confronti di quegli orientamenti morali fondamentali che sono definiti ad esempio nel Decalogo; essa non allontanerebbe nessuno dalla sua religione, ma al contrario costituirebbe un incentivo ad aderirvi maggiormente”.

“In questa sede – proseguiva la nota – non possono essere discussi i molteplici problemi storici e filosofici che si nascondono in tali affermazioni. Che anche la Chiesa cattolica spinga nel senso di una collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, non è certamente necessario sottolinearlo dopo il Concilio Vaticano II. L’associarsi nella massoneria va tuttavia decisamente oltre questa legittima collaborazione e ha un significato ben più rilevante e determinante di questo. Innanzi tutto si deve ricordare che la comunità dei «liberi muratori» e le sue obbligazioni morali si presentano come un sistema progressivo di simboli dal carattere estremamente impegnativo. La rigida disciplina dell’arcano che vi domina rafforza ulteriormente il peso dell’interazione di segni e di idee. Questo clima di segretezza comporta, oltre tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote. Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma, tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante”

La nota concludeva: “La Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione». Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica”.

Che la massoneria promuova una spiritualità esoterica del tutto incompatibile con la fede cristiana è chiaramente dimostrato dai simboli che caratterizzano opere di maestri massoni e che hanno affinità evidenti con il satanismo. Basterebbe farsi un giro per Torino e vedere i tanti monumenti realizzati dagli artisti nel periodo risorgimentale che proprio il massone Cavour chiamò nella capitale del Regno Sabaudo, opere dal carattere fortemente esoterico, inneggianti al “principe della luce” che altri non è che Lucifero, raffigurato in atteggiamenti trionfanti, addirittura in atteggiamento di aperta sfida di fronte a luoghi sacri. Questo ha portato Torino ad essere considerata una città satanica, una delle tre punte del triangolo del satanismo mondiale insieme a Londra e San Francisco.

Inevitabile quindi la polemica contro il vescovo di Terni che ha spinto la Curia ad una precisazione: “In merito all’apertura del nuovo ingresso della sede del Goi a Terni – si legge in una nota della diocesi – desta stupore, sconcerto e amarezza la lettura strumentale, volutamente equivocata e fraintesa, della presenza del vescovo Soddu a tale circostanza. Lettura dei fatti che non ha neanche tenuto conto dei contenuti di quanto il vescovo ha detto, travisa totalmente il senso della sua presenza che, non identificandosi con un pensiero differente dalla dottrina Cristiana, ha invece avuto l’unico scopo di testimoniare la fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, soprattutto in questo tempo del percorso Sinodale che la caratterizza”.

Precisazione che però è sembrata poco convincente e niente affatto risolutiva della vicenda. La presenza di un vescovo ad una cerimonia massonica è di per sé una notizia destinata a fare rumore, al di là della lettura strumentale che si possa fornire. Il monsignore stesso se ne sarebbe dovuto rendere conto, sapendo perfettamente che andava a compiere un gesto di per sé dirompente. Quanto poi ai contenuti comunicati dal vescovo non se ne è trovata traccia in nessun resoconto giornalistico e nemmeno la Curia ne ha dato conto nel suo comunicato, limitandosi a dire che il vescovo era lì soltanto per testimoniare il Vangelo. Ma come? Con la sua presenza? Oppure invitando i massoni alla conversione? Quali parole ha pronunciato il prelato per giustificare la sua presenza in un luogo quantomeno inopportuno per un rappresentante della Chiesa? Non sembra aver detto cose di particolare rilievo se come detto nessun giornalista presente ne ha parlato e anzi i massoni si sono congratulati in un loro comunicato per la presenza del vescovo, salutando la volontà di dialogo dell’autorità religiosa locale.

Mentre a Terni avveniva questo, a La Spezia il vescovo Luigi Ernesto Palletti sospendeva a divinis don Giulio Mignani, parroco di Bonassola per aver assunto posizioni in aperto contrasto con il magistero della Chiesa, sui temi dell’aborto, dell’eutanasia e delle coppie gay. E naturalmente si è levata la protesta delle associazioni arcobaleno che hanno fatto di questo prete un eroe per aver avuto il coraggio, secondo loro, di benedire famiglie composte da persone dello stesso sesso andando contro la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede che recentemente ha riconfermato il divieto di benedirle.

Da una parte dunque c’è un vescovo, quello di Terni, che non si è fatto scupoli nello scandalizzare il popolo dei fedeli, partecipando ad una cerimonia della massoneria nonostante farlo rappresenti sotto certi aspetti una sorta di eresia; dall’altro c’è invece il vescovo di La Spezia che, al contrario, si preoccupa di non creare scandalo fra i fedeli e punisce un sacerdote che con i suoi pronunciamenti pubblici va contro il magistero cattolico. Due vicende che fotografano chiaramente la confusione che regna nella Chiesa, divisa fra chi fedele alla dottrina si preoccupa di conservarla e difenderla, e chi invece guarda all’abbraccio con il mondo, compreso quello più ostile e lontano dalla fede, come ad un principio non negoziabile. 

Confusione che è stata alimentata anche da atteggiamenti apparentemente ambigui provenienti da più parti, come la lettera “ai cari fratelli massoni” scritta dal cardinale Gianfranco Ravasi e pubblicata alcuni anni fa dai media che ha contribuito a generare l’equivoco di un cambio di atteggiamento della Chiesa nei confronti della massoneria che in realtà non c’è mai stato (e lo stesso Ravasi lo specificava non escludendo però la possibilità di un dialogo); o come certe posizioni provenienti dal mondo gesuita, come quelle dello statunitense James Martin che sostiene la necessità di aprire le porte della Chiesa alle coppie Lgbt benedicendo la loro unione. Forse è il momento che la Chiesa torni a parlare chiaro all’insegna del “si si, no no” e che soprattutto si metta fine all’equivoco di un magistero soltanto teorico ma non traducibile nella pratica, di fronte alle sempre più frequenti prese di posizione di prelati e preti modernisti che sembrano promuovere una fede “fai da te”, sensibile ai richiami del mondo ma sempre più vuota di “cristianesimo militante”.

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