Piccoli criminali crescono a Milano e a Roma. Nelle due principali città italiane è emergenza baby gang. In questi giorni sono emersi casi inquietanti di violenza che superano la soglia, per così dire, “fisiologica” del disagio sociale metropolitano e pongono serie domande sui modelli di vita seguiti dalle nuove generazioni.
Non c’è molto da scherzare perché dalla risposta a queste domande dipende la sicurezza delle nostre città oggi e la qualità della vita domani, quando gli odierni baby gangster saranno adulti e faranno parte integrante della società. O almeno così speriamo.
Il caso di Roma ci parla di una violenza infame. Un gruppo di ragazzini ha attirato un 17enne down in una trappola, per poi picchiarlo selvaggiamente e sottoporlo a varie umiliazioni. Roba da far accapponare la pelle, non solo per la violenza in sé, ma anche per il tipo di disumanità che rivela. È di una tristezza infinita apprendere che tanta ferocia possa essere espressa da adolescenti e che possa anche rappresentare un disvalore diffuso tra i giovanissimi.
Il fatto risale al maggio 2021, ma solo ora sono stati individuati i responsabili. Il gruppo, che si autodefinisce “gang 18”, è stato tra i protagonisti della maxi-rissa tra ragazzi organizzata al Pincio al tempo del Covid. Sono piccoli mostri sfrontati e violenti. Si riuniscono davanti al piazzale della Basilica dell’Eur e si divertono a far esplodere petardi di sera, nonché a compiere gesti blasfemi, come entrare in chiesa durante la messa bestemmiando e fumando cannabis.
Questo è insomma il ritratto dei giovani bulli romani in cerca di aberrante notorietà. Più “militarizzato” e strutturato è invece il tipo di baby gang protagonista dei fattacci di Milano e dintorni. Hanno qualche anno in più dei loro omologhi romani e si riuniscono intorno a musicisti trapper dai nomi fantasiosi come “Simba la Rue”, “Baby Gang”, “Baby Touché”. Anche in questo caso la loro “impresa” si riferisce a qualche tempo fa (per l’esattezza al luglio scorso), ma solo ora sono stati scoperti. Hanno gambizzato due senegalesi, responsabili di chissà quale “sgarbo”, in un’atroce logica di dominio del territorio.
Non sono nuovi alle azioni “belliche”. In perenne lotta tra loro, le gang dei trapper non si fanno scrupolo di usare pistole e coltelli. Proprio “Simba la Rue” era stato accoltellato tempo fa e della sua storia di violento irriducibile avevano parlato i giornali nell’agosto scorso.
Non meno selvagge delle baby gang romane, le bande milanesi sono per certi versi anche più pericolose. Innanzi tutto per la loro capacità di organizzazione e per l’esasperata fidelizzazione che riescono a suscitare nei loro membri. Il gip che conduce le indagini, Guido Salvini (è stato titolare dell’ultima inchiesta condotta suo tempo sulla strage di piazza Fontana), questo esperto giudice descrive gli appartenenti alla banda come gente caratterizzata da un «ego totalmente incluso» in quello del gruppo. Si sentono evidentemente una sorta di “soldati” e, come tali, si ritengono legittimati a compiere qualsiasi tipo di azione, risultando inoltre incapaci «anche solo di percepire il disvalore delle azioni criminose».
Ragazzi del genere sono dei veri e propri ordigni umani che girano per la città. Il dato più agghiacciante è la loro «assoluta astrazione dalla realtà». Quindi vuol dire che non intendono il senso vero di quello che fanno.
Già, l’astrazione dalla realtà. È in definitiva il tratto comune tra i baby gangster milanesi e quelli romani. Le persone che non sanno distinguere la realtà dall’immaginazione sono in delirio permanente. E, come tali, sono capaci di tutto.
Questo delirio è certamente il frutto malato del senso di appartenenza al gruppo, ma è anche il risultato perverso dell’abuso dei cellulari e della loro applicazione più devastante: la creazione di un mondo parallelo attraverso i social, un mondo fittizio che distrugge le menti e asciuga le anime.
Le baby gang sono in fondo sempre esistite, dal secondo ‘900 in poi, nelle realtà metropolitane dell’Occidente. Ma è l’irruzione della realtà virtuale a fare oggi la differenza rispetto al passato. Ed è il dato che più ci deve preoccupare.



