Discorso della Meloni a Vox. Ha denunciato “i veri mostri”. Ecco quali

martedì, 11 Ottobre 2022
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Cos’è che dà tanto fastidio del nuovo discorso della Meloni indirizzato a Vox? Da una parte, si dice è la riprova che la destra che si accinge a governare resta inaffidabile, impresentabile, nostalgica delle dittature. Dall’altra, comunicazione più sottile e furba, da una premier in pectore come lei, finita la campagna elettorale, ci aspettavamo un’uscita più moderata, istituzionale, inclusiva.

E poi, naturalmente servizi televisivi, articoli di giornale e dichiarazioni dei leader politici, tutti a senso unico. Lo abbiamo scritto più volte, la campagna di denigrazione preventiva e solo ideologica è partita immediatamente senza nemmeno aspettare la formazione del governo o i primi provvedimenti.
Una cosa è certa: il mainstream, con la sua nota forza mediatica, non darà mai tregua alla Meloni. L’analisi del suo sangue sarà una costante quotidiana.

Ripetiamo il mantra della sinistra che sentiremo ossessivamente: “Non è stata la destra a vincere, ma la sinistra a perdere”; dovendo accettare il responso democratico delle urne (per una sinistra abituata a governare senza mandato elettorale era il minimo), “si è trattato di un voto di protesta”, tanto per relativizzare, banalizzare, la vittoria di Fdi e dei suoi alleati; e infine, è cominciata la solfa di ciò che deve fare la destra per essere in linea con i tempi, secondo ovviamente la sinistra: altrimenti c’è la conferma che è illiberale.

Tradotto, la Meloni deve incarnare il lato destro del pensiero unico. Come strada obbligata. Pena il fallimento e una durata già prevista di appena un anno a Palazzo Chigi.

E quale occasione più ghiotta, quella di un discorso ritenuto ambiguo ed emblematico del pericolo anti-democratico che incombe sulle teste degli italiani, come il saluto a Vox?
Invece, la Meloni, ha fatto bene. Ha mantenuto il punto, dimostrando che sui valori non cederà (la destra deve fare la destra), alternando quella che sarà la sua gestione, fatta, come lei, di fermezza e apertura, identità e pragmatismo (si pensi infatti, alla opportunità di inserire figure tecniche nell’esecutivo).
E’ il presidente dei conservatori europei e ha tutto il diritto di salutare i suoi membri, accogliendo ogni filone, ogni sfumatura, ogni polifonia dei partiti che fanno parte del gruppo, indirizzandoli, come da discorso chiarissimo, verso un percorso di maturità democratica.
Questo è il senso del suo intervento, troppo alto per il circo mediatico italiano e per la solita strumentalizzazione politica.

La Meloni ha invitato a ignorare il mainstream radical e liberal, tanto i popoli non ci credono più. Ha invitato a non osannare l’impianto religioso della Ue, basato sul nulla, proponendo, anzi riproponendo l’Europa delle patrie. Giocando su un cortocircuito lapalissiano in un momento di crisi economica ed energetica come l’attuale: a forza di demonizzare i sovranismi, visti come egoismo nazionale, nazionalismo guerrafondaio, il finto federalismo di Bruxelles sta partorendo proprio il vero egoismo ad opera dei paesi egemoni, come la Germania, l’Olanda etc. E la stessa Ue sta manifestando la propria impotenza e indifferenza verso temi che sottovaluta, a differenza di altri temi su cui spinge molto: le armi a Kiev e l’ideologia Lgbt.

Il “non siamo mostri”, non vuol dire un auto-sdoganamento, un’autolegittimazione, ma la denuncia dei veri mostri: gli euroburocrati e i poteri forti di Bruxelles (che finiscono per far gli interessi della Cina).
Preoccupa il riferimento alla Polonia saltando l’Ungheria? E’ unicamente l’affermazione che esistono due idee di modernità. La sinistra deve accettarlo: non c’è soltanto la sua modernità e poi il medioevo, il male. Ma ci sono, si confrontano due idee legittime: una via globalista, laicista e una via identitaria, che ha una precisa concezione della vita, della famiglia, della tradizione religiosa, storica e culturale dei popoli.

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