Contro il caro bollette nasce “nonpossopagare.org”

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«Apprendo con piacere che la Regione Campania ha finanziato una misura per sostenere le imprese manifatturiere contro i rincari energetici. Ma perché i fornitori di servizi internet sono esenti? Così è una follia». Antonella Oliviero, imprenditrice del Beneventano nei settori tlc e tv, manifesta il suo disappunto per una situazione ormai intollerabile lanciando il movimento apolitico e apartitico “nonpossopagare.org«È una chiara provocazione contro l’indifferenza delle istituzioni, ma bisognava fare pur qualcosa e mobilitarsi. Il caro bollette ci sta uccidendo».

Signora Oliviero, quando ha deciso di lanciare il movimento?

«L’idea è nata ad agosto, qualche giorno dopo aver ricevuto le bollette del bimestre precedente. Ho constatato che per consumi inferiori allo stesso periodo dell’anno scorso ho ricevuto fatture con un importo di quattro volte superiore, che avrei dovuto pagare, tra l’altro, in prossimità delle scadenze fiscali di fine mese. Ora, in previsione di ulteriori aumenti in autunno, ho deciso di muovermi lanciando il movimento “nonpossopagare.org” rivolgendomi prima di tutto ai colleghi di Assoprovider, l’associazione alla quale appartengo, che raccoglie circa 250 operatori internet di prossimità che stanno fattivamente contribuendo a ridurre il divario digitale nelle aree più disagiate di questo Paese»

L’imprenditrice minaccia anche di spegnere le reti come forma di protesta verso la mancanza di soluzioni da parte delle istituzioni: «Stanno per chiudere migliaia di attività e nessuno si muove. Si danno supporti alle imprese manifatturiere, giustamente, ma come fanno a non rendersi conto che senza i fornitori di internet si blocca tutto il Paese? Perché non aiutare i provider come noi che lavorano per ridurre il “digital divide” nelle zone in cui i grandi operatori delle tlc non investono? Se non lo capiscono spegneremo le reti per farlo capire».

Come spiega l’aumento esponenziale delle sue bollette?

«Noi abbiamo uffici, studi televisivi e sistemi di trasmissione del segnale e le nostre antenne sono installate in zone impervie anche per servire poche famiglie, ma tutto ruota intorno all’erogazione di energia elettrica. L’aumento dei costi rischia di tagliare la nostra capacità di competere sul mercato. Quindi dovremmo aumentare gli abbonamenti ai nostri clienti che come detto sono per lo più famiglie, l’anello debole della catena.  Di contro, non possiamo tagliare il consumo di energia perché i nostri impianti lavorano 24 ore al giorno. “Nonpossopagare”, quindi, non significa che non voglio pagare, ma che sono nell’impossibilità di farlo. E non chiedo bonus o crediti d’imposta perché significherebbe accettare lo stato dei fatti».

Quali riscontri ha ricevuto la sua iniziativa?

«Molti. Intanto hanno aderito molti colleghi di Assoprovider, scrivendo sulla piattaforma che abbiamo creato, mentre nei prossimi giorni incontrerò altre associazioni di imprenditori alle prese con lo stesso problema. Sono stata contattata dalle redazioni delle più importanti trasmissioni televisive di approfondimento, ma non vanno al cuore del problema. Cercano il clamore e aspettano che io stacchi la rete per fare spettacolo. Invece c’è bisogno di risposte. Ci hanno detto e ripetuto che la modernizzazione dell’Italia passa dal potenziamento della rete internet. Durante la pandemia tutto sommato il nostro Paese ha retto grazie alla rete. Perché solo questo settore, dunque, non gode della giusta attenzione? Se si blocca internet si blocca a tutto: dal bancomat ai servizi di videosorveglianza alle attività dei Comuni. E mi creda, oggi c’è gente che rinuncerebbe a comperare il pane, ma non a collegarsi ai social. Io sono arrabbiata perché si urla troppo, mentre invece bisognerebbe stare in silenzio e operare altrimenti tutto continua come se nulla fosse. Va da sé che non desidero staccare la mia rete, ma se ciò fosse possibile, anche solo per mezz’ora, lo farò. Dopodiché in mancanza di risposte deciderò di chiudere la mia impresa e la responsabilità dei miei dipendenti andrà in capo allo Stato».

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