Ucraina e Italia. L’ambiguità della pace, della guerra e delle sanzioni

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Nelle parole di lunedì del capo dello Stato Sergio Mattarella c’è tutto il difficile momento che sta attraversando l’Italia. Dramma, al momento senza via d’uscita, che ruota intorno a come modulare o rimodulare il rapporto con l’Europa e l’atteggiamento vero da assumere verso la guerra in Ucraina.

Perché è indubbio che le nostre scelte politiche e istituzionali stiano avendo terribili ricadute. Ma se quelle politiche, ancorché forse eterodirette in parte, riguarderanno il futuro governo Meloni, quelle istituzionali attengono direttamente al presidente della Repubblica, nella sua importante veste di traghettatore, motivatore, garante degli interessi nazionali.
Ma proprio sul diverso concetto di interesse nazionale il dibattito è aperto.

Cosa si intende esattamente per sovranità, quando siamo storicamente in presenza di apparati statuali che non battono moneta, non sono proprietari delle loro fonti energetiche, delle loro infrastrutture, del loro agro-alimentare e della loro economia, in mano alle multinazionali e alla legge ferrea dei mercati e della finanza internazionale (si legga privatizzazioni)?
Mattarella, nel suo intervento davanti ai Cavalieri del Lavoro, ha detto esplicitamente che “la Ue ha il dovere di dare una risposta unitaria e coerente”. Cosa che Bruxelles non sembra voler dare, a partire dal prezzo del gas (su cui ha battuto la testa perfino Draghi), bloccata com’è, dall’evidente timore di reiterare quella strategia solidale che durante la pandemia, l’ha portata a smentire, sospendere, i famosi parametri economici, che sono il piatto forte dei paesi rigoristi, i quali, a loro volta, guarda caso, stanno brillando ora proprio per “sovranismo cinico”, speculando sul gas (Olanda), o avviando politiche protezionistiche a loro unico vantaggio (Germania).

Ma il vulnus dal quale non si esce è esplicitato dal seguito del discorso e tocca il tema della pace: “Il percorso per costruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino”.
Purtroppo tali parole, risultano pericolosamente astratte e di fatto funzionali alla geopolitica e alla narrazione americana della guerra.
E’ ovvio che ci sia stato un aggredito e un aggressore. A parte, il diritto internazionale andava rispettato e tutelato fin dal 2014, quando i russofoni del Donbass sono stati massacrati dagli ucraini. In quel caso nessuna organizzazione internazionale è intervenuta, nessuno ha parlato di diritto violato. Tutti colpevolmente silenti. E la ragione è chiara: su quella terra si stava e si sta giocando una partita molto più ampia e complessa della semplice tutela della terra ucraina e della contrapposizione militare. Da un lato, l’egemonia dell’approvvigionamento delle risorse energetiche e minerarie di cui l’Ucraina è ricchissima, e che hanno fatto gola prima alla Russia (fin dai tempi dell’Urss), oggi agli Usa, per le medesime motivazioni; dall’altro, l’avanzata, certamente non difensiva della Nato, ma offensiva (postura riconosciuta anche da papa Francesco).

La verità è che gli Usa, come al tempo della guerra fredda, considerano la Russia, il nemico da annientare. E non hanno mai digerito la ripresa economica, politica, internazionale e la penetrazione occidentale di Putin, credendo che sarebbe rimasta debole e innocua, come sotto Boris Eltsin.
Quindi, Mattarella afferma una pace non ideologica, come i pacifisti nostrani, ma pragmatica, che però rischia di far rima col prolungamento della guerra, sicuramente con nuove sanzioni e con l’ulteriore invio di armi a Kiev (uno dei primi appuntamenti della Meloni).

Infatti, nel finale del suo intervento, il capo dello Stato, ribadendo la necessità di una solidarietà europea, nella sostanza ha confermato la legittimità delle sanzioni e il sostegno alla resistenza ucraina, pur sollecitando Bruxelles a trovare quel coraggio per intervenire sul fronte del gas.
Ma il dubbio che la nostra crisi nasca proprio dagli effetti delle sanzioni, viene? O che, per aderire fideisticamente a impostazioni di principio, non si sia tenuto conto dei reali interessi italiani, che i cittadini pagheranno con un lockdown energetico, col caro bollette e con una povertà crescente?

Messa così non si arriverà mai a negoziati di vera pace. Si prolungherà sine die una guerra, causata da Putin, ma che vogliono continuare soprattutto gli americani e Zelensky, il cui vero obiettivo, come già detto, è l’eliminazione di Putin, in quanto simbolo di un imperialismo che cozza con l’imperialismo dell’impero del bene. In pratica, unilateralismo a guida Usa vs multipolarismo, con più leadership (Usa, Ue, Russia, Cina etc).
Il quadro è fosco, non solo per noi. Il nuovo governo Meloni dovrà affrontare tutti questi dossier lasciati aperti (volutamente?)

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