Finalmente un po’ di lotta di classe vecchio stile; in questo mondo post-ideologico in cui il capo della Cgil Landini apre all’ex missina Meloni e si dice interessato a parlare con Salvini purché si abbassi di nuovo l’età pensionabile il numero uno di Confindustria riporta un po’ di ordine difendendo gli industriali contro la massa di poveri che rischiano di “rubare” risorse pubbliche alle imprese.
Va bene, abbiamo un po’ semplificato, ma non siamo andati lontani dalla realtà. Parlando ieri all’assemblea di Unindustria Calabria Bonomi ha detto infatti che nello scenario attuale, caratterizzato da un caro bollette di fronte al quale ci siamo fatti trovare impreparati, “tutte le risorse vanno messe a difesa dell’industria. Non per una questione corporativa, ma perché Io dicono i numeri: perché senza industria non c’è l’Italia, è un fatto di sicurezza nazionale, come è stato evidente durante la pandemia».
Risorse che però la Caritas, presentando l’altroieri un rapporto sulla povertà in Italia che sembrava un bollettino di guerra, reclamava per quei sei milioni di italiani (uno su dieci!) che vivono in uno stato di povertà assoluta. Un numero esploso rispetto al 2007, quando erano appena 1,8 milioni, che è tanto più inquietante perché colpisce soprattutto i giovani, smentendo le chiacchiere più diffuse che vedrebbero gli anziani più a rischio povertà. Al contrario, tra gli over 65 il tasso di povertà assoluta è del 5,3%, molto al di sotto della media.
È ovvio quindi che torni di attualità il tema del Reddito di Cittadinanza, visto come fumo negli occhi in viale dell’Astronomia ma che, agli occhi della Caritas, più che tolto di mezzo andrebbe fortemente rivisto per aiutare chi povero è davvero. Attualmente “il Reddito di cittadinanza – viene spiegato dal presidente della Cei Matteo Zuppi – è percepito da 4,7 milioni di persone ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti”. Insomma, nella migliore delle ipotesi il Reddito “spara” le risorse a disposizione con una pessima mira, destinandone anche a chi non ne ha bisogno ma ignorando la metà di chi ne avrebbe davvero diritto. La mediazione sulla questione toccherà, ovviamente, alla Meloni, che del tema in campagna elettorale ha preferito parlare il meno possibile, in quanto quello del RdC è forse uno dei più divisivi nell’elettorato, soprattutto nel Nord Est dove FdI è stata impegnatissima drenare voti alla Lega.
Ma ora che è cominciata la solita corsa alla diligenza dei fondi pubblici la futura inquilina di Palazzo Chigi dovrà farsi carico della distribuzione, sapendo che Confindustria reclamerà per le aziende la parte del leone, con la scusa che se soffrono le aziende alla lunga soffre tutto il Paese. E se i soldi non dovessero bastare Bonomi è pronto a farsi andar bene persino uno scostamento di bilancio, finora negato da Draghi e Franco. È su queste sfide, finite le pantomime con Berlusconi e le sue bottiglie di vodka che funzionano bene per riempire di folklore le prime pagine dei giornali ma poi non lasciano traccia, che la Meloni dovrà misurare la sua capacità di leadership del centrodestra e soprattutto di governo di un Paese sempre più in difficoltà. Se non altro Bonomi, con le sue parole ruvide, ha ricordato che sono questi, e non i posti di governo per Casellati e Ronzulli, i temi da affrontare nei prossimi mesi.



