Crolla un’ala dell’Università di Cagliari fortunatamente senza gravi conseguenze. Infatti non ci sono né vittime, né feriti, soltanto tanta paura. Un vero miracolo, poteva essere l’ennesima tragedia, in un Paese dove purtroppo situazioni del genere sono sempre più all’ordine del giorno.
Ad essere crollata è una parte della struttura che ospitava in passato la facoltà di Geologia e che, da qualche anno, era invece utilizzata come laboratorio di lingue straniere. L’università fino alle 20 era ancora frequentata da diverse persone. Il disastro è avvenuto attorno alle 21:50 e sono stati gli universitari che abitano nella casa dello studente, poco distante dall’università, a dare l’allarme. Quindi è stata davvero una circostanza fortuita, se il crollo fosse avvenuto due ore prima oggi probabilmente avremmo avuto diversi studenti da piangere. Fortunatamente il fattore tempo ha giocato un ruolo decisivo scongiurando il peggio.
L’edificio è collassato su se stesso e sono rimaste in piedi solo la parte inferiore della facciata e le colonne portanti che tenevano la struttura attaccata ad un’altra costruzione. Sembra che la stabilità dell’edificio fosse stata controllata di recente e non avesse dato segni di criticità.
L’associazione studentesca Reset Unica ha organizzato un presidio di protesta davanti al rettorato in via Universita’ per rivendicare “il diritto allo studio senza il rischio di morire schiacciati dalle macerie mentre facciamo lezione”.
Non si può non restare sconcertati e non ci può certo consolare il fatto che fortunatamente il crollo è avvenuto a lezioni terminate e a locali ormai chiusi. La realtà vera è che si rischia di perdere la vita in quei luoghi dove la sicurezza dovrebbe essere al primo posto, ovvero le scuole e appunto l’Università. Ora saranno le indagini della magistratura a chiarire le cause del crollo e a stabilire se i controlli di sicurezza sono stati svolti a regola d’arte, visto che nessuno aveva riscontrato anomalie.
Il bello è che l’Italia casca a pezzi mentre si litiga su come investire i fondi del Pnrr, l’intervento finanziario pari a 191,5 miliardi di euro concessi dall’Europa all’Italia per aiutarci a ripartire dopo i disastri economici causati dalla pandemia. 24,9 miliardi sono stati già erogati un anno fa, nell’agosto del 2021 a titolo di prefinanziamento pari al 13% dell’importo totale. Il 13 aprile scorso la Commissione Europea ha versato la prima rata di 21 miliardi di cui 10 in sovvenzioni e 11 in prestito. Il 27 settembre poi la Commissione Europea ha pure espresso una valutazione preliminare positiva sul raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi previsti per il primo semestre del 2022, valutazione che consentirà lo sblocco della seconda rata. Altri 21 miliardi nelle Casse dello Stato.
Ma come saranno spesi questi soldi? Ecco il piano approvato dall’Europa:
59,5 miliardi nel green: energie rinnovabili, efficienza energetica degli edifici, filiera dell’idrogeno, infrastrutture idriche, investimento nel riciclo dei rifiuti;
40,3 miliardi nella digitalizzazione: Piano Italia 5G, connettività, infrastrutture digitali;
30,9 miliardi in istruzione e ricerca: risanamento degli edifici scolastici, riforma dell’orientamento, dei corsi di laurea e dei dottorati garantendo un miglior passaggio dall’università al mondo del lavoro, supporto agli studenti con aumento dei posti letto in studentato e incremento delle borse di studio;
25,4 miliardi in infrastrutture e mobilità sostenibile: trasporto ferroviario regionale, sistema portuale, alta velocità, digitalizzazione della catena logistica;
19,8 miliardi in inclusione e coesione: progetti a favore di disabili, minoranze, donne, giovani e Mezzogiorno;
15,6 miliardi in salute: investimento nella sanità di prossimità sparsa nel territorio, assistenza domiciliare potenziata, telemedicina, assistenza remota, aggiornamento del parco tecnologico e delle attrezzature per diagnosi e cura.
A leggere questo elenco così ricco e dettagliato c’è da restare meravigliati per la mole di interventi previsti, salvo poi guardarsi intorno e scoprire che un intero edificio scolastico può sgretolarsi come un castello di sabbia mentre all’esterno si discute di digitalizzazione, green economy, intelligenza artificiale ecc. Qualcuno ha visto il previsto risanamento degli edifici scolastici? O bisogna aspettare che le scuole e le università crollino per intervenire? Quanti edifici sono stati risanati e messi in sicurezza?
E l’Italia è purtroppo ridotta così, non da oggi, ma da decenni. Perché nel corso degli anni di investimenti ne sono stati promessi tanti, di soldi ne sono stati stanziati in abbondanza; dopo ogni emergenza o tragedia abbiamo sentito dichiarare che “mai più dovranno ripetersi simili sciagure”, salvo poi scoprire per esempio che a distanza di cinquant’anni non è stata mai completata la ricostruzione dell’Irpinia devastata dal terremoto. E che basta una bomba d’acqua per mettere in ginocchio interi paesi, far straripare fiumi e torrenti, allagare e distruggere centri abitati, case, negozi, raccolti, perché magari i lavori di messa in sicurezza degli argini non sono mai partiti pur essendo stati approvati e pure finanziati a scopo preventivo.
E adesso quest’ultimo crollo che poteva essere l’ennesima tragedia. In questo caso non c’è stato un evento avverso cui affidarsi per giustificare quanto avvenuto, una scossa di terremoto, un’alluvione, un qualcosa cui aggrapparsi per imprecare contro il destino cinico e baro: tutto è avvenuto all’improvviso, senza una spiegazione plausibile, in una serata normale come tante altre, dimostrando la fragilità di un luogo che dovrebbe essere prima che efficientato energicamente, prima che munito delle apparecchiature più tecnologicamente avanzate, prima che arricchito di nuovi orientamenti e discipline, reso stabile e sicuro per chi ci sta dentro; per studenti che giustamente non si sentono più al sicuro e scendono legittimamente in piazza per il loro sacrosanto diritto di studiare senza la paura di rimanere sotto le macerie vedendosi crollare addosso tutto l’edificio. E vai a capire lo stato d’animo di chi fino ad un’ora prima stava dentro quelle aule e ha rischiato di lasciarci le penne se disgraziatamente l’incidente fosse avvenuto in anticipo.
Altro che Pnrr, altro che investimenti, altro che ripresa e resilienza, l’Italia è un colabrodo e non perché c’è stato il Covid, ma perché manca tutto, non l’intelligenza artificiale ma la semplice capacità di tenere in piedi un edificio o di prevenire un’alluvione dopo che si è già verificata con le stesse identiche cause. E quali prospettive ci sono per il futuro? Quali concreti investimenti sulle cose ovvie, prima ancora che su progetti faraonici che altro non sono che il prodotto dell’ideologia ambientalista, globalista e multiculturalista dell’Europa? E la giustificazione del rettore circa la regolarità dei controlli e la non rilevazione di anomalie nella stabilità strutturale, rischia di aggiungere al danno pure la beffa.



