Salvi 140 «ospiti» della Sfattoria degli ultimi. Cosa è cambiato

mercoledì, 19 Ottobre 2022
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Prima settimana di agosto, milioni di italiani spiaggiati sulle autostrade e nonostante il bollettino nero, la macchina dello stato non va in vacanza.

Tant’è che nonostante l’esodo estivo, l’Asl Rm1 ha ordinato l’abbattimento di circa 140 «ospiti» della Sfattoria degli ultimi di Emanuele Zacchini per contenere la diffusione della peste suina africana a 13 chilometri di distanza.

I gestori e i volontari che da più di un anno e mezzo si adoperano per il sostentamento, le cure e il benessere di questi animali sono disperati e chiedono aiuto a tutte le persone di buon cuore e coscienza. Gli animali nonostante siano tutti sani e non abbiano mai avuto una problematica, sono stati sottoposti agli stessi identici protocolli destinati agli allevamenti della carne.

La Sfattoria Degli Ultimi è un rifugio per maiali salvati da condizioni di maltrattamento e cinghiali inurbati che avrebbero potenzialmente creato problemi alla comunità e che pertanto sarebbero stati abbattuti secondo i protocolli vigenti.

Sito a Roma, nelle campagne a nord della capitale, il rifugio ospita più di cento animali in 5000 metri di giardino e due enormi stalle. Gli animali sono tutti censiti presso la Asl Rm1 e tutti microchippati in quanto registrati come animali non DPA (non destinati ad uso alimentare).

Fortunatamente la sensibilità degli italiani non è indifferente a certe dinamiche assurde, infatti con la piattaforma change.org, Emanuele Zacchini ha lanciato una petizione e l’ha diretta a Roberto Speranza (Ministro della Salute), Angelo Ferrari (Commissario Straordinario per la peste suina), Nicola Zingaretti (Presidente Regione Lazio) e Sabrina Alfonsi (Assessora all’Agricoltura Comune di Roma), raccogliendo un totale di 254.715 sostenitori per salvare dall’abbattimento i 140 ospiti della struttura.

Il 10 ottobre il TAR ha accolto il ricorso del rifugio annullando di conseguenza l’ordinanza dell’Asl Rm1 del 8 agosto per contenere la peste suina. I giudici del TAR l’hanno giustificato «in quanto illegittimo per contraddittorietà, difetto di istruttoria e difetto di motivazione».

Ha inoltre dato voce agli avvocati della struttura secondo cui l’Asl e le amministrazioni non avevano preso adeguatamente in considerazione il regolamento europeo 687/2020 che ammette deroghe a determinate misure di controllo delle malattie e all’obbligo di abbattimento nei casi in cui si tratti di «animali di elevato valore genetico culturale o educativo giustificato».

La Asl si è ritrovata a riesaminare la vicenda dopo aver svolto ulteriori approfondimenti necessari. I giudici hanno lasciato trasparire il fatto che «l’applicazione di misure generali potrebbe avere conseguenze indesiderate».

La pronuncia stessa ha evidenziato come «sulla base di una ponderata e motivata valutazione, la Sfattoria degli ultimi (…) rivesta effettivamente un’elevata funzione educativa e culturale, rilevante ai fini del riconoscimento della deroga invocata. E, infatti, attraverso l’attività di salvataggio e cura di animali in difficoltà e quindi di tutela degli stessi, si educa al valore del rispetto per gli animali».

Tale principio si impone alla luce del riconoscimento formale che il valore della tutela degli animali ha trovato nel nuovo articolo 9 della Costituzione a seguito delle modifiche apportate con la legge costituzionale 11 febbraio 2002, n. 1, nella parte in cui dispone che la «tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

Pertanto le amministrazioni contro cui era stato presentato il ricorso, l’Asl Rm1, il Commissario straordinario per la peste suina del ministero della Salute e la Regione Lazio, avranno 60 giorni di tempo per fare appello contro la sentenza.

Di Mark Paolo Cudal

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