E’ nato il governo Meloni, il primo della storia d’Italia ad essere guidato da una donna. Un governo che già dalla prima uscita si può definire di destra: almeno nel linguaggio. E non è vero che cambiare i nomi non vuol dire nulla, perché le rivoluzioni partono anche da una diversa terminologia e ogni parola ha una storia, un significato, un valore, esprime un pensiero, un concetto, un’identità.
Ascoltando l’elenco dei ministri salta subito agli occhi il cambio di denominazione di alcuni ministeri, fatto questo che dimostra chiaramente l’impronta identitaria che Giorgia Meloni intende dare al suo esecutivo. E se le parole hanno un significato allora l’impronta di destra c’è e si vede pure.
Al ministero della Famiglia e delle Pari Opportunità è stata aggiunta la denominazione “ministero della Natalità” tema da sempre caro alla destra. E se la Meloni ha sempre assicurato in campagna elettorale che non intende toccare la legge sull’aborto, è altresì assicurata un’attenzione speciale per il problema del calo demografico, con politiche attive rivolte ad incentivare la nascita di nuovi figli; il che certamente non porterà ad allargare le maglie della 194 o a sostenere le famiglie Lgbt. Probabilmente molti storceranno la bocca, avranno da ridire e non mancherà chi ci vedrà dietro pure un retroterra anti-abortista, omofobo, un tentativo di compiacere il mondo cattolico conservatore. Di certo il fatto che il termine natalità vada a comporre la denominazione del dicastero è già un fatto rivoluzionario.
Il ministero dell’Agricoltura, fino ad oggi chiamato delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha assunto la denominazione di “ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare”. Anche questo termine vuol dire molto, visto che la destra da anni si batte per la difesa dei prodotti tipici nazionali, e si oppone ai tentativi dell’Europa di imporci regole in ambito alimentare, condizionando pesantemente le nostre produzioni agro alimentari e favorendo l’invasione delle merci estere sui nostri mercati, esponendoci ad una difficile concorrenza. Il termine sovranità è di buon auspicio per una stretta al globalismo alimentare e per l’avvio di una politica di valorizzazione delle nostre risorse.
Poi c’è lo Sviluppo economico che diventa “ministero per le Imprese e il Made in Italy” e anche qui appare chiaro il concetto sovranista che sta dietro questa denominazione, con l’obiettivo evidente di salvaguardare le imprese e i marchi nazionali, mettendo fine, si spera, all’acquisto selvaggio delle industrie nostrane da parte delle compagnie e delle multinazionali straniere.
E ancora: non può non saltare agli occhi la denominazione introdotta per il Ministero dell’Ambiente che si chiamerà anche “per la Sicurezza energetica”, terminologia che va dunque ben oltre la semplice transizione energetica. Anche qui il messaggio è chiaro: il nuovo governo non perseguirà politiche ambientaliste correndo dietro all’ideologia gretina, ma politiche in grado di garantire agli italiani una sicurezza in campo energetico, sia a livello di produzione che di costi.
Natalità, sovranità, sicurezza, made in Italy e infine merito. Eh sì, perché il Ministero dell’Istruzione si chiamerà anche “Ministero al Merito” altra parola chiave della destra. E se il governo vuole davvero imprimere un’inversione di tendenza deve iniziare proprio dalla scuola, per fare in modo che la meritocrazia torni centrale nei processi educativi e contribuisca a formare future generazioni all’insegna della competenza e della responsabilità. E parlare di merito in una società che da troppo tempo ha perso il significato di questa parola, vedendo tanti cervelli fuggire all’estero per la mancanza di opportunità, è già un segnale dirompente.
Ma chi sono i nuovi ministri?
Antonio Tajani sarà ministro degli Esteri e vicepremier. Matteo Piantedosi ministro dell’Interno, Carlo Nordio ministro della Giustizia, Guido Crosetto ministro della Difesa, Giancarlo Giorgetti ministro dell’Economia, Adolfo Urso ministro delle Imprese e del Made in Italy, Giuseppe Valditara ministro dell’Istruzione e del Merito, Francesco Lollobrigida ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Gilberto Pichetto Fratin ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Matteo Salvini ministro delle Infrastrutture e vicepremier, Marina Calderone ministro del Lavoro, Annamaria Bernini ministro dell’Università e della Ricerca, Gennaro Sangiuliano ministro della Cultura, Orazio Schillaci ministro della Salute, Daniela Santanchè ministro del Turismo. Meloni proporrà inoltre la nomina di Alfredo Mantovano a sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Poi ci sono i ministri senza portafoglio: Luca Ciriani ministro per i Rapporti con il Parlamento, Paolo Zangrillo ministro per la Pubblica Amministrazione, Roberto Calderoli ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Sebastiano Musumeci, ministro per le Politiche del mare e per il Sud, Raffaele Fitto ministro per gli Affari europei, per le politiche di coesione e il Pnnr, Andrea Abodi ministro per lo Sport e i Giovani, Eugenia Maria Roccella ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Alessandra Locatelli ministro per la Disabilità, Maria Elisabetta Alberto Casellati ministro per le Riforme Costituzionali.
Fratelli d’Italia dunque si becca la fetta più ampia con nove ministri tutti fedelissimi della neo premier, Nordio, Crosetto, Urso, Lollobrigida, Santanché, Ciriani, Musumeci. Fitto, Roccella. Segue la Lega con cinque ministri, ovvero Salvini, Giorgetti, Valditara, Calderoli e Locatelli, (tre di stretta osservanza salviniana più Giorgetti). Cinque anche a Forza Italia con Tajani, Zangrillo, Bernini, Pichetto Fratin e Casellati. Non compaiono ministri di Noi Moderati, ad iniziare dallo scontatissimo Maurizio Lupi, il che fa supporre che per i centristi ci potrà essere una compensazione a livello di sottosegretari.
Cinque infine anche i tecnici, con la squadra composta dal prefetto Matteo Piantedosi, considerato vicinissimo a Salvini e suo stretto collaboratore al Viminale ai tempi del Conte 1, Marina Calderone presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro molto vicina a Giorgia Meloni, Gennaro Sangiuliano, giornalista ed ex direttore del Tg2 da sempre schierato a destra, Orazio Schillaci rettore dell’Università di Tor Vergata, Andrea Abodi presidente dell’Istituto per il Credito sportivo e manager.
Oggi il giuramento al Quirinale e poi da domani tutti al lavoro con il passaggio di consegne fra Draghi e Meloni e il primo consiglio dei ministri. La prossima settimana il dibattito alle Camere e la fiducia. Una nuova era politica è iniziata e, gufi a parte, starà al centrodestra dimostrare di aver meritato la fiducia degli italiani.



