Meloni cerca l’empatia degli italiani: «Stravolgerò i pronostici»

martedì, 25 Ottobre 2022
4 minuti di lettura

Giorgia Meloni si propone di stupire gli italiani. «Sono la sfavorita che stravolge i pronostici», afferma tra gli applausi dei deputati della maggioranza al termine del suo discorso programmatico alla Camera.

Quella del presidente del consiglio è la rivendicazione orgogliosa del suo percorso umano e politico, il percorso di una donna che si è fatta strada da sola e che proviene da un mondo rimasto per lungo tempo ai margini della vita politica nazionale. La Meloni punta all’effetto empatia con gli italiani.

Il privato che diventa politico: ecco, è questa la cifra migliore per interpretare il fluire delle sue parole durato oltre un’ora nell’aula di Montecitorio. Chi l’ha ascoltata se ne è accorto nella passione che ha messo nei passaggi decisivi del suo discorso, nelle frequenti chiamate all’applauso. Che è sempre arrivato, e anche, in qualche caso, dall’apposizione, come nell’omaggio alle Forze Armate e a quelle dell’ordine, nel richiamo a Borsellino e ai martiri nella lotta alla mafia, nella citazione di Papa Francesco prima e a Papa Wojtyla nelle battute finali della sua prolusione.  Applausi anche nell’omaggio alle popolazioni delle Marche colpite dall’alluvione e nella condanna delle leggi razziali del 1938, una «vergogna per l’Italia».

L’emozione, l’empatia, l’immedesimazione servono alla Meloni per creare consenso intorno a sé e per tentare di spuntare le armi all’opposizione, non solo a quella parlamentare, ma anche a quella interna, come dai segnali di nervosismo emersi in questi giorni sia da Forza Italia sia dalla Lega.

La premier  prova a disattivare il conflitto non solo con il cuore, ma anche con la mente, con un discorso ad ampio raggio e di alto profilo, che però pronuncia rimanendo con i piedi bene piantati in terra. Meloni sa che siamo nel «pieno di una tempesta» e che la traversata sarà difficile. «Eravamo consapevoli del macigno che ci stava capitando sulle spalle», ma, ricorrendo alla classica immagine retorica della nave Italia, si dice convinta che si tratta «di un’imbarcazione è solida e alla quale nessuna meta è preclusa».

Piedi bene piantati in terra nei rapporti con l’Europa e con la Nato: «Andremo a testa alta in questi consessi, con spirito costruttivo, ma senza complessi d’inferiorità». Il (la) presidente del Consiglio manda un segnale rassicurante a Washington impegnandosi a sostenere la «lotta del popolo ucraino contro l’invasione della Federazione russa».

Ma i messaggi tranquillizzanti sono rivolti soprattutto a Bruxelles per quanto riguarda la politica economica. Non ci saranno «avventurismi finanziari più o meno creativi», dice mentre il nuovo capo del Mef, Giancarlo Giorgetti, prende appunti con espressione seria. Per quanto riguarda il Pnrr, la premier non fa il minimo accenno alla possibilità di rivederlo. Anzi, si tratta di un’ «opportunità straordinaria per modernizzare l’Italia». Un’opportunità da cogliere con un «approccio pragmatico e non ideologico».

Vuole disattivare i possibili conflitti, Giorgia Meloni, ma il suo non è affatto un discorso buonista. La premier ribadisce tutti i punti su cui è stata criticata nei mesi scorsi, a partire dalle riforme costituzionali. Conferma che la sua preferenza è per un sistema semipresidenziale, ma si dice pronta al «confronto» e aperta anche ad «altre soluzioni». Il riferimento indiretto forse è al premierato, idea difesa da Matteo Renzi e dal terzo polo. Staremo a vedere, soprattutto se partirà l’iniziativa di una nuova bicamerale, come qualcuno ha fatto trapelare in questi giorni.

Apertura di dialogo non vuol dire però condiscendenza: «Non rinunceremo a riformare l’Italia, anche se ci dovessimo trovare di fronte a opposizioni pregiudiziali». Fa capire in sostanza che è pronta ad andare eventualmente al referendum confermativo, pur se si tratta di un passaggio ad alto rischio, come si è visto con Renzi, che ci ha rimesso Palazzo Chigi. D’altronde, si dice comunque decisa a portare avanti le sue idee anche a «costo di non essere capita o rieletta».  Dunque niente potere per il potere. E anche questo è un bell’avvertimento rivolto a tutti, sia agli avversari sia agli alleati.

Giorgia Meloni mantiene il punto anche sulla politica economica. Flat tax per i redditi incrementali di tutti e per i lavoratori autonomi fino a 100mila euro all’anno (attualmente è di 60mila). Quanto al reddito di cittadinanza, conferma la volontà di rivederlo, concedendolo solo a chi ne ha bisogno e non a chi, pur potendo lavorare, non lo fa. «La povertà non si combatte con l’assistenzialismo ma creando lavoro», afferma citando l’attuale Pontefice.

Altro obiettivo confermato è l’abbattimento del cuneo fiscale di almeno 5 punti. E poi segnali di apertura al mondo imprenditoriale.  «La ricchezza la creano le imprese non lo Stato con editti e decreti». Lancia il motto di «non disturbare chi vuole fare». Promette  lotta serrata all’evasione fiscale, ma avverte che «vera lotta all’evasione non vuol dire caccia la reddito». Gratifica l’alleato Salvini promettendo la «tregua fiscale» e la «flessibilità in uscita» in materia previdenziale.

Conferma delle sua posizioni di sempre anche sul fronte della lotta all’immigrazione clandestina. «In Italia non si entra illegalmente». Giorgia trova pure  il modo di accennare al contestatissimo «blocco navale». Occorre «fermare le partenze illegali» in accordo con i paesi rivieraschi e con le organizzazioni internazionali. Parla anche della necessità di riformare la giustizia e di combattere la piaga dei suicidi in carcere.

Non rinuncia inoltre, la premier che attende la fiducia della Camera, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa, come quando dice che, in materia di diritti civili e aborto, «vedremo alla prova dei fatti chi diceva la verità». Il riferimento è alle polemiche scatenate in questi ultimi giorni dal Pd. La Meloni difende il termine di “natalità” aggiunto alla denominazione del ministero della famiglia. L’obiettivo è quello di scongiurare la «glaciazione demografica» che incombe sull’Italia.

Ma il passaggio più forte è sui «ragazzi innocenti uccisi a colpi di spranga in nome dell’antifascismo militante». Il pensiero è a Sergio Ramelli e agli altri giovani militanti di destra caduti nei decenni passati. È una delle rivendicazioni identità più evidenti, insieme alla dichiarazione di orgoglio per aver compiuto gran parte del suo percorso politico nelle organizzazioni giovanili della «destra democratica». Dice anche di provare simpatia per i giovani che si apprestano a manifestare contro il suo governo.

Alla fine del discorso, la parola ricorrente, quasi il filo conduttore, non risulterà “sovranità” (la pronuncia solo due volte) ma “libertà”. E, proprio con la libertà, Giorgia Meloni chiuderà la sua prolusione. Il richiamo è a Giovanni Paolo II, per il quale –dice-  «libertà non è il diritto di fare quello che si vuole ma quello che si deve».

L’opposizione non ha gradito. Il Pd parla di discorso «identitario». Ma la Meloni è decisa a «ribaltare il pronostico», a partire dai gufi che vorrebbero farla cadere alla prima occasione. La premier dice che «l’orizzonte è come sarà l’Italia tra dieci anni».

È questa la sua ambizione? Se è così, in tanti faranno gli scongiuri. Non solo tra i ranghi dell’opposizione, ma all’interno della sua stessa maggioranza.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.