Regionali nel Lazio, i nomi in campo e le possibili alleanze

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Il successore di Nicola Zingaretti alla guida della Regione Lazio sarà probabilmente eletto il 5 febbraio. Il governatore si dimetterà dopo il 3 novembre optando per il seggio in Parlamento e aprirà quindi la strada alle elezioni anticipate in inverno.

Zingaretti in questi anni era riuscito a creare un campo largo di centrosinistra, operazione che invece Letta ha fallito a livello nazionale favorendo la netta vittoria del centrodestra il 25 settembre. Il risultato delle regionali nel Lazio è stato spesso determinato dal vento politico nazionale, e il centrodestra è riuscito a conquistare il governo, prima con Storace poi con la Polverini, proprio quando la coalizione era ai massimi elettorali in Italia. Con il risultato delle ultime elezioni politiche e con Fratelli d’Italia data dai sondaggi in costante ascesa, il rischio che possa esserci un ribaltamento alla Pisana è molto concreto.

E’ per questo che i maggiorenti del centrosinistra nel Lazio stanno facendo di tutto per mantenere unito il campo largo e tenere dentro tutti, dal Pd al Movimento 5Stelle fino al Terzo polo e alla sinistra ambientalista di Fratoianni e Bonelli. Un esperimento che è perfettamente riuscito a Zingaretti che aveva saputo farsi garante delle varie anime che componevano la sua maggioranza. Tutto dipenderà da chi sarà chiamato ora a guidare la coalizione.

I dirigenti laziali dei vari partiti sarebbero orientati a mantenere l’unità, ma i vertici nazionali non sarebbero dello stesso avviso.

Sul fronte 5Stelle c’è Roberta Lombardi che sta lavorando attivamente per la candidatura dell’attuale vicepresidente Daniele Leodori che in questi anni è stato il grande mediatore fra Pd e 5S, oltre che il regista dell’ingresso dei pentastellati nella giunta Zingaretti. L’intesa a livello locale dunque sarebbe già fatta, se non fosse che a livello nazionale Giuseppe Conte continua ad alzare paletti paventando la possibilità che il Movimento possa correre da solo, candidando alla presidenza Stefano Fassina e quindi svuotando il Pd da sinistra.

In realtà i rumors parlano di contatti molto stretti fra il leader 5Stelle e il grande stratega Goffredo Bettini, uomo forte del Pd a Roma e nel Lazio, per chiudere un accordo che consenta di ricostruire l’alleanza con i pentastellati un po’ ovunque partendo proprio dalla Pisana. Del resto Bettini è stato operativo già alle ultime politiche tentando di scongiurare in extremis la rottura con i grillini, impresa non riuscita ma che comunque ha permesso di intensificare i rapporti e il dialogo con Conte che pare non si sia mai interrotto nemmeno durante la campagna elettorale. E se la ricucitura non è riuscita a livello nazionale, Bettini non intende vanificarla a nessun costo nel Lazio. Il problema è che Conte non vuole sedersi al tavolo con Letta e aspetta che il prossimo congresso elegga un nuovo segretario. I pentastellati tifano per Elly Schlein che considerano più affidabile di Bonaccini e molto più vicina per ideologia e sensibilità culturale ai temi cari al Movimento. Ma le elezioni come detto ci saranno a febbraio e quindi non è possibile attendere lo sviluppo della fase congressuale. Pare che Bettini stia lavorando ai fianchi il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, l’unico che potrebbe riuscire nell’impresa di mettere d’accordo tutti. Ma se il diretto interessato nei mesi scorsi aveva accarezzato con una certa soddisfazione l’idea di succedere a Mattarella come presidente della Repubblica su proposta del Pd, l’ipotesi di succedere a Zingaretti non lo lo troverebbe particolarmente entusiasta.

I 5Stelle poi devono fare i conti con la scheggia impazzita Virginia Raggi che minaccia di scedere in campo e non vuole accordi con il Pd, memore dell’ostilità che ha portato i dem a non prendere in alcuna considerazione la possibilità di sostenerla per un secondo mandato al Campidoglio. E in più la Raggi è da sempre in pessimi rapporti con la Lombardi e da tempo è anche in rotta di collisione con Conte; è però in ottimi rapporti con Beppe Grillo che a quanto pare sarebbe sempre più estraneo al Movimento contiano. Se ne è avuta prova durante l’incontro con i gruppi parlamentari di due giorni fa, dove il fondatore e garante a leggere le cronache sarebbe stato accolto con grande freddezza. Del resto è sotto gli occhi di tutti come Grillo in campagna elettorale sia stato poco presente al fianco di Conte, lasciando completamente a lui l’onere di risollevare elettoralmente il Movimento. Quindi il rischio che la Raggi possa scendere in campo con il sostegno di Grillo e magari pure di Alessandro Di Battista è molto concreto e spaventa i 5Stelle, che temono di trovarsi svuotati dall’ex sindaco che nella Capitale continua a godere di un discreto seguito.

Anche sul fronte Terzo Polo i problemi non mancano. Carlo Calenda vorrebbe come candidato l’attuale assessore alla Sanità Alessio D’Amato considerando Leodori troppo amico dei 5Stelle, ma fra i dem il nome dell’assessore incontra forti resistenze proprio per la sua vicinanza al duo Renzi-Calenda. Non è escluso che, in caso di mancata intesa, D’Amato possa essere il candidato del solo Terzo Polo. Ma mentre il leader di Azione sarebbe disponibile ad un’intesa, quello di Italia Viva invece è molto più intransigente al riguardo. Renzi infatti sta portando avanti una politica di forte logoramento del Pd e un’eventuale sconfitta nel Lazio non farebbe che contribuire ad indebolire ancora di più il Nazareno. Un nome che potrebbe convincere Renzi ad accettare un’intesa è quello dell’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin che più di qualcuno, tanto nel Pd che dalle parti di Iv avrebbe proposto, candidatura che però difficilmente troverebbe d’accordo i grillini. 

Il tempo stringe e chiudere il cerchio appare sempre più complicato. Ma la certezza che andare divisi regalerebbe automaticamente la Regione al centrodestra, considerando che il sistema è a turno unico, sta in parte frenando certe spinte solitarie. I vertici locali tanto del Pd che dei 5S e infine del Terzo polo invitano i rispettivi leader a tenere distinti i livelli, e a non riversare le dinamiche nazionali sulle alleanze regionali. Ma per il momento sembra che gli interessi nazionali stiano prevalendo in maniera determinante.

Nel centrodestra sembra ormai scontato che il candidato governatore andrà a Fratelli d’Italia. Sembra che la grande favorita sia Chiara Colosimo se non altro perché è donna, è giovane, è una militante che si è fatta da sola sul campo, una sorta di fotocopia di Giorgia Meloni alla quale è anche strettamente legata politicamente. Ma c’è anche Fabio Rampelli, l’uomo forte dei meloniani nel Lazio che è rimasto fuori dalla squadra di governo e che punterebbe proprio ad occupare la poltrona di governatore. Gli alleati per il momento aspettano che da FdI facciano la prima mossa estraendo il candidato dal cilindro. Anche perché né la Lega, né Forza Italia hanno i numeri per poter pretendere di esprimere il presidente. E sanno benissimo che per vincere è necessario che il nome lo scelga la Meloni.

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