Troppi farmaci, i medici internisti aprono l’era della “de-prescrizione”

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Troppi farmaci, soprattutto agli anziani, con il rischio di provocare interazioni pericolose per la salute. A segnalarlo sono i medici internisti, che propongono un nuovo approccio metodologico: la “de-prescrizione”, che punta a ridurre la lista di medicinali non strettamente necessari ai pazienti perché a volte, avvertono, “meno è meglio”. Per il bene del paziente sarebbe necessario fare marcia indietro rispetto all’eccesso di prescrizioni di terapie, sfoltendo la “polifarmacia”, che contempla l’assunzione di più medicine al giorno, condizione comune in almeno i due terzi degli anziani.

Appropriatezza. Si tratta di un tema nuovo e complesso affrontato di recente durante il corso del 120mo Congresso della Società Italiana di Medicina Interna (Simi), sotteso, se vogliamo, alle riflessioni sul concetto di buon funzionamento dei sistemi sanitari in relazione alla capacità di erogare prestazioni assistenziali adeguate in termini di efficacia, efficienza ed equità, minimizzando i fenomeni di inappropriatezza. In base al glossario del ministero della Salute l’appropriatezza definisce un intervento sanitario (preventivo, diagnostico, terapeutico, riabilitativo) correlato al bisogno del paziente (o della collettività), fornito nei modi e nei tempi adeguati, sulla base di standard riconosciuti, con un bilancio positivo tra benefici, rischi e costi. L’allungamento della vita, rileva la Simi, porta con sé varie conseguenze, come la comparsa di patologie croniche, che spesso si associano in uno stesso paziente. Avere una regia centrale offerta dal medico internista, mette al riparo i pazienti dai rischi della polifarmacia dovuta alle troppe prescrizioni di farmaci,  una per ogni specialista consultato, spesso in conflitto tra loro, tanto da provocare interazioni ed effetti indesiderati che possono pregiudicare la salute del paziente.

De-prescrizione. «Alcuni studi – osserva Giorgio Sesti, presidente Simi – hanno messo in evidenza il fenomeno della polifarmacia e le sue ricadute. A rischio di effetti indesiderati sono soprattutto le persone con una ridotta funzionalità renale, condizione comune tra gli anziani». Uno studio su oltre 5mila pazienti ultra65 del registro “Reposi” (Registro dei pazienti per lo studio delle polipatologie e politerapie in reparti della rete Simi) ha evidenziato che almeno la metà mostrava una compromissione moderata, il 14% una compromissione funzionale grave e il 3% molto grave. Tra i pazienti con ipertensione, diabete, fibrillazione atriale e scompenso, all’11% veniva prescritto un dosaggio di farmaci inappropriato rispetto alla funzionalità renale. E nel follow up, un’inappropriatezza prescrittiva si associava a un aumentato rischio di mortalità per tutte le cause del 50%. «Il 66% dei pazienti adulti assume 5 o più farmaci e un anziano su tre assume oltre 10 farmaci in un anno – rileva Gerardo Mancuso, vicepresidente Simi – provocando un aumento delle cause di ricovero per eventi avversi per interazioni farmacologiche. De-prescrivere le molecole farmacologiche è una attività che l’internista deve fare in tutti i pazienti, ma soprattutto negli anziani».

È dunque necessario invertire la tendenza – riprende Sesti – e inaugurare la nuova era della de-prescrizione. Ma perché questo avvenga, dobbiamo aumentare la consapevolezza di pazienti e medici».

Less is more. La Simi ha lanciato nel 2016 la campagna Choosing Wisely (il confronto tra medici e cittadini sugli esami diagnostici), per sensibilizzare medici e pazienti a ridurre esami e trattamenti che hanno dimostrato una scarsa utilità e quindi aumentare la sicurezza riducendo gli sprechi». La professoressa Rita Redberg, direttore di JAMA Internal Medicine e professore di cardiologia alla University of California, che prenderà parte al congresso, è una delle fautrici del movimento Choosing Wisely. È suo lo slogan “less is more”, traducibile con il concetto che fare meno talvolta è meglio che fare di più. «Il less is more – riprende Sesti – non vale solo per le medicine, ma anche per i troppi esami, alcuni dei quali, come le Tac, comportano rischi per la salute legati a un eccesso di radiazioni». E d’altronde, l’inerzia prescrittiva, che porta a ripetere le prescrizioni anno dopo anno senza una rivalutazione critica, non rappresenta una strategia vincente: secondo un’analisi recente, un ricovero su 11 tra gli anziani può essere ricondotto a una prescrizione sbagliata o agli effetti indesiderati dei farmaci.

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