Antifascismo “sinistro” e di plastica: la nuova marcia su Roma dell’ignoranza

lunedì, 31 Ottobre 2022
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C’è un motivo per cui la sinistra reagisce in modo ossessivo e paranoico alle parole della destra. Sa perfettamente che se perde la battaglia delle parole perde e perderà in futuro la battaglia delle idee.

E, visto che finora ha dominato (in regime di assoluto monopolio) col suo vocabolario laicista, liberal, radical, dando per scontata solo una visione del mondo, della società, della vita, della famiglia, è assolutamente comprensibile che sia preoccupata e schiumi rabbia di fronte al dopo 25 settembre.
Ma quello che più sconcerta è che dietro le nuove campagne di contestazione sociale e politica nei confronti di Palazzo Chigi (si pensi agli interventi in Aula durante la fiducia, da parte dem e grillina, e gli scontri con la polizia alla Sapienza di Roma), oltre alla mera propaganda o al fanatismo, ci sia solo tanta, tanta, ignoranza, tanta retorica e tanti luoghi comuni. Duri a morire.
Un tema che riguarda da vicino politici di vecchio, primo pelo e giovani militanti.

Si può scendere in piazza contro il fascismo (guarda caso si stanno mobilitando ora nuovamente sindacati, studenti, cittadini, collettivi, centri sociali, gruppettari, “gretini”, ex-sardine, totalmente silenti durante il governo dei migliori, dei tecnici, del capitalismo finanziario, dei poteri forti internazionali, ripristinando un clima da anni Settanta), non sapendo nulla del fascismo?
La prova l’abbiamo avuta durante la trasmissione “Fuori Dal Coro”, che naturalmente dà fastidio al mainstream (dovrebbe essere chiusa a breve), quando un giornalista ha rivolto domande da liceo ai nuovi parlamentari (contiani e lettiani) e poi, agli studenti di sinistra, che stavano facendo una manifestazione “antifascista” per le strade di Roma.
Domande semplici, aperte, tipo chi era Galeazzo Ciano, chi era Farinacci, o quando è caduto il fascismo, quando è andato al potere, o quando è scoppiata la guerra? E risposte drammatiche, disarmanti, sconsolanti: boh, errori sulle date, Farinacci fornaio di Mussolini etc.

E questi qui, si indignano per il fascismo della “ducessa” Meloni che torna? Con che coraggio?
Non è solo superficialità, mediocrità, ignoranza crassa, mancanza di memoria, lacune profondissime, risultato di una istituzione scolastica fallimentare, livellatrice verso il basso che, col pretesto del nozionismo, non insegna e trasmette più da decenni né nozioni, né concetti, o che (specialmente la pubblica), confonde ad arte, per colpa di docenti molto impegnati e schierati, la storia con l’ideologia della storia.
E i danni non appartengono soltanto a un settore scientificamente smontato dalla sinistra che, storicamente, ha sempre avuto il controllo della cultura, delle università, dei licei, dei premi letterari, del cinema, dell’arte. Hanno a che vedere con i social. Che hanno creato due antropologie: individualisti e nichilisti, entrambi dentro bolle autoreferenziali, autocentrate, privi di qualsiasi senso del bene comune, delle relazioni esterne. Quindi, giovani e adulti completamente estranei alla democrazia, al parlamento, al voto, alla partecipazione civica (non senza qualche ragione).

O, tutti fotocopie sbiadite degli anni di piombo, nel nome del pensiero unico; figli e nipotini della “sindrome di Voltaire”: la pretesa di incarnare religiosamente la morale, l’etica, la democrazia, la Costituzione, i diritti, la cultura, il progresso etc.

Ed è ovvio a questo punto, che i giovani (strumentalizzati dai grandi post-sessantottini), ad esempio, abbiano in odio la parola “merito”: ogni competizione la vivono come stress, come una fatica disumana, come una minaccia alla loro stasi. Meglio l’alibi dell’egualitarismo e del vittimismo di fronte a presunte ingiustizie (il classismo dei ricchi). E meglio un’Università “antifascista” ed “ecologista”, come hanno ribadito gli studenti che hanno voluto impedire a giovani colleghi universitari di destra di tenere un loro raduno (autorizzato) con Capezzone.

Ma ricordiamo, che all’Università si studia, si deve crescere, si devono sviluppare i talenti, si formano cittadini. Troppo vivo ancora il ricordo delle occupazioni solo ideologiche o del 27 politico.
Per i nuovi “anti-meloniani” della Sapienza, il fascismo è solo l’odio o la paura che qualcuno (padre, sacerdote, polizia, professore, autorità, Stato, preside, università) possa imporre, pretendere uno stile di vita, di doveri e responsabilità che i loro desideri, la loro bolla, la loro stasi, il loro guscio egotico non condivide, obbligandoli al rapporto, alla mediazione col mondo, la verità, la società. Il mantra, è ripetitivo: nessuno deve dirmi ciò che voglio fare.

E, come se non bastasse, possiamo parlare pure di “antifascismo di plastica”: il grande impegno, la grande mobilitazione universitaria, la battaglia per un mondo più giusto e migliore è durata solo un paio di giorni; si è interrotta con le feste, il ponte di novembre. Le festività, religiose e non, mettono infatti, tutti d’accordo. In fondo, siamo o non siamo un popolo di vacanzieri, fancazzisti e di evasori mentali?
L’unica cosa che tranquillizza, e ci fa sperare in un non ritorno degli anni di piombo, è proprio questo Dna italiota narcotizzato narcotizzante.

Ai giovani e adulti di sinistra possiamo suggerire due chiavi di lettura per crescere nella dialettica democratica e nel rispetto della Costituzione, che tanto enfatizzano, così daranno pari dignità a chi non la pensa come loro.

1) Il fascismo di Mussolini, del futurismo, di D’Annunzio, del corporativismo, della socializzazione, di Giovanni Gentile, Ugo Spirito, va storicizzato. Perché, invece, non si fa una riflessione sul “fascismo nel senso lato” (nazismo, comunismo, gender, laicismo, liberismo, uomo nuovo etc), ogni idea imposta in modo totalitario (il virus dell’ideologia)? Fascismo inteso come “schema mentale”, sempre attuale e presente? Il fascismo come pensiero unico, quando a premessa di ogni posizione c’è un presupposto morale indiscutibile (bene contro male); quando l’interlocutore è un nemico da demonizzare, emarginare culturalmente e socialmente, inserire in una categoria-prigione (fascista, comunista, no-vax, sì-vax, filo-Putin, filo-Usa, omofobo, medioevale etc)? E quando si sovverte la realtà con una neo-lingua che relativizza i significati e li rovescia?

E, altro suggerimento: il 28 ottobre, si è ricordata ovunque la marcia su Roma, la fine dello Stato liberale, la debolezza del re, l’inizio della dittatura con le conseguenze che ben conosciamo. Perché non si parte dalle cause del 1922? Il biennio rosso, le insurrezioni rivoluzionarie ed eversive della sinistra radicale e sindacale che pensava alla rivoluzione russa in Italia, sfruttando il malcontento e la crisi economica dovuta al dopo prima guerra mondiale? Caos che ha creato la reazione a destra sia della borghesia sia del popolo? Perché non si fa luce sulle complicità dei liberali di Giolitti (il Blocco nazionale del 1921), sul fatto che nel primo governo Mussolini c’erano radicali, rifomisti, liberali e popolari (due ministri del Ppi, e 4 sottosegretari, tra cui un certo Gronchi che diverrà presidente della Repubblica “antifascista”)? E che l’avvento del Duce, dopo Matteotti, fu dovuto all’Aventino, errore terribile dell’opposizione di allora, anche lei vittima della “sindrome di Voltaire”, evidentemente un vizio genetico della sinistra (la superiorità morale ed etica, ergo incomunicante col resto del mondo), che ha lasciato il campo al fascismo?
Ecco, materiale da condividere per arrivare alla vera pacificazione nazionale. Per cui se al governo c’è la Meloni o Bertinotti, Letta, Conte, al di là delle dispute parlamentari, è e diventa un fatto assolutamente normale.

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