I navigator naufraghi dell’RdC approderanno in regione?

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Diciamolo, così non funzionavano. E diciamo un’altra cosa, lo sapevano anche i cinquestelle che pur avendoli “inventati”, si sono ben guardati dall’assumerli a tempo indeterminato. Parliamo dei navigator, 1500 professionisti che il governo Meloni si appresta a mettere alla porta non rinnovando loro i contratti da 18 mesi con i quali erano stati assunti.

A dare la notizia è stata la ministra (o ministro, fate voi) del Lavoro Marina Calderone, che ha pubblicato una nota inequivocabile: i contratti dei navigator «non sono prorogabili» perché «eventuali ulteriori utilizzi degli ex navigator richiederebbero l’approvazione di una apposita norma, non allo studio del ministero».

Una fine ingloriosa per la figura simbolo del governo gialloverde, che non è mai riuscita a svolgere la sua funzione. I numeri sono impietosi: su 660mila percettori del Reddito tenuti a sottoscrivere il Patto per il lavoro appena 115mila hanno smesso di riceverlo perché hanno trovato il lavoro, e solo una frazione di essi (non è dato sapere quanti) lo ha trovato grazie ai navigator. Un po’ poco per giustificare la presenza di figure che costavano allo Stato oltre 30mila euro lordi l’anno e si erano – secondo i loro critici – sovrapposti ai lavoratori dei centri per l’impiego senza riuscire a collaborare con loro.

La decisione d’altra parte è coerente con l’orientamento del nuovo esecutivo riguardo il Reddito, che dovrebbe essere destinato solamente ai veri poveri inabili al lavoro, togliendolo quindi a chi un impiego potrebbe trovarlo. Ecco quindi che la figura del navigator diventa inutile. Ma siccome l’Italia è il paese delle seconde possibilità, messi alla porta dallo Stato i navigator potrebbero rientrare dalla finestra grazie alle Regioni, che in alcuni casi hanno già chiesto di utilizzarli nei loro centri per l’impiego, dove in alcuni casi mancano dipendenti e a breve si dovranno gestire ben 4 miliardi di nuovi progetti grazie al Pnrr, pronto a finanziare l’ambizioso programma Gol (che sta per Garanzia di occupabilità dei lavoratori). La Sicilia guidata proprio dal centrodestra l’ha già fatto, ma sembrano intenzionate a seguirne l’esempio anche Basilicata e Molise. Per ora si parla di rinnovo del contratto solo fino alla fine del 2022, ma si pensa di ricontrattualizzare i navigator trasformandoli in dipendenti della Regione invece che di Anpal Servizi.

In fondo parliamo di figure lavorative che fanno gola; sono tutti laureati, sono mediamente giovani e hanno passato una selezione a livello nazionale basata sul merito. Insomma, rappresentano un’eccellenza rispetto alla maggioranza dei dipendenti della PA e devono la loro cattiva nomea soprattutto al fatto di essere stati poco e male utilizzati e di essere legati – nell’immaginario dei cittadini – ai Cinque Stelle e in particolare al loro ex leader Luigi Di Maio.

Se il passaggio alle Regioni non si realizzerà, alla Meloni si potrà rimproverare di essersi privata di 1500 professionisti già selezionati che sarebbero stati utili nello smuovere la macchina della pubblica amministrazione, finora lentissima a dotarsi delle migliaia di professionisti necessari per portare a termine i compiti richiesti dal Pnrr. Se non lo farà la si potrà criticare per non aver mantenuto una delle sue promesse elettorali, ovvero lo smantellamento della misura simbolo dei grillini. C’è da scommettere che adesso Giorgia comincia a capire meglio Mario Draghi.

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