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Paolo Crepet: “I rave party vanno vietati. Ma prima ai genitori dico…”

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Organizzare rave party e parteciparvi diventa un reato specifico, il 434-bis del Codice penale. La stretta sui raduni illegali è arrivata nel primo Consiglio dei ministri dell’era Meloni ed ha scatenato dure reazioni da parte dell’opposizione che ha denunciato il rischio di impedire in futuro la libertà di manifestare dei giovani. Ma al di là dell’aspetto politico ciò che ci interessa maggiormente è il risvolto psicologico e abbiamo provato a capirlo con lo psichiatra Paolo Crepet.

Cosa pensa della stretta sui rave party decisa dal governo? 

“La cosa è molto semplice. I rave party sono illegali e questo per una lunga serie di ragioni. Innanzitutto perché c’è spaccio di droga, c’è smercio di illeciti, c’è tutto un mercato privo di riscontro fiscale. Queste sono tutte buone ragioni per impedire lo svolgimento di questi raduni e per far sì che non si possano organizzare. Tenga conto che negli ultimi tempi si è anche notevolmente abbassata la soglia di età dei soggetti che partecipano a questi eventi, spesso si incontrano anche dei quattordicenni e questo fatto dovrebbe essere un elemento di maggiore preoccupazione. Ciò detto, questa è una norma che a mio giudizio non dovrebbe essere ad hoc soltanto per i rave party. Gli stessi principi, se vogliamo essere coerenti, dovrebbero essere applicati in tutti quei luoghi dove si spaccia, compresi tanti bar sotto casa. Perché se mi occupo veramente di combattere lo smercio di droga e di alcol ai minori non posso poi limitarmi soltanto ai rave. Il problema del resto è molto complesso e non può essere affrontato con un approccio ideologico”.

Perché tanti giovani sono attratti da questo fenomeno dei rave party, da questo tipo di musica che offusca la mente e incita allo sballo? Come se lo spiega?

“I giovani sono purtroppo rintronati, ma questo non è un fenomeno odierno, sono cinquant’anni che circola liberamente droga. Diciamo che negli ultimi anni sono arrivati altri tipi di sostanze che prima non c’erano, come le droghe cosiddette sintetiche per esempio, che hanno aumentato il consumo degli stupefacenti. Purtroppo ha prevalso spesso una cultura permissivista che ha fatto soltanto danni, quando sarebbe stato invece necessario sradicare certi comportamenti sul nascere. In tanti non hanno capito la vera posta in gioco e la necessità di salvaguardare il futuro dei giovani. Non lo ha capito soprattutto una sinistra che da decenni predica il buonismo. Sa perché ci troviamo a questo punto?”

Perchè?

“Perché chi dovrebbe intervenire e prendere decisioni sono soprattutto i genitori di questi ragazzi che alle quattro di mattina tornano a casa ubriachi. Ecco, le leggi dovrebbero farle innanzitutto padri e madri nei confronti dei propri figli”.

Se un genitore si rivolge a lei perché un figlio frequenta i rave party, si sballa con l’alcol e con le droghe cosa gli suggerirebbe come primo passo?

“Lasciarlo senza soldi, questa la prima cosa essenziale da fare. Perché se uno non ha i soldi per comprarsi otto spritz le cose cambiano. Almeno si troverebbe obbligato a lavorare per guadagnare e forse comprenderebbe che i soldi si spendono per cose più importanti”.

Come si può invece cambiare la mentalità di questi giovani che ormai vedono lo sballo come unico mezzo di evasione dalla realtà e dai suoi problemi?

“Qui il discorso si fa più complesso perché servirebbero tante cose. Magari si potrebbe iniziare imponendo degli orari ai propri figli, facendogli capire che tornare a casa alle quattro di mattina ogni notte non è una cosa normale. Poi però accendiamo la televisione e sentiamo uno come Morgan che ci viene a dire che dobbiamo vivere di notte, che non dobbiamo imporre orari o limitazioni alla vita notturna dei ragazzi perché in fondo la musica è come il pane, si fa di notte, come se un fornaio che impasta il pane nella sua bottega possa essere posto sullo stesso piano del titolare di un locale che manda musica techno e fa casino in tutto il quartiere. Quindi quando sentiamo questo tipo di ragionamenti, come si può pensare di trasformare la mentalità dei ragazzi?”

La scuola e le altre agenzie educative hanno responsabilità in tutto questo?

“La scuola fa la sua parte, ma non lavora di notte. Cosa può fare per evitare che i giovani vadano a sballarsi nei rave? Poi attenzione a non avvalorare l’idea che questi raduni siano improvvisati, come se dietro non ci fosse nessuno se non la voglia dei giovani di radunarsi spontaneamente e sballarsi”.

Invece?

“Invece dietro l’organizzazione di questi rave non ci sono anime caste. C’è soprattutto business anche se non ce lo fanno sapere. Provi ad infiltrarsi in un rave e vedrà quale ritorno economico c’è realmente e soprattutto chi ci guadagna. Se un impianto di musica costa 150mila euro, come si può pensare che dietro non ci sia chi ci guadagna sulla pelle di quelli che vanno lì a sballarsi e a rimetterci pure le penne fra fiumi di alcol e di droga? Mi pare che le chiacchiere stiano a zero”.

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