Caso-Moratti. Un terremoto che parte dalla Lombardia e arriva a Roma

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Terremoto lombardo. Letizia Moratti ha lasciato la Giunta, si è dimessa da vice presidente e da assessora al Welfare. Cronaca di un divorzio annunciato. Una decisione destinata ad avere un effetto-domino a 360 gradi.

Andiamo per ordine. Innanzitutto, mina la compattezza di un centro-destra nordista a trazione leghista, che da tempo sta scricchiolando, in bilico tra rigurgiti revanscisti padano-bossiani, orgoglio federalista, politiche più moderate, e dissenso sempre più evidente nei confronti di Salvini che ridimensionato dalla caduta libera del suo partito (solo l’8%), ha chiesto un anno di tempo ai governatori del Nord per recuperare terreno. E come intende farlo? Esattamente quello che ha già cominciato a fare. Usando il ministero come gran cassa propagandistica, anche a scapito della Meloni e dei già precari equilibri governativi.

Tutto poteva aspettarsi il Capitano, meno che una crisi nei suoi feudi storici. Adesso, tra la sinistra in via di riorganizzazione locale in vista del voto (stesso discorso vale per le prossime elezioni laziali), e un centro-destra nazionale a trazione Fdi, le cose per lui si mettono male.
Infatti, ha mandato un suo luogotenente fidato per scongiurare l’addio della Moratti. Ma la frattura non si è ricomposta.

L’ex presidente del Cda Rai, l’ex ministra dell’Università e Ricerca ed ex sindaca di Milano, aveva già maturato la sua separazione dalla “casa del padre” (Berlusconi e, in second’ordine, Salvini).
E come se non bastasse, la decisione è arrivata dopo l’ennesima (secondo lei) presa in giro. E’ noto che ha accettato l’incarico di vice presidente con Fontana, nel quadro di una strategia che l’avrebbe portata ad assumere nuovamente l’incarico di ministro, qualora il centro-destra avesse vinto il 25 settembre.
E invece, così non è stato.

Per correttezza ha atteso la scelta dei nuovi ministri e dei nuovi sottosegretari e ha sbattuto definitivamente la porta denunciando “il venir meno del rapporto di fiducia col presidente e in considerazione dei provvedimenti contraddittori assunti in materia di lotta alla pandemia”.
Una bastonata non da poco al vecchio e al nuovo centro-destra di governo. Reo di alto tradimento e di flirtare con i no-vax.

Cosa accadrà ora? Il centro-destra col vento in poppa nazionale, rischia di veder cadere subito un importante castello: la Lombardia, motore economico e produttivo dell’Italia. Un vuoto di immagine per la Giunta che forse nemmeno la nomina immediata di Bertolaso riuscirà a colmare.
Una fuga, ridando fiato a una sinistra in crisi ovunque.

Altri effetti? Per il momento la Moratti correrà alle regionali con una lista civica personale che ha come nome, le stesse sue iniziali (LM): Lombardia migliore. Con tanto di triangolo (chi vuole intendere intenda).
Una lista moderata, aperta alla destra che non si riconosce nell’attuale schieramento sovranista, ma soprattutto appoggiata dai riformisti, dalla sinistra e da Azione. Calenda e Renzi, ovviamente gongolano, consapevoli di aver aggiunto un tassello in più nel mosaico di smottamento dei due poli.
Mentre Letta, adesso ha un problema in più. E Sala non ha nascosto le difficoltà di arrivare a un’unione vincente: “Bisogna fare presto”.
Certo, i grillini in ripresa e il congresso del Pd, non giocano a favore di una scelta immediata.

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