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Misure Covid-19: uno sguardo sull’Europa

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Le misure riguardanti il Covid-19 sono state differenti e per capire come si sono comportati i Paesi è necessario uno sguardo più da vicino.

Recentemente, in Italia, il Consiglio dei Ministri ha approvato una norma che anticipa al 1° novembre lo stop all’obbligo vaccinale per le professioni sanitarie. Così i medici No vax, sospesi dal loro incarico e anche dallo stipendio, sono tornati in corsia e in reparto prima della scadenza naturale del provvedimento prevista per il 31 dicembre.

Dunque un notevole passo in avanti che tempo fa sembrava difficile da compiere, a tratti impossibile.

Certo è che sul tema del Covid, l’Italia ha adottato le misure più restrittive dell’intero Occidente al fine di fronteggiare l’avanzata del virus.

Difatti la pandemia ha decisamente colpito i Paesi in modo differente e questi, di conseguenza, hanno attuato provvedimenti divergenti per il contenimento della stessa.

La maggior parte degli Stati europei ha adottato misure per contenere i contagi come il Green Pass. Esso non è stato un documento obbligatorio in tutta Europa, poiché l’Unione Europea non ha preso una decisione comune, ma ogni Stato ha avuto proprie regole e norme interne.

Inoltre i Paesi hanno adottato anche un altro provvedimento: una parola, a tratti sconosciuta fino a qualche anno fa, ma dal 2020 è stata sulla sulla bocca di tutti, cioè il lockdown, una misura di contenimento ma soprattutto di confinamento.

Tuttavia sono state contrastanti le opinioni sulla sua imposizione, ma è stata davvero una misura inutile o dannosa? In realtà non sembra dato che ha abbassato la curva della mortalità e forse, non c’era altra opzione per restringere i contatti fisici tra le persone e di conseguenza determinare un abbassamento notevole dei contagi.

Quindi il lockdown si è dimostrata un’efficace strategia quando la situazione epidemiologica è andata fuori controllo. Ma gli alti costi socio-economici che ha comportato hanno spinto alcuni governi a non utilizzarlo come strumento principale, anche a seconda del contesto sociale e amministrativo.

Quindi, mentre la Repubblica Popolare Cinese ha costretto i propri cittadini a rimanere a casa dispiegando l’esercito, in Italia questo tipo di coercizione non è stata assolutamente giustificata e dunque l’autorità sanitaria ha disposto, sulla base di ciò che la legge prevede in caso di epidemia, la chiusura degli esercizi pubblici, dell’attività lavorativa, delle scuole, mantenendo peraltro aperti tutti i servizi essenziali. Quindi, la maggior parte dei Paesi si sono allineati a questo tipo di azione.

Alcuni l’hanno fatto prima – l’Italia con una certa tempestività rispetto all’insorgere delle prime casistiche cliniche – alcuni dopo, come ad esempio il Regno Unito.

Altre zone del mondo come alcuni dei Paesi nordici, hanno optato per un tipo diverso di chiusura. In particolare Norvegia, Danimarca e Finlandia hanno adottato strategie di lockdown molto più rigide e molto più severe, rispetto invece alla Svezia e dunque hanno bloccato i viaggi da e per la Svezia proprio perché non hanno accettato il tipo di strategia proposto.

Sicuramente i Paesi che hanno agito più velocemente nell’applicare misure restrittive, come il Green Pass e il lockdown assieme a una forte campagna vaccinale, hanno ottenuto risultati migliori nel proteggere allo stesso tempo vite umane ed economia. Al contrario, i Paesi che hanno praticato solo le restrizioni, come la Cina, hanno avuto risultati peggiori, perché appena le misure si allentavano, i contagi riprendevano a salire.

Il punto di forza italiano senza dubbio è stato il “modus operandi” con cui il governo ha affrontato la situazione. Il governo ha infatti deciso di seguire la strada della scienza, della ricerca, della medicina. Inoltre, questo, come le altre decisioni prese, sono state supportate soprattutto da una mobilitazione di risorse economico-finanziarie senza precedenti nel nostro Paese.

Il tutto ha perciò permesso di agire e riuscire efficacemente nel contenimento del Coronavirus.

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