Giorgetti fa il primo della classe pure a Bruxelles

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La prima interrogazione l’hai sfangata, ma ti tengo d’occhio. Si chiude con il classico dei “sette meno meno” la prima interrogazione – pardon, riunione – dell’Eurogruppo per il neoministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il leghista si è presentato ai nuovi colleghi con una bella relazione scritta, come d’abitudine per i ministri appena insiediati, con la quale ha assicurato che l’esecutivo Meloni non è irresponsabile come lo dipingono.

Il fedelissimo di Salvini ha letto un discorso che più tranquillizzante non si poteva: ha promesso un approccio “prudente e realista” sui conti pubblici, spiegando che l’esecutivo punta sulla “crescita per garantire la sostenibilità”, non nascondendosi sul nostro debito, del quale riconosche che “preoccupa tutti” assicurando che “il governo farà la sua parte”.

Il presidente dell’Eurogruppo, l’irlandese Donohoe, ha reagito con una sostanziale promozione, dichiarando che «Lo scambio con il nuovo ministro italiano è stato estremamente positivo. Ritengo ci sia ampia possibilità di lavorare a stretto contatto in maniera produttiva con il nuovo governo». Tutto bene dunque? Non proprio; se le voci critiche pare si siano levate in abbondanza lontano dai microfoni, soprattutto sul versante tedesco e olandese, i commissari europeo Gentiloni e Dombrovskis non hanno fatto sconti: il lettone si è scagliato contro le spese che il governo Meloni sembra voglia concedersi, ammonendo che la Ue non raccomanda stimoli fiscali di ampio raggio, bensì un approccio più prudente con misure di sostegno temporanee e mirate». Gentiloni è stato più morbido, ma ha comunque consigliato «un atteggiamento di grande cautela, com’è nel caso dei Paesi con grande debito” come l’Italia.

A preoccupare l’Europa sono i numeri portati in dote da Giorgetti: il suo governo non solo si prepara ad aumentare il deficit nel 2023 fino al 4,5% (il governo Draghi si era impegnato a fermarsi al 3,9%) ma lo fa di fronte a prospettive di crescita di molto peggiorate rispetto a qualche mese fa. Il ministro annuncia una crescita dello 0,6% per il prossimo anno, ma il Fondo monetario internazionale ha già limato il dato annunciando una contrazione del Pil dello 0,2% ed è probabile che venerdì, quando la Commissione pubblicherò le sue previsioni, il dato di Bruxelles sarà molto più simile a quello dell’Fmi che a quello dei tecnici di via XX settembre.

A fronte di queste difficoltà comunque Giorgetti ha fatto tutto quanto era in suo potere per farsi accettare dai suoi nuovi colleghi. Si è subito intrattenuto in colloqui privati con i ministri più difficili, il tedesco Lindner e l’olandese Sigrid Kaag, ed è persino andato a cena con il francese Le Maire, definito “un amico” in una nota diffusa dal Mef. Infine, a costo di farsi lanciare qualche maledizione dal suo “capo” Salvini, si è dimostrato più che possibilista sulla ratifica dell’odiato Mes, promettendo addirittura che “confermeremo l’impegno del governo precedente”.

Insomma, il primo della classe Giorgetti ha capito benissimo che per farsi accettare in un nuovo ambiente è necessario farsi amici i compagni più carismatici e potenti. Speriamo per il bene dell’Italia che questo basti a farli passare sopra ai problemucci economici del nostro Paese.

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