Regionali Lazio, le frasi di Conte lette in controluce

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Giuseppe Conte chiude definitivamente la porta all’accordo con il Pd nel Lazio: anzi no, forse; forse sì o forse no?

Il leader del Movimento 5Stelle ieri ha tenuto una conferenza stampa in cui si dice disponibile ad un accordo con i dem alle regionali di febbraio, ponendo però dei paletti che a prima vista sembrerebbero insormontabili. Ma lo sono davvero? O forse a leggere fra le righe si intravede la scappatoia per trovare un compromesso, salvando l’alleanza da una parte senza perdere la faccia con l’elettorato grillino?

Ma cosa ha detto in sostanza Conte? Ecco le sue parole: “Sembra che il problema dei cittadini del Lazio sia campo largo o campo stretto, io penso che il problema sia il campo di battaglia che affrontano tutti i giorni, se si trovano ammassati sui treni, se si trovano in aree sotto scacco dell’inquinamento. Serve un programma innovativo e progressista – continua Conte – Quello che il M5s vuol mettere sul tavolo è una proposta politica forte e ambiziosa su sanità, salute, lavoro e ambiente, seria e che possa entusiasmare. Questo territorio ha bisogno di un programma radicalmente progressista, innovativo, in grado di cambiare la Regione. Questo non significa disconoscere tutti i risultati raggiunti dall’amministrazione regionale uscente”. E fin qui sembrerebbe di stare all’interno della normale dialettica politica, quella cioè di voler portare a casa un accordo che sia onorevole, non fatto unicamente per vincere le elezioni, come lo stesso Conte conferma chiarendo che il M5S non è disponibile a partecipare ad ammucchiate.

Poi però aggiunge: “Ci sono dei punti qualificanti nel nostro programma in vista delle regionali del Lazio, a partire dalla materia ambiente e gestione dello smaltimento dei rifiuti: è chiaro il nostro progetto non potrà mai basarsi sulla costruzione di nuovi inceneritori, così come è stato progettato per la Capitale”.

E qui tutti hanno letto una bocciatura, chiara ed inequivocabile, al progetto del termovalorizzatore della Capitale partorito dalla giunta Gualtieri; pertanto una pietra tombale all’intesa con i dem che per portare a casa l’accordo alla Regione non possono certo sconfessare l’operato del proprio sindaco al Campidoglio. Ma la dichiarazione di Conte, letta in controluce, può voler dire tutto e il contrario. Ribadire cioè il no al progetto del termovalorizzatore di Roma, ma senza con questo chiudere automaticamente le porte all’intesa con il Pd in Regione. Infatti Conte parla esplicitamente di un no “alla costruzione di nuovi inceneritori”, il che può voler dire che ai 5Stelle potrebbe bastare la garanzia che non ne saranno realizzati altri.

Una differenza molto sottile, ma di fatto sostanziale, che in casa dem hanno subito recepito. Infatti Fanpage.it riporta le dichiarazioni di alcuni dirigenti del Pd impegnati nella trattativa con i pentastellati a detta dei quali “se Conte dice no a nuovi inceneritori nel Lazio siamo d’accordo. Se il suo è un no al termovalorizzatore di Roma, allora non può andarci bene. Se Conte diventasse presidente della Regione Lazio, non potrebbe fare nulla sui rifiuti della Capitale, potrebbe soltanto dare una pacca sulle spalle al sindaco. Gli altri punti programmatici sono totalmente condivisibili, al mille per mille, e tra l’altro sono punti che sta portando avanti la maggioranza in Regione, di cui fanno parte Pd, M5s e terzo polo”.

Insomma, il dialogo non è ancora chiuso, i pontieri vanno avanti e da parte di Conte non è stata affatto esclusa alcuna alleanza; è stata soltanto alzata la posta. La dichiarazione sul termovalorizzatore sembra costruita ad arte per allontanare l’intesa con il Terzo Polo mantenendo comunque aperto il canale diplomatico con il Pd. Che adesso dovrà ancora di più scegliere da che parte stare. Insistere nel cercare un accordo con Conte o chiudere definitivamente la questione evitando di dover restare ingabbiati nei diktat del capo pentastellato?

Nel caso in cui dal Nazareno dovessero decidersi a chiudere il dialogo con i 5S, allora non resterebbero che due strade: sostenere Alessio D’Amato e quindi ricucire con il Terzo Polo, oppure fare ricorso alle primarie dove in campo potrebbe scendere un candidato zingarettiano come Daniele Leodori, visto che il governatore quasi dimissionario ha già fatto sapere di non gradire la candidatura di D’Amato. Ma in quest’ultimo caso il rischio è di rimanere senza 5Stelle e senza centristi.

Carlo Calenda ha già invitato il Pd ad interrompere il corteggiamento nei confronti di Conte ma dalle parti del Nazareno non vogliono sentirci. Francesco Boccia, Bruno Astorre e soprattutto Goffredo Bettini insistono cercando di tirare il capo 5S dalla loro parte. Il quale dal canto suo sembra aver trovato nel termovalorizzatore di Roma il pretesto migliore per rompere, scaricando sui dem la responsabilità della vittoria del centrodestra in Regione. Ma se il Pd accettasse di mettere nero su bianco che non saranno realizzati altri termovalorizzatori? In quel caso i 5S potrebbero giustificare l’intesa in Regione dichiarando comunque di aver fermato il rischio di altri inceneritori, pur non potendo bloccare quello della giunta Gualtieri. Insomma, in un modo o nell’altro Conte sembra deciso a mettere nel sacco i dem. Ci riuscirà?

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