“Il cadavere di un neonato di 20 giorni originario della Costa d’Avorio è stato trovato su un barchino soccorso al largo di Lampedusa nel gruppo di migranti che stavano viaggiando verso l’Italia. La salma è stata trovata dai militari della Capitaneria quando hanno agganciato e soccorso, stanotte, il barchino con a bordo 36 persone, fra cui 9 donne e 2 minori. Sul natante, soccorso al largo di Lampedusa, anche due persone ustionate”.
Lo riferisce l’Ansa che poi aggiunge: “I medici, presenti al molo Favarolo durante lo sbarco dei migranti, hanno effettuato un’ispezione sul corpo del neonato e hanno riferito che il decesso corrisponde a quanto dichiarato dalla madre al momento del soccorso: il piccolo soffriva di problemi respiratori. La ‘traversata della speranza’ del bambino era iniziata da Mahres in Tunisia”.
Una notizia drammatica che si inserisce inevitabilmente nel contesto delle polemiche di questi giorni fra il governo italiano e le Ong in merito agli sbarchi cosiddetti “selettivi”.
Qui però si sta parlando di un barchino, ovvero di uno dei tanti “carichi della speranza” che sempre più spesso finiscono in tragedia. Una vicenda che inevitabilmente interroga le nostre coscienze e che sarebbe bene tenere lontano da queste speculazioni. Perché è evidente a tutti come dietro i “viaggi della speranza” si nasconda un mercato ben organizzato e gestito dalle organizzazioni criminali che trattano gli esseri umani come merci, rubando loro denaro, per poi costringerli ad attraversare il mare in condizioni di assoluta precarietà e senza le minime norme di sicurezza. E a pagare come in questo caso sono sempre i più fragili.
Perché si può discutere all’infinito di diritto internazionale, di regole europee da rispettare, di solidarietà europea da garantire, di linea dura o morbida da adottare, e di tanti altri bla, bla, bla, ma quando poi ci si trova di fronte ad un neonato morto su un barcone per le pessime condizioni in cui è stato costretto a viaggiare, allora non dovrebbero più esistere né destra, né sinistra, ma un’unica e decisa strategia di lotta contro i mercanti di carne umana. Occorre sradicare un mercato purtroppo sempre più redditizio per chi ci lucra sopra. Ora sicuramente sentiremo tante belle parole intorno alla morte di questo neonato, intorno a quel corpicino si faranno tante speculazioni politiche, ma poi di fatto i viaggi della speranza continueranno, in attesa che la prossima inevitabile tragedia ci costringa tutti di nuovo a farci un esame di coscienza.
Perché in fondo se ancora continua a proliferare il traffico di esseri umani nei nostri mari è anche a causa di un certo buonismo nostrano, lo stesso per esempio che ci porta a considerare una crudelta tentare di fermare le partenze sradicando appunto il mercato dei migranti. Abbiamo visto tutti come è andata a finire quando l’Italia ha tentato di fare accordi con la Libia, si è accusato chi li ha sottoscritti (e non era la Meloni ma il dem Minniti) di essere complice della violazione dei diritti umani.
Intanto proseguono le polemiche sullo sbarco delle navi Ong.
Lunedì si riunirà a Bruxelles il Consiglio degli Affari esteri dove l’Italia chiederà di discutere del problema immigrazione, pur non essendo all’ordine del giorno dei lavori.
Quella che sembrava una disponibilità della Francia ad aiutare l’Italia accogliendo la nave Ocean Viking della Ong Sos Mediterranee si è trasformata in uno scontro diplomatico fra Roma e Parigi. I francesi sul principio si erano detti disponibili a far sbarcare i migranti a Marsiglia, ma poi quando la vicenda è stata cavalcata in patria dall’estrema destra, che ha evidenziato come la Meloni sia riuscita di fatto a farsi ascoltare dai partner europei grazie alla linea dura contro l’immigrazione, la musica è cambiata.
Il governo francese ha frenato l’iniziale disponibilità. Parigi ha ricordato che è compito dell’Italia far sbarcare tutti i migranti perché per questo riceve anche degli appositi finanziamenti, e che soltanto dopo si può procedere ad una redistribuzione.
A far infuriare il presidente francese Macron, che pare avesse dato un sostanziale semaforo verde in un colloquio con la Meloni, pare sia stata la comunicazione del governo italiano che avrebbe fatto passare la disponibilità francese come una vittoria della linea dura italiana. Un cortocircuito informativo che avrebbe provocato la reazione stizzita di Macron disponibile ad un aiutino all’Italia ma non certamente a rafforzare la propaganda anti immigrazione della destra. Sta di fatto che il portavoce del governo francese Olivier Veran ha attaccato: “Ci sono regole europee estremamente chiare che del resto sono state accettate dagli italiani, primi beneficiari di fatto del meccanismo di solidarietà finanziaria europeo”. Quindi la nave deve sbarcare in Italia.
La Meloni ha poi replicato: “Il governo italiano sta rispettando tutte le convenzioni internazionali e il divieto imposto a queste navi ong di sostare in acque italiane, oltre il termine necessario ad assicurare le operazioni di soccorso e assistenza dei soggetti fragili, è giustificato e legittimo. A bordo di queste navi non ci sono naufraghi, ma migranti: le persone sono salite a bordo in acque internazionali e la nave che li ha presi in carico è attrezzata per ospitarli e provvedere a tutte le loro esigenze di accoglienza”. Tutto da rifare insomma.
La Ocean Viking dopo il no italiano a un porto sicuro sta navigando verso Marsiglia. La nave era ieri sera al largo della costa orientale della Sardegna. Nella notte, viste le difficili condizioni del mare, si è registrata anche la disponibilità del sindaco di Porto Torres, Massimo Mulas, ad accogliere i profughi. La Commissione Europea, ieri pomeriggio, ha chiesto “lo sbarco immediato di tutte le persone a bordo”.
Come detto lunedì si riunirà il Consiglio degli Affari esteri dove il ministro degli Esteri Antonio Tajani cercherà ancora una volta di sensibilizzare l’Europa sulla necessità di aiutare l’Italia trovando una linea comune ed un accordo di massima sulla redistribuzione. Perché è davvero impensabile andare avanti ogni volta con il braccio di ferro e le prove muscolari fra governo e Ong. E pensare di ripristinare le pene introdotte con i decreti sicurezza di Salvini ai tempi del Conte 1 e poi cassate dal governo giallorosso non sembra la strada più efficace o quanto meno quella risolutiva. Quindi non resta che ritentare la carta dell’intesa europea Ma visti gli esiti dei precedenti tentativi c’è poco da essere fiduciosi.



