Piquè “Prodotto calcio obsoleto ma Superlega non è soluzione”

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"Sono stato un privilegiato, un giorno sarò presidente del Barcellona" BARCELLONA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Adesso pensa solo a godersi un po' di tempo libero ma da anni ormai ragione da imprenditore e, c'è da giurarci, presto tornerà a far parlare di sè in un'altra veste. Appese le scarpette al chiodo con l'espulsione di martedì a Pamplona, Gerard Piquè spiega che la decisione del ritiro era maturata ormai da tempo. "Ho iniziato la stagione con un incontro con l'allenatore in cui mi diceva che quest'anno sarebbe stato difficile per me ma volevo provarci – racconta in un'intervista Ibai Llanos su Twitch – Ho sempre detto però che quando non mi sarei sentito importante avrei lasciato, il fatto che ci fossero degli infortuni nel mio ruolo mi ha spinto a rimandare, mi sono fissato la sosta come scadenza perché dopo il Mondiale tutti i miei compagni di squadra sarebbero stati recuperati. La mattina di Plzen – il riferimento all'ultimo turno di Champions – ho mandato un messaggio a Laporta per dirgli che era finita. Ne avevamo già parlato prima a casa sua e ci siamo salutati con un abbraccio e una risata. Lascio felice. Mi guardo indietro e vedo un viaggio spettacolare, sono stato un privilegiato, ho giocato nella squadra della mia vita e ho vinto tutto. Non potevo chiedere di più". Per Piquè si era parlato nei mesi scorsi dell'Atletico Madrid. "Quando è uscita questa notizia mi sono messo a ridere. Premesso che non indosserei mai la maglia di una squadra diversa dal Barça ma proprio l'Atletico… Potrei capire una squadra che prova a giocare la palla da dietro, come il Betis, ma l'Atletico…Ho sempre detto al mio agente che non avrei lasciato il Barça. Se a 28-29 anni il Barça mi avesse detto che non mi avrebbero rinnovato, mi sarei ritirato". Poi, sulla rivalità col Real, rivela: "la linea rossa è stata superata quando Mourinho ha messo il dito nell'occhio di Tito Vilanova. C'erano anche giocatori del Real che in quel momento si sono resi conto che la cosa era sfuggita di mano". Piquè si vede in futuro di ritorno al Camp Nou: "Penso che ad un certo punto punterò a essere presidente del Barcellona. In questo momento non è una cosa che ho in testa, voglio fare tante altre cose ma in futuro vorrei davvero aiutare il club della mia vita a sfruttare tutto il suo potenziale". Del resto in questi anni con la Kosmos sta già facendo esperienza e chissà che, dopo aver rivoluzionato la formula della Coppa Davis, non faccia altrettanto nel calcio anche se l'idea della Superlega non lo attira, anzi. "Quando Florentino ti parla di Superlega e che le persone consumano in modo diverso, sono d'accordo. Ma non credo che la Superlega sia la soluzione. Il modo in cui è stata presentata è stata una 'cagata'. Sono rimasto sorpreso perchè per me Florentino è un top, ha cambiato il Real. Ma quella presentazione… Mi è esplosa la testa, non riuscivo a capire cosa volesse ottenere. Bisogna però provare a modificare delle regole che sono state stabilite molti anni fa, capisco che è difficile ma succede in tutti gli sport – osserva Piquè – Devi trovare un modo per attirare l'attenzione, servono prodotti brevi ed emozionanti. Novanta minuti, per esempio, mi sembrano tanti. La mia sensazione è che il prodotto calcio sia obsoleto". – foto LivePhotoSport – (ITALPRESS). glb/red 10-Nov-22 14:00

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