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Parigi, al museo del Louvre l’arte parla di migranti

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Da qualche giorno una grande installazione verticale campeggia sotto la volta della piramide di vetro del Museo del Louvre.  E’ composta da numerosi sacchi realizzati con tradizionali tessuti africani dai colori allegri e sgargianti che contrastano con quello che rappresentano.

“Le pilier des migrants disparus” (Il pilastro dei migranti dispersi) dell’artista camerunense Barthélémy Toguo (nella foto) è un monumento alle donne e agli uomini che per povertà, guerre e carestie, fuggono dai loro paesi e quei sacchi rappresentano tutto ciò che riescono a portare in quei viaggi della speranza. Ricordi e affetti contenuti in un piccolo fagotto.

Fino al 23 gennaio l’opera di Barthélémy Toguo dominerà la struttura piramidale del Museo nell’ambito della mostra “Les Choses, una storia di natura morta” progettata dalla storica dell’arte Laurence Bertrand Dorléac che ha scelto «l’arte di Barthélémy Toguo perché sa conciliare bellezza, emozione e impegno». Era dal 2018 che questa zona del Museo non accoglieva un’opera d’arte. L’ultima fu la scultura “Throne” dell’artista giapponese Kohei Nawa che celebrava il 160° anniversario dell’apertura delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Francia.

Barthélémy Toguo è un artista multidisciplinare, passa dal disegno alla scultura, dalla fotografia a installazioni monumentali come quella del Louvre. la sua formazione inizia in Costa d’Avorio per poi proseguire in Francia e in Germania e i suoi lavori sono stati esposti in importanti musei e gallerie internazionali.
In tutte le sue opere denuncia le anomalie del mondo: la povertà, la migrazione, lo squilibrio tra il nord e il sud del nostro pianeta.

Nel 2021 Barthélémy Toguo è stato nominato dall’Unesco “Artista per la pace”.“Sono un artista che è testimone del mondo che mi circonda e in cui vivo, perché viaggio molto. Così vedo e restituisco la memoria di persone dimenticate, della natura, che celebro nelle mie creazioni”. E con il suo lavoro non restituisce solo memorie. Ha realizzato in Camerum la “Bandjoun Station” un centro d’arte con una biblioteca, laboratori e collezione di opere.
“Un edificio – ha detto Togue – capace di portare l’arte in un luogo dove l’arte ancora non c’era”.

Sofia Barilari

 

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