Biserni, Asaps: «Troppi morti sulle strade, inasprire le pene»

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Un ragazzino di 14 anni ha perso la vita a Milano investito da un tram mentre era in sella alla sua bici; un altro di sette anni è morto a Cesena travolto da un bus dopo essere caduto dal seggiolino della bici del padre: sono gli ultimi due casi, in meno di ventiquattro ore, di una lunga scia di sangue sulle strade italiane che ha coinvolto i ciclisti. Ma lista dolente comprende anche motociclisti e, soprattutto, pedoni.

Ciclisti. Secondo i numeri dell’Osservatorio Asaps (l’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), che rielabora i dati Aci-Istat, nei primi otto mesi del 2022 i ciclisti che hanno perso la vita sulle strade nell’immediatezza dell’incidente sono in tutto 105, tra cui quattro minori. A questi vanno purtroppo aggiunti i decessi avvenuti a distanza di giorni o settimane negli ospedali dopo il ricovero in seguito all’incidente. I dati sono quindi parziali, perché i numeri rischiano di essere più alti. Dal rapporto Asaps il mese peggiore per i ciclisti è stato aprile con 20 decessi, seguono gennaio e maggio con 15, luglio e agosto con 12, giugno con 10, febbraio 11 e marzo 8. Più in generale sono 35 le vittime della strada nel 2022, considerando però non solo quelli che hanno perso la vita mentre erano in bicicletta, ma anche coloro che sono morti in altri tipi di incidenti. Addirittura nell’ultimo fine settimana di ottobre si è registrato un vero bollettino di guerra: in 72 ore hanno perso la vita 14 automobilisti, undici motociclisti, due pedoni, un ciclista e un conducente di motocarro.

Pedoni. Ma non solo, l‘Osservatorio Asaps ha contato ben 28 pedoni morti sulle strade italiane nel solo mese di ottobre. I dati sono parziali perché non tengono conto delle persone che sono ricoverate in prognosi riservata e che spesso si aggravano nei giorni successivi. I feriti gravi nel mese di ottobre ricoverati nei vari nosocomi italiani ammontano a ben 128. Per quanto riguarda i decessi si tratta di 9 donne e 19 uomini, molti dei quali colpiti alle spalle, mentre erano sul marciapiede e lungo le vie, da pirati stradali, spesso arrestati poche ore dopo grazie all’incessante opera delle forze di polizia statali e locali. E novembre si è aperto con la 23enne investita dall’auto di un coetaneo a Pieve del Grappa, nel Trevigiano, risultato poi positivo ad alcol e droga. Una dinamica purtroppo frequente. I casi più eclatanti sono stati a Roma, prima con le due ragazze 25enni belghe investite dopo aver tentato di soccorrere persone rimaste coinvolte in altro incidente e l’investimento del 18enne Francesco Valdiserri, morto per mano di una giovane donna ubriaca, che guidava con la patente sospesa. Per quanto riguarda i veicoli investitori sono stati censiti 21 autovetture, 4 autocarri, 2 motocicli, un camper. Quattro gli episodi di fuga e omissione di soccorso, aggravanti del reato di omicidio stradale che può prevedere la reclusione fino a 18 anni nei casi più gravi. La regione che a ottobre ha visto il più alto numero di pedoni morti è l’Emilia Romagna con sette decessi, seguita dal Lazio con 4 e la Campania con 3. In 5 casi l’automobilista indagato aveva assunto alcol prima di mettersi alla guida. Si tratta di accertamenti nella immediatezza del fatto. Dal 1° gennaio al 31 ottobre l’Osservatorio Asaps ha contato oltre 200 eventi luttuosi sulle strade, per quanto riguarda i pedoni.

Analisi. «E’ una strage silenziosa – afferma Giordano Biserni, presidente Asaps – che colpisce bambini, ragazzi, lavoratori, casalinghe, anziani, italiani e stranieri. Ora con le giornate più corte, con novembre che è il mese dove si registra il maggior numero di vittime fra i pedoni, e con l’ipotesi anche di ridurre l’illuminazione lungo le strade per il caro bollette nei comuni, temiamo un forte aumento degli investimenti di pedoni. Occorre ricordare a chi amministra che la manutenzione stradale è fondamentale anche per la ricostruzione dei sinistri. Infine, dobbiamo schierare più divise e più strumenti per fermare questa vera carneficina. Lo diciamo da mesi, inascoltati».

Mentre il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini studia la stretta per evitare le “troppe tragedie e salvare vite”, sul tema è intervenuto anche il capo della Polizia, Lamberto Giannini, che ha fatto cenno alla responsabilità dei gestori dei locali per avere delle organizzazioni e dare dei servizi adeguati, ma «è altrettanto necessaria un’educazione importante, che venga dal contesto delle famiglie e delle scuole. In particolare, è necessaria una campagna di informazione che faccia presente quante insidie ci siano nella guida pericolosa».

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