Reddito di cittadinanza: una proposta per tagliarlo

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Se la sinistra italiana ha il difetto di inventarsi risposte complicate a problemi semplici, la destra ha il brutto vizio di liquidare problemi complessi con soluzioni brutali. Che non funzionano quasi mai nella vita reale e mai in politica. Come non si risolve il problema dei rom con una passeggiata in ruspa (perché se gli distruggi in campo da qualche altra parte dovranno andare), così non si risolve il problema della disoccupazione al Sud eliminando con un colpo di penna il Reddito di Cittadinanza.

Un altro regalo al Nord

Facendo l’ennesimo inchino alla piccola imprenditoria del Nord, dove Fradelli d’Italia ha fatto il pieno dei voti a scapito della Lega, la Meloni ha deciso di tagliare l’RdC ai cittadini “abili al lavoro”, quasi tutti residenti al Sud e diventati indisponibili ad accettare i contratti a tempo delle aziende del Settentrione, disposte a offrire poche centinaia di euro in più al mese, che spesso diventavano centinaia di euro al mese in meno una volta tolte le spese di affitto per una stanza o un micro appartamento. Il problema è che, andando a studiare un po’ meglio i dati di chi il Reddito lo prende pur essendo teoricamente “impiegabile”, si scopre che di trentenni single inchiodati al divano ce ne sono pochini, mentre ci sono moltissimi padri e madri di famiglia che con quei soldi fanno la spesa per i loro figli e vivono in zone del Paese dove un lavoro pagato dignitosamente praticamente non esiste.

Secondo l’ultimo bollettino mensile dell’Inps circa un milione e mezzo di persone facenti parte di nuclei familiari con minorenni e/o persone invalide a carico campano con il Reddito di cittadinanza concesso a persone che in teoria possono trovarsi un lavoro. Ma se glielo si toglie quelle persone dovrebbero andare via da casa, perché il lavoro in Italia esiste solo al Nord, e magari con un contratto che dura pochi mesi. Per farci capire, è con i soldi tolti a questa gente che Salvini pensa di finanziare la pensione anticipata per sessantunenni che non hanno più voglia di alzarsi la mattina per andare in ufficio la mattina. Facciamolo dire direttamente al capo della Lega: “Per andare in pensione a 61 anni con 41 di contributi secondo i calcoli dell’Inps serve poco più di un miliardo, lo recuperiamo sospendendo per sei mesi il reddito di cittadinanza a 900 mila percettori”. Uscita sorprendentemente ignorata dalla Meloni ma non dal leghista Giorgetti, che da ministro dell’Economia ha smentito il suo capo partito spiegando che le risorse in più per l’anticipo delle pensioni dovranno trovarsi da risparmi nello stesso ambito previdenziale.

Una soluzione

E quindi che si fa? Si continua a finanziare il Reddito così come l’hanno voluto i grillini? No, perché è oggettivo che l’RdC vada riformato, garantendolo “in eterno” solo a chi davvero non può lavorare. Per tutti gli altri dovrà essere utilizzato come sostegno a tempo in attesa di un impiego che va cercato dal percettore e offerto dai centri per l’impiego. Con una importante novità: lo Stato dovrebbe cancellare il Reddito solo quando il percettore rifiuta un posto di lavoro nei confini regionali di residenza, e offrire incentivi alle aziende che assumono; in questa maniera si incoraggerebbe forse qualche imprenditore ad investire al Sud e cominciare a fare lobbying perché vengano effettuati investimenti in infrastrutture, che dopo Roma diventano indegne di un paese europeo.

Sarebbe un primo passo, ancora piccolo ma necessario, per realizzare quella rivoluzione del Pil del Meridione che aspettiamo dal secondo dopoguerra, quando si decise che per far prima bisognava puntare tutto sulle industrie del Nord utilizzando la manovalanza a basso costo proveniente da un Sud sempre più spopolato. Settant’anni dopo facciamo ancora i conti con questa sciagurata politica democristiana. La Meloni dovrebbe capire che è il momento di invertire la rotta. Se non vuole farlo per una questione di equità, lo faccia almeno per evitare che Giuseppe Conte prenda il 40% dei voti al Sud alle prossime elezioni.

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