Congresso Pd, tutti contro tutti e Letta contro tutti

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Lo scontro congressuale nel Pd si sta già consumando sulla data del congresso. Domani è in programma l’assemblea nazionale che dovrebbe sciogliere definitivamente il nodo, ma se il buongiorno si vede dal mattino sembra molto difficile che si possa arrivare ad una posizione condivisa.

Il segretario Enrico Letta, venendo incontro alle richieste di chi vuole fare presto, sembra deciso a proporre la data del 19 febbraio per convocare le primarie, ritenuto il punto di caduta migliore per mettere d’accordo le varie anime. Quella che fa il tifo per Stefano Bonaccini, e che raccoglie le anime centriste del Pd, decisa ad anticipare tutto a gennaio, e la sinistra dem che invece ritiene necessario un approfondimento della discussione e vorrebbe posticipare il tutto alla prossima primavera.

Nelle ultime ore a frenare sui tempi ci si è messa anche Elly Schlein che sulla carta sembrerebbe al momento la principale avversaria del governatore dell’Emilia Romagna. A fare da portavoce ll’aspirante candidata che ha già presentato una sua bozza programmatica, il deputato Arturo Scotto di Articolo 1 eletto però all’interno dell’alleanza democratica e progressista messa in campo alle elezioni da Letta. “Il Pd deve decidere se aprire una fase costituente con una chiamata larga verso soggetti esterni, o se intende limitarsi a fare il suo congresso ordinario. Anche lei – ha detto Scotto riferito alla Schlein – è consapevole che senza ridefinire identità e missione, le primarie non risolveranno nessun problema. Sa bene che la sfida non è una nuova leadership individuale”.

Anche sulla questione dell’allargamento della partecipazione ai soggetti non appartenenti al Pd, si sta consumando lo scontro interno. Base Riformista, la corrente moderata degli ex renziani capitanata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini e che ha deciso di puntare su Bonaccini, non ci sta a che il congresso sia aperto anche ad Articolo 1, ben consapevoli che rappresenterebbe un serbatoio di consensi per la Schlein: e sospettano che, dietro la strategia della sinistra interna, non vi sia in realtà il tentativo di aprire una discussione seria ed approfondita sull’identità del partito, ma soltanto l’opportunità di guadagnare tempo per costruire intorno all’ex vice dello stesso Bonaccini, il consenso più largo possibile. Per questo i centristi spingono per accelerare i tempi congressuali e arrivare alle primarie già a fine gennaio.

Ma da sinistra fanno anche notare che a metà febbraio ci saranno le elezioni regionali dove il centrosinistra ha alte probabilità di uscire sconfitto. Ragione per cui sarebbe controproducente eleggere un segretario a ridosso di elezioni che potrebbero azzopparlo prima ancora di partire.

Il segretario Letta vuole chiedere in tutta fretta, per non lasciarsi logorare oltre. Come riporta Repubblica sta facendo del tutto per accelerare il percorso scontrandosi con la sinistra dem. Letta vorrebbe addirittura invertire il percorso congressuale proponendo domani una modifica statutaria: convocare subito le primarie e far sì che sia poi il nuovo segretario a confrontarsi con i circoli per individuare il percorso politico e programmatico per rilanciare il partito. Una proposta che non piace alla corrente di Orlando, che vede nell’accelerazione dei tempi congressuali e nelle primarie subito la strada migliore per far vincere Bonaccini. “Si discute di anticipare la fine del congresso, ma la vera priorità è anticipare l’inizio. E bisogna decidersi- attacca il vicesegretario Provenzano – Se vogliamo farla seriamente la Costituente, non si possono comprimere i tempi di questa prima fase di apertura e discussione sui temi. Semmai si possono ridurre i tempi delle primarie. Altrimenti, si passi direttamente alla conta sui nomi: per me è una scorciatoia sbagliata, che non risolverà i nostri problemi, ma almeno ci risparmiamo le ipocrisie”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Dario Franceschini che vorrebbe un ticket fra Dario Nardella ed Elly Schlein, ma che dopo aver inizialmente benedetto la discesa in campo dell’ex sindaco di Firenze, ora sembra più orientato ad un accordo con la sinistra per sostenere la Schlein per fermare Bonaccini. Ma nella sua corrente Area Dem non tutti sembrano disposti a seguirlo nell’appoggio alla giovane candidata. Preoccupa il profilo della Schlein, fortemente laicista e sbilanciato troppo in favore dei diritti civili e del massimalismo di sinistra (basti ricordare lo scontro con Renzi ai tempi del Jobs Act), che secondo molti potrebbe preoccupare i moderati regalando punti al Terzo Polo. Molti stanno alla finestra in attesa dell’assembnlea di sabato 26 novembre convocata proprio da Nardella. Non è certo se il sindaco di Firenze scenderà ufficialmente in campo, ma sicuramente, candidato o meno, vorrà dire la sua e avere comunque un ruolo nella discussione congressuale.

Letta però sembra essersi stancato di fare il parafulmine. Nelle ultime ore aveva preso a circolare la voce delle sue dimissioni domani in assemblea, notizia poi smentita; è vero però che non ha nessuna intenzione di rimanere sulla poltrona del Nazareno a prendersi le critiche per il partito che non funziona, che non decide e per le prevedibili sconfitte alle prossime regionali. Lui il ruolo del traghettatore è disposto a svolgerlo fino in fondo, ma non fino al punto di diventare un alibi per le correnti in lotta fra loro e incapaci di trovare un punto di incontro almeno sulle date.

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