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Giovani e carovita, nuove illusioni per nuove generazioni

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Affitti alle stelle e stipendi alle stalle, nella lotta al carovita i giovani continuano a perdere terreno, più di chiunque altro.

Dati ISTAT alla mano, infatti, l’Italia conta un impressionante 11,6% di ragazzi tra i 18 ed i 34 anni in condizioni di povertà assoluta. Il che significa, traducendo il tutto in termini pratici, che un milione e mezzo circa di giovani ad oggi “non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile”.

Sono dati che portano sconforto, dati che raccontano una realtà difficile con cui sempre più ragazzi devono confrontarsi ogni giorno.

Importante anche capire come l’opinione pubblica percepisca questa situazione.

Tra scetticismo e rassegnazione, sempre più persone si stanno rendendo conto dell’entità effettiva del problema. Sui social è sempre più facile trovare interviste e testimonianze di giovani universitari o tirocinanti fuori sede che faticano a trovare stanze in affitto a prezzi ragionevoli.
Spesso, raccontano i ragazzi, nemmeno il supporto dei genitori sembra essere sufficiente.

La domanda da porsi a questo punto è semplice, forse scontata. Perché i giovani devono assistere inermi al rovinoso scivolone dei loro sogni?

Ebbene la risposta, per quanto possa sembrare banale, la si può trovare in un cocktail amaro di bassa occupazione, stipendi in calo ed affitti sproporzionatamente elevati.

Per farsi un’idea più chiara della situazione, basti pensare che tra il 2019 ed il 2020, nel nostro paese si è registrata una diminuzione media del reddito pro capite annuale pericolosamente vicina al 6%, tutto questo a fronte di un aumento esponenziale del 30% in materia di affitti.

A condire con un goccio di pessimismo questo quadro già tragico arriva infine il dato ISTAT sulla precarietà giovanile, pari al 24% nell’anno corrente.

Detto questo, è lecito domandarsi se i giovani di oggi abbiano ancora delle reali possibilità di uscire di casa, rendersi indipendenti, fare esperienza lavorativa, studiare e pagare un affitto.

Se la speranza è l’ultima a morire, allora stiamo davvero giocando con la vita perché dietro quella che viene superficialmente dipinta come “scarsa forza di volontà” o “pigrizia patologica” delle nuove generazioni, si nasconde invece un disagio reale con implicazioni future ancora più preoccupanti.

Le generazioni che a breve dovranno prendere in mano le redini del nostro paese, infatti, si trovano attualmente a dover dipendere dai genitori fino ai 31 anni, stessa età in cui i coetanei tedeschi percepiscono in media stipendi da 26 mila euro annui.

Un divario importante che deve far riflettere tutti, indistintamente, non solo sulle effettive opportunità di riscatto delle nuove generazioni, ma sul destino del Bel Paese.

Gianluigi Gazerro

 

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