Manovra. Microfoni e giornalisti contro la Meloni. Foto di una particolare conferenza stampa

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Cronaca semiseria di una importante conferenza stampa. Quella di presentazione della prima legge di bilancio del governo Meloni.
Foto che esprimono e riflettono molto più di tante parole il clima politico e non solo, che si respira oggi in Italia.

Lo scontro ovviamente è plasticamente tra centro-destra unito fuori casa, diviso dentro casa, e il partito unico mediatico e politico dominante. Di sinistra.
Mentre parla la premier, dopo un inizio roboante, il suo microfono stranamente salta (complotto tecnico-istituzionale?). Il momento è imbarazzante, almeno 10 secondi, esattamente in coincidenza con un concetto rimasto appeso. E il risultato è stato divertente. Tanti rumori, quasi gorgoglii, per non pensare ad altre eruzioni più scabrose, e poi finalmente il ricorso al solito gelato.

E qui la Meloni ha dissimulato bene: con un sorriso dei suoi, abituale quando deve sdrammatizzare una tensione comunque accumulata.
Dopo la sua “lunga introduzione” (come definita da un giornalista), il vice Matteo, oltre a rivendicare pure lui i meriti del provvedimento, si legga bandierine da mettere, non sapeva cosa dire. Lo spazio se l’era preso tutto la premier.
L’altro vice (Tajani) assente, per motivi ministeriali (con Crosetto): ha fatto sapere che i correttivi saranno apportati in Aula (pensioni, flat tax etc). E’ il tentativo di conciliare capra e cavoli. Capra Palazzo Chigi e cavoli berlusconiani (da settimane infastidito per non essere considerato e informato).

Centro-destra formalmente compatto quindi, su questa ex-Finanziaria elaborata a tempo record. Una ex-Finanziaria coerente, coraggiosa e politica: quasi draghiana senza Draghi. Un giusto mix di identitarismo e pragmatismo.
Connotazione politica che la sinistra rimprovera alla Meloni. Ma che vuole l’opposizione? La destra fa la destra. Inutile tentare di correggere le sue scelte facendole sterzare a sinistra.

Non a caso a dicembre la piazza sarà rosa, rossa e verde. Il Pd ha già stabilito la sua data: piazza antifascista? I grillini faranno le barricate sul reddito di cittadinanza e gli studenti marceranno pure loro contro la Meloni, non sapendo nemmeno perché (viva gli anni Settanta). Ah, odiano il merito. La competizione genera troppo stress. Meglio restare aggrappati nella propria bolla autoreferenziale e immune da ogni contatto sociale.

Ma i primi a mobilitarsi sono i giornalisti del “partito unico della carta stampata”, Corriere della sera, Repubblica e Stampa.
Con questi la Meloni ha perso la pazienza: arroganti con lei, servili con Draghi. Cercano quotidianamente il pelo nell’uovo, addirittura hanno chiesto la riduzione dei tempi dell’introduzione della legge di Bilancio.
Uno schema consueto: se la premier non avesse accettato le domande, la notizia del giorno dopo, sarebbe stata che la dittatura è iniziata.
“In passato meno assertivi, so io a cosa mi riferisco”. Una mezza frase che esprime tanto. Delle due l’una, o alle prossime conferenze-stampa i giornalisti “anti”, staranno zitti, o aumenteranno le loro polemiche.

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