Il Sud “consuma” poco spettacolo: il Paese spezzato

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Le ben note carenze strutturali del Mezzogiorno si riflettono anche sulla fruizione culturale. Oltre un terzo della popolazione italiana vive nelle regioni del Sud eppure è proprio qui che lo spettacolo registra numeri minimi rispetto al resto del Paese per l’offerta, per il numero di spettatori e, conseguentemente, per la spesa.

Il Sud “consuma” poco spettacolo. E’ l’attuale situazione rilevata dalla Siae dalla quale emerge, anche in questo caso, un’Italia a due velocità con intere regioni del Mezzogiorno nelle quali andare al cinema, al teatro o a un concerto è molto più difficile rispetto al centronord. A sud del Garigliano, gli spettatori nel 2021 sono stati solo un quinto del totale nazionale. Un’asimmetria, fanno notare i ricercatori della Società per gli autori e gli editori, che viene confermata e anzi aggravata dai dati relativi alla spesa, che nel Meridione si ferma al 16,7% dell’intero importo nazionale. In numeri assoluti, considerando insieme spettacolo e sport, la spesa totale degli italiani nel 2021 è stata di 1 miliardo e 88 milioni euro. Di questa cifra solo 182,1 milioni arrivano dalle regioni del Sud a fronte dei 687,2 delle regioni del Nord e dei 218.9 milioni del centro.
Un quadro che viene confermato se si prende in esame il solo settore dello spettacolo: in questo caso la spesa totale degli italiani per il 2021 ammonta a 904,3 milioni di euro. Di questi, 560,3 (ovvero il 61,9%) arrivano dal Nord, 188,7 dal Centro (20,9%) e 155,4 (17,2%) dal Sud.

Il dato mostra plasticamente quanto il Paese sia spaccato. Le cinque regioni dove si “consuma” più spettacolo sono l’Emilia-Romagna, con 248 spettatori ogni 100 abitanti, seguita dal Veneto con 208, la Toscana con 169, la Lombardia con 162, il Lazio con 160. Le ultime cinque sono invece la Campania con 86 spettatori ogni 100 abitanti, seguita dalla Sicilia con 78, la Basilicata con 71, la Calabria con 41 e ultimo il Molise con 36.

Dati ancora più impressionanti arrivano dalle province. Anche qui l’analisi della Siae si focalizza sul numero di spettatori ogni 100 abitanti. Il primato positivo va alla provincia di Rimini con 768 spettatori ogni 100 abitanti, quello negativo a Vibo Valentia, dove su 100 abitanti solo 14 nel 2021 hanno assistito a uno spettacolo. Considerando il totale di spettatori in ogni singola provincia, la prima è Roma con 8,1 milioni (9,7 % del totale Italia) seguita da Milano con 7,9 milioni (9,4 %) e poi da Verona (4,5 milioni, 5,4 %), Torino (3,7 milioni 4,4 %), Napoli (3,1 milioni, 3,7 %). Nelle prime cinque province si concentrano oltre 27 milioni di spettatori, ovvero un terzo di tutti gli spettatori italiani.

Servono idee. Ora, considerando che la ripresa del settore sarà lenta dopo l’inaudita mazzata dovuta alla pandemia, secondo il direttore generale della Siae Gaetano Blandini servirà ancora l’aiuto dello Stato. «Niente provvedimenti a pioggia, quello che davvero potrebbe aiutare il mondo dello spettacolo sono interventi mirati, incentivi fiscali e misure che diano la possibilità alle imprese di offrire spettacoli degni di essere visti, di investire sulla tecnologia e sulla sicurezza».

C’è poi la situazione delle sale cinematografiche afflitte da una crisi sempre più profonda che al momento appare senza sbocchi e per le quali, sottolinea il direttore alla Siae, servirebbe “uno scatto di inventiva”. «Perché tutto quello che è stato fatto fino a oggi per le sale – riflette Blandini, che in passato è stato anche direttore generale cinema per il ministero della Cultura – mi sembra sia servito purtroppo fino a un certo punto. Gli interventi-spot non bastano. Le sale italiane avrebbero bisogno di maggiore appeal, dovrebbero poter offrire al pubblico i servizi che in altri paesi sono comuni, dalle poltrone jumbo agli spuntini, e dovrebbero poter godere di una distribuzione diversa dei film. Al netto di tutto questo – continua Blandini – mancano al momento per le sale ipotesi in grado di invertire la tendenza. I dati che abbiamo raccolto nel nostro annuario certificano che il film in sala in Italia sta morendo. Per questo dico che serve uno scatto di inventiva, un sostegno intelligente che faccia invertire questa tendenza che impedisca al cinema come lo abbiamo sempre conosciuto di morire».

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