Ischia. Sindaci arrestati, liberati, alleggeriti. Meglio potenziare i prefetti

2 minuti di lettura

Effetto-Ischia. Degrado ambientale, cambiamento climatico; ineluttabilità degli eventi naturali, mancanza di controllo dei territori, soprattutto dei boschi, degli argini dei fiumi e degli speroni di montagna; abusivismo grave, leggero e di necessità, mancanza di piani regolatori, licenze complici: tutto e il contrario di tutto, mentre aumenta il numero dei morti e si assiste all’ennesima catastrofe annunciata, visto che da un lato, l’Italia è un paese totalmente a rischio dal punto di vista idro-geologico e dall’altro, la politica pur avendo i fondi e le possibilità di gestire le emergenze, dorme, non interviene, e se lo fa, è ambigua, debole, inefficace.

Troppi interessi, troppe opacità, troppe strumentalizzazioni, poche competenze, dietro l’alibi del consenso, della pace sociale e delle rassicurazioni pubbliche. Questo, senza parlare dello scontro stucchevole e ideologico, che puntualmente si ripete dopo le sciagure (terremoti, smottamenti, frane) tra l’ambientalismo di sinistra, che considera l’ambiente un museo senza la presenza dell’uomo; uomo per definizione, moralmente e storicamente colpevole, e l’ambientalismo conservatore, che invece unisce l’uomo all’ambiente, sinonimo per logica (secondo le accuse), di ogni illegalità.
La politica quindi, dorme, e quando si sveglia si contraddice. Prendiamo il caso del nuovo governo.

Matteo Salvini ha detto che i sindaci non devono essere arrestati, anzi vanno aiutati, sburocratizzando le maglie amministrative che li imprigionano. Della serie, maggiori poteri di intervento e più decisionismo. Il ministro Pichetto Fratin invece, li vorrebbe arrestare, in quanto responsabili soggettivi e oggettivi del malgoverno diffuso.

La premier Meloni, dal canto suo, ha una posizione intermedia (lo ha chiarito intervenendo all’Assemblea nazionale dell’Anci): intende sgravarli dall’eccessivo peso che sopportano, depotenziando ad esempio, il reato di abuso d’ufficio. In tal modo non avranno più la cosiddetta “sindrome della firma”.
Un “caos creativo” che non si giustifica solo col dilettantismo, l’improvvisazione, l’emotività del dramma di Ischia, in attesa di provvedimenti seri. Discende da diverse e spesso incompatibili posizioni politiche.

Il ministro Pichetto Fratin è per un certo giustizialismo che mal si concilia con la tradizione garantista degli azzurri. Salvini da tempo ha assunto una postura liberale (il massimo delle libertà alle persone, il minimo di autorità allo Stato), la Meloni, da conservatrice, media, sta in mezzo.
E non solo: questo caos riflette le differenze, le opposte sensibilità esistenti pure a sinistra.

Ma tornando alla questione normativa, la cosa non si risolve dando o togliendo potere ai sindaci. Occorre intervenire nella filiera legislativa che a cascata coinvolge Stato, Regioni e poi i Comuni.
E, soprattutto, bisogna centralizzare le decisioni, specialmente quando si tratta di scelte impopolari e imperative. Il dato è, infatti, sottrarle agli interessi elettorali. I prefetti non i sindaci, dovrebbero prendere in mano la situazione. E disporre di maggiori poteri. Sono elementi terzi, dipendono dal centro (il ministero dell’Interno) e non rispondono ai cittadini, né devono pensare alla loro rielezione o a mantenere il consenso.
Altrimenti non se ne esce. I sindaci avranno sempre, sia politicamente, che socialmente, le mani legate. Stesso discorso per i governatori.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Filonazismo e pedopornografia su Telegram, 3 arresti a Genova

Articolo successivo

A Ischia si continua a scavare, ancora 4 persone disperse

0  0,00