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Cosa è successo in Cina?

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Cosa è successo in Cina? Nel fine settimana è scoppiata una rivolta contro i continui lockdown, ma stavolta non è stata solamente locale, perché si è diffusa anche a livello nazionale.

La protesta è iniziata dopo un incendio a Urumqi, la capitale della regione autonoma dello Xinjiang, la quale da agosto è stata sottoposta alle restrizioni anti-Covid. L’incendio, divampato giovedì scorso in una palazzina, ha provocato la morte di dieci persone, dato che i residenti, nel rispetto delle restrizioni, sono rimasti rinchiusi in casa.

Sono state due le possibili cause che hanno impedito alle vittime di salvarsi.

La prima ha evidenziato che l’edificio è stato sigillato dall’esterno, come nei periodi di lockdown, ma le autorità locali lo hanno negato. La seconda, invece, ha visto come protagonisti i vigili del fuoco, i quali sono intervenuti con grande ritardo, a causa dei posti di blocco istituiti proprio per implementare la politica Zero Covid.

Tuttavia la notizia si è andata a sommare a un malcontento ormai molto forte da mesi in tutta la Cina e, di conseguenza, questa strage è stata la proverbiale “goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

La protesta contro il ritorno dei lockdown è poi continuata a Pechino. Infatti, nella notte fra domenica e lunedì, la polizia ha fermato centinaia di persone che hanno sventolato fogli di carta bianchi e hanno urlato slogan come: “Vogliamo diritti universali, libertà, democrazia, abbasso la dittatura e il culto della personalità!”.

Così, questi fogli totalmente bianchi, senza alcuna scritta, sono diventati il simbolo della ribellione. Ma, anche se gli slogan sono stati vietati e poi censurati con gran cura dai media e social media cinesi, questo non ha impedito la loro veloce diffusione in tutto il mondo.

Le proteste cinesi hanno interrogato anche le nostre coscienze. Tuttavia, i periodi di lockdown occidentali, anche se più brevi e più blandi rispetto alle misure adottate da Pechino, sono stati pur sempre la copia del modello cinese. Difatti, la Cina non ha fatto altro che applicare il proprio modello fino alle sue estreme conseguenze e per un anno in più rispetto all’Italia, ma comunque la sostanza è rimasta identica.

Quindi è strano che l’Occidente oggi ce l’abbia con la Cina e la contesti, perché anche noi italiani abbiamo agito in egual modo. Anzi, a volte, non abbiamo neppure agito o se l’abbiamo fatto, non è stata una gran bella figura. Basti pensare alla recente questione dell’immigrazione, un momento caratterizzato da piena tensione e dal quale sono stati aperti diversi temi, ad esempio la violazione dei diritti umani o le discussioni sul diritto costituzionale.

Dunque le proteste, che nelle ultime settimane si sono diffuse a macchia d’olio in tutta la Cina, sono da considerare una vera e propria scelta e, di conseguenza, da intendere come libera e legittima espressione dell’esigenza di voler innescare un reale e radicale cambiamento.

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