La Meloni alla prova di Confindustria e sindacati

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Una qualità che di solito i leader dell’opposizione perdono appena arrivano al governo è la schiettezza. Non è questo il caso della Meloni. Nella rubrica social appena inaugurata, intitolata con furba semplicità “Gli appunti di Giorgia”, la premier ha difeso i punti salienti della manovra senza mai ignorare i temi critici. Così, subito dopo aver vantato la decisione di destinare 30 miliardi per «difendere imprese e famiglie» dall’aumento delle bollette, ha affrontato le misure più discusse della Finanziaria, ovvero l’aumento a 60 euro della soglia sotto la quale gli esercenti possono rifiutare l’utilizzo del Pos e l’innalzamento del tetto per i pagamenti in contanti. Dimostrando un certo pragmatismo la presidente del Consiglio ha spiegato che quella dei 60 euro era una cifra «indicativa, per me può essere anche più bassa», spiegando che è in corso «un’interlocuzione con la Commissione Ue».

La presidente del Consiglio sa che non vale la pena arrivare allo scontro con Bruxelles, con la quale sono in gioco decisioni ben più importanti, come la rimodulazione degli obiettivi del Pnrr, che difendere una misura importante più per la Lega che per FdI. La Meloni sa inoltre che il tetto dei 60 euro, che renderebbe rifiutabili circa l’80% dei pagamenti effettuati in Italia, rischia paradossalmente di aiutare le grandi aziende dell’e-commerce, che beneficeranno dell’aumento delle transazioni di quei cittadini ormai disabituati all’uso del contante, a partire dagli under 30.

Sulla libertà di utilizzare i contanti per i pagamenti fino a 5mila euro la Meloni non ha invece avuto dubbi; la difesa è stata completa anche se l’ha poggiata su giustificazioni un po’ traballanti: «Più è basso il tetto al contante e più si rischia evasione – ha spiegato – perché siccome i contanti io posso averli per mille ragioni, magari tenevo contanti in casa, magari un amico mi ha restituito un prestito che gli ho fatto, se non li posso spendere legalmente tenderò a farlo in nero, per cui più abbassi il tetto al contante più favorisci l’evasione, più aumenti il tetto al contante meno favorisci l’evasione». Quali siano queste mille ragioni non è dato sapere. In realtà quasi tutti i tecnici assicurano che la norma favorirà l’evasione e l’economia sommersa aumenterà.

Tra le voci più critiche sulla Finanziaria risuonano all’unisono – e non è un bel segno per Palazzo Chigi – quelle di Confindustria e dei sindacati. Se Bonomi ha liquidato come «risibile» l’entità del taglio del cuneo e ha criticato la scelta di concentrare le risorse su obiettivi «non prioritari in questa fase e discutibili nel merito», come flat tax e prepensionamenti, la Cgil ha definito la manovra «di corto respiro», la Uil «senza direzione di marcia” e la Cisl «non sufficientemente espansiva». Landini ha poi messo il carico in un’intervista concessa al Fatto Quotidiano: «è regressivo premiare gli evasori, innalzare il contante, tornare indietro rispetto ai pagamenti digitali – ha denunciato -. È regressivo rinunciare ad alzare ed estendere in tutti i settori la tassazione sugli extraprofitti. È regressivo prevedere tagli e riduzioni all’istruzione, al trasporto e alla sanità pubblica che aprono la strada alla privatizzazione».

Insomma, la mezza luna di miele col capo della Cgil, che aveva concesso a questo governo il beneficio del dubbio rifiutando di bocciarlo solo perché di destra, è finita. La settimana precedente al Natale la Meloni dovrà probabilmente affrontare i primi scioperi generali, rispondendo ai lavoratori dipendenti schiacciati dal carovita e del tutto ignorati da una manovra tutta concentrata ad aiutare le partite Iva. Per allora i messaggi social della premier dovranno diventare, oltre che schietti, anche convincenti.

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