Elly Schlein, parla Geloni: “Non è una radical chic come dicono”

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Elly Schlein, all’anagrafe Elena Ethel Schlein, deputata del Partito Democratico ma non iscritta al partito, già europarlamentare e vice presidente dell’Emilia Romagna, ha ufficializzato la sua corsa alla segreteria del Pd come leader della sinistra. I commenti su di lei sono però molto variegati; c’è chi la vede come l’ultima speranza per un Pd ridotto ai minimi termini elettorali, chi l’accusa di essere radical-chic, chi addirittura di essere un bluff dal momento che si presenta come outsider ma avendo alle spalle i big del partito. Abbiamo provato a capire cosa c’è di vero e di falso in tutto ciò con la politologa, giornalista e scrittrice Chiara Geloni, che è stata direttrice di Youdem, il canale televisivo del Pd, e oggi è responsabile del sito online di Articolo 1-Mdp.

Cosa pensa di Elly Schlein? Può essere la grande novità in questo congresso che dovrebbe in qualche modo sancire la rinascita del Pd?

“Che sia una novità mi sembra un dato abbastanza oggettivo, considerando già il particolare che si tratta di una donna che si candida alla segreteria. E’ vero che prima di lei lo ha fatto anche Paola De Micheli, ma visto che l’ipotesi di una sua vittoria è concreta, direi che il fatto nuovo ci sta tutto. E’ una candidata molto giovane con un curriculum che depone a sua favore”.

Perchè?

“Perché non è un soggetto esterno al Pd, ma al tempo stesso non è nemmeno organico al gruppo dirigente che ha condotto il partito dove si trova adesso. Quindi non ha responsabilità in ordine ai tanti errori che sono stati commessi negli ultimi anni”.

Come le è sembrata la sua prima uscita ufficiale?

“Ha fatto un discorso che tutti hanno giudicato positivamente nel quale ha anche smentito tanti luoghi comuni su di lei. Ad esempio ha smontato l’accusa di occuparsi soltanto dei diritti civili, senza con questo rinnegare le battaglie condotte in questo campo. Accusa che è stata alimentata anche dal pregiudizio nei confronti del suo orientamento sessuale. Ha tenuto un buon discorso all’interno di una scenografia e un’ambientazione contraddistinte anche da linguaggi del corpo e da immagini che hanno dimostrato una netta discontinuità con altre iniziative del passato. Mi riferisco alle varie leopolde e alle mega convention di partito. Nel bene o nel male anche questo è stato un segnale forte di novità. Si può giudicare tutto questo positivamente o negativamente, dipende dai gusti e dalle diverse posizioni in ordine a come dovrà essere questo congresso e come ci si immagina il futuro stesso del Pd”.

Una critica mossa alla Schlein è di presentarsi come nuova, avendo però alle spalle i vari Franceschini, Zingaretti, Provenzano, ovvero la stessa nomenclatura che ha gestito il Pd negli ultimi anni.

“La nomenclatura c’è, a meno che non la si voglia eliminare per decreto vietando ai suoi esponenti di partecipare alla vita politica. Alla fine il consenso delle varie correnti si ridistribuirà fra tutti i candidati, come del resto è sempre avvenuto e sta avvenendo. Per opportunismo? Per sincerità? Per cinismo? Per scelta politica? Qui rischiamo di entrare nel campo dei processi alle intenzioni. Avviene così da sempre e in tutti i partiti. Non credo si possa pensare di rifiutare in maniera giacobina il sostegno di qualcuno, come fosse un qualcosa di cui vergognarsi. Anche perché se andiamo a fare le pulci a tutti i sostenitori dei vari candidati, ci sarà da ogni parte qualcuno che non ci piace”.

Intanto però Bonaccini si presenta come candidato dei territori, dei sindaci, degli amministratori locali. Il messaggio che sta passando è che il governatore emiliano è il candidato della base e la Schlein dei vertici. Non è così?

“Questa è pura retorica. I sindaci del Pd governano con diverse formule politiche, quindi pensare che tutti possano unirsi per sostenere un unico candidato è soltanto utopia. Dire che i sindaci stanno con Bonaccini non ha senso, anche se magari con lui sono schierati quelli più conosciuti a capo delle grandi città. Ma tanti altri, che magari hanno una minore visibilità, probabilmente faranno altre scelte”.

Anche nella sinistra Pd la candidatura della Schlein sta incontrando resistenze. Orlando e Bettini per esempio temono una deriva troppo radicale che potrebbe allontanare i voti moderati e preferiscono puntare su Matteo Ricci. Vede concreto il rischio di una deriva estremista di sinistra con lei al comando?

“Penso che il vero pericolo per il Pd sia quello di essere un partito indefinito. Fino ad oggi non si è capito chi vuole rappresentare e attraverso quali scelte. Il rischio di spaventare i moderati è parte di una retorica antica che certamente non rappresenta la principale preoccupazione di oggi. Tutti i partiti europei che fanno parte della famiglia socialista, e tutti i partiti di sinistra del mondo, stanno facendo o hanno già fatto riflessioni e dibattiti sul superamento di quelle idee che hanno prevalso negli anni novanta; idee che hanno a che fare con la gobalizzazione, con il liberismo, con le teorie del nuovo centro. Credo che le posizioni di Elly Schlein siano assolutamente coerenti nell’alveo di un dibattito che appartiene ad ogni partito socialista europeo e di sinistra, senza con questo spaventare nessuno. Poi ci si può collocare in una linea più o meno avanzata, ma non penso che oggi il principale problema del Pd sia non spaventare i moderati. Spaventa molto di più la sua immobilità, ovvero l’essere un partito incapace persino di partecipare unito ad una manifestazione, finendo per dividersi in due piazze. Un partito così purtroppo non serve a niente. Quindi ben venga una discussione, e se si concluderà con la vittoria della Schlein e con una posizione chiara, pazienza per chi non sarà d’accordo. Un partito deve rappresentare e difendere degli interessi specifici. La pretesa di voler rappresentare tutti porta alla fine a non rappresentare nessuno”.

A sinistra però c’è comunque un dibattito identitario. Si preferisce una sinistra alla francese modello Mèlenchon, o una sinistra socialdemocratica e laburista?

“Elly Schlein è stata un’europarlamentare del Partito Socialista europeo come lo sono anche tutti coloro che la stanno sostenendo, compresi autorevoli dirigenti dello stesso Pse. Francamente non percepisco questo problema, mi sembra una discussione priva di senso”.

Il curriculum della Schlein secondo molti rappresenterebbe più il profilo di una radical chic che di una donna di sinistra sensibile alle grandi questioni sociali. Una più affine ai salotti che alle fabbriche. E’ così?

“Non voglio fare l’avvocato difensore di Elly Schlein. Ho capito che viene da una famiglia alto borghese, ma non credo che questo possa essere un impedimento a fare politica a sinistra. Fondamentale è capire come si interpreta il proprio ruolo e quali interessi si vogliono tutelare e rappresentare. Questa critica a chi è più o meno radical chic ritengo possa valere per una buona percentuale di dirigenti del Pd degli ultimi anni”.

Lei parteciperà al congresso e voterà per Elly Schlein?

“In tutta sincerità non ho ancora deciso. Non faccio parte del Pd, sono iscritta ad Articolo 1 che ha però deciso di rispondere a questa chiamata del Pd, valutando l’esito del percorso costituente e verificando le condizioni per parteciparvi o meno. Non so ancora se parteciperò alle primarie, a meno che non sopraggiungano fatti nuovi. Serve che la costituente produca delle concrete novità, altrimenti persone che come me hanno preso altre strade non troveranno le ragioni per cambiare idea. E’ stato il Pd ad aprire questa fase costituente, non gli è stata chiesta da fuori, quindi adesso sta ai dem dimostrare la reale volontà di voler apportare quei cambiamenti necessari a superare le difficoltà che ha avuto. Mi sembra però che nel Pd ci sia chi in verità non vuole che cambi nulla”.

Bonaccini?

“Non mi riferisco a lui in particolare, ma vedo che il tentativo di introdurre nuovi temi e nuove idee viene accolto con una certa freddezza da parte di chi si richiama ostinatamente alle regole e al manifesto delle origini. La costituente è stata convocata appositamente per modificare quelle regole e quei contenuti, alla luce del fatto che sono trascorsi anni dalla stesura del manifesto delle origini e molti partiti del socialismo europeo hanno rivisto e cambiato molte delle posizioni originarie. Tutto sta a capire se c’è realmente questa volontà di cambiare”.

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