Elly Schlein è già nel guinnes dei primati. Il suo record consiste nell’essersi candidata ufficialmente alla guida di un partito, il Pd, al quale non è ancora iscritta.
Del Pd aveva in realtà già fatto ufficialmente parte a suo tempo, ma poi se ne era andata per protesta, insieme con Pippo Civati. Elly è fatta così. Una volta sta qua, una volta sta là, domani chissà. È energia in moto perpetuo. È come un quark, la particella subatomica della fisica post-newtoniana. Compare e scompare, imprendibile e insondabile. Tavolta appare in forma corpuscolare, talaltra come onda energetica.
E infatti Elly ha presentato i suoi supporter, non come corrente (del Pd), ma appunto come “onda” (per rinnovare il Pd). La verità è che nessuno sa che cosa, Elly Schlein, effettivamente sia. E nessuno sa nemmeno se realmente ci sia, se abbia o no una sua consistenza corporea. È principio di indeterminazione allo stato puro.
Ad esempio, non si sa quale sia la sua nazionalità. Di cittadinanze ne ha tre: americana (come suo padre), italiana (come sua madre), svizzera (dove è nata). Il padre poi è americano solo di prima generazione, perché è a sua volta figlio di ebrei azhkenaziti venuti da Leopoli. Si dà però il caso che Elly si propone come leader di un partito che ambisce a governare l’Italia. Dovrà o no scegliere una cittadinanza pronunciando l’orrido attributo “nazionale”? Al movimento dei quark l’ardua sentenza.
Di Elly, che ha 37 anni, non si sa nemmeno che lavoro abbia fatto prima di diventare personaggio pubblico. Il suo ingresso e la sua permanenza in politica sono spiegabili solo attraverso la meccanica quantistica. Dopo una fugace apparizione negli Usa al tempo di Obama, di cui pare sia stata supporter, la Schelein entra in un lungo periodo di insondabilità, per poi riapparire nel 2013 come portabandiera del movimento (meramente immateriale) di OccupyPd. Roba dirompente e forte, tale da inibire qualsiasi, futura carriera politica? Macché. Dopo un anno, Renzi Lancia Elly nelle elezioni europee. E alla fine la giovane candidata viene eletta a Strasburgo, trovando oltre 50mila quark che si depositano sulle schede elettorali. Il fatto è che il posizionamento quantistico della Schlein aveva fino ad allora favorito l’assalto al potere Pd dell’ex “rottamatore”,
Arriviamo al 2019, Renzi è in disgrazia. Ed Elly lo molla. La quantistica non c’entra. È solo gretto opportunismo. Ma guai a dirlo agli sponsor scientifici della Schlein, la quale non ci mette un attimo a puntare l’elettroscopio altrove. E focalizza l’obiettivo sull’Emilia Romagna. Sostiene Stefano Bonaccini e poi diventa assessore in Regione. Il capolavoro quantistico della Schlein è sfidare oggi il suo ex mentore Bonaccini alla segreteria del Pd. Capolavoro cui si aggiunge l’ulteriore capolavoro di ricevere l’appoggio dei capicorrente Pd (da Dario Franceschini ad Andrea Orlando passando per Goffredo Bettini) proprio nel proporsi come anti-corrente. Certe cose non si possono spiegare solo come espressione di machiavellismo e spregiudicatezza. Ci vuole un salto filosofico. Non serve più la logica aristotelica, ma il principio di indeterminazione. Oggi sto qui, domani altrove. E nessuno mi può dire niente.
La Schlein è la più indeterminata delle indeterminabili. Nessuno la può raggiungere nella sua indeterminatezza. Tant’è che si propone indeterminata anche dal punto di vista erotico, dichiarandosi bisessuale, come se fosse un trofeo politico.
Ma qual è alla fine il motivo dell’interesse mediatico che suscita, almeno per ora? La risposta va cercata in profondità. Nel fatto che piaccia o non piaccia, si tratta oggi del prodotto più riuscito di certa sinistra post-marxista e, soprattutto, post-materialistica e post-moderna. Una sinistra senza legami e senza identità, senza luoghi, santuari e radicamenti. Questa sinistra pallida e irrisolta fu profetizzata dalla cinematografia triste di Nanni Moretti già oltre 40 anni fa. In Elly Schlein riconosciamo in definitiva uno dei più celebri personaggi di “Ecce Bombo” . La ragazza che, alla domanda «come campi?», così risponde: «Giro, vedo gente, faccio cose».
L’aspirante segretaria del Pd gira, allo stesso modo, come una trottola. Ma ancora non c’ha detto che cosa vorrebbe fare del Pd. E, soprattutto, se, dopo lei, ci sarà ancora un Pd.



