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Ricerca Anas. La fotografia degli italiani

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«E’ colpa sua». Gli automobilisti italiani sono molto indulgenti verso loro stessi: quando si verificano incidenti e situazioni di pericolo la responsabilità è tendenzialmente attribuita alla condotta altrui. Secondo la ricerca sugli stili di vita degli utenti commissionata da Anas e presentata durante il convegno “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”, il 54,1% degli automobilisti non utilizza le frecce in fase di sorpasso, il 35,4% non segnala l’ingresso in strada da rampa di accesso e il 19,5% l’uscita. Il 10,3% usa il cellulare alla guida e l’11,4% non indossa la cintura di sicurezza (per i passeggeri sul sedile posteriore, il dato raggiunge il 75,7%). Su oltre 357mila veicoli monitorati da Anas, inoltre, il 9,6% ha superato i limiti di velocità, il 77,7% non ha rispettato la distanza minima di sicurezza. Un autentico trionfo del malcostume, insomma.

Ricerca Anas. La fotografia degli italiani in viaggio emerge dalla seconda edizione della ricerca sugli stili di guida degli utenti, commissionata da Anas, appunto,e condotta dal Centro di Statistica Aziendale Research con interviste su un campione di oltre 3mila persone e con circa 5mila osservazioni dirette su strada. La campagna di indagine ha visto la realizzazione di tre diversi tipi di attività: il rilevamento di alcuni parametri di guida attraverso sistemi di rilevazione automaticainterviste a un campione di 3.036 utentiosservazioni dirette dei comportamenti di guida lungo sei differenti tipologie di strade e autostrade: il RA10 Raccordo Autostradale “Torino Caselle” in Piemonte; la strada statale 51 di “Alemagna” in Veneto; la strada statale 3bis “Tiberina” tra Terni e Ravenna; la strada statale 1 “Aurelia”, tra Roma e Livorno; la strada statale 16 “Adriatica” tra Bari e Otranto; la A2 “Autostrada del Mediterraneo”. Le attività di osservazione diretta sono state eseguite con l’impiego di due ricercatori all’interno di un’automobile che ha percorso l’infrastruttura di interesse, registrando un campione di veicoli in transito e i comportamenti dei passeggeri a bordo.

Nella percezione di sé e degli altri, mentre si è alla guida, lo studio evidenzia una significativa discrepanza. Per quanto riguarda il rispetto delle regole del codice della strada, in una scala da 1 a 10, il giudizio degli automobilisti su sé stessi oscilla tra un punteggio compreso tra l’8 e l’8,8. Decisamente più critici quando si esprime un giudizio sugli altri: qui la percezione raccoglie consensi che vanno da 5 a 5,9.

Auto e personalità. Questa forma di distorsione percettiva, nota come “self serving bias” (cioè la tendenza a prendersi il merito degli avvenimenti positivi e attribuire la colpa degli avvenimenti negativi a fattori esterni o ad altre persone), si accentua in modo particolare nel contesto della guida, investendo il giudizio sulla totalità dei comportamenti. Ciò perché l’auto rappresenta da sempre un oggetto fortemente identitario nella cultura italiana. Non solo un mezzo di trasporto, ma anche di espressione della propria personalità. Guidare l’auto è dunque un’attività che occupa un tempo significativo della giornata in cui si riflettono valori e gusti personali. Nella guida le persone investono tempo e intelligenza, confrontandosi con un contesto che però, soprattutto nei centri metropolitani o trafficati, può essere anche molto stressante.

La guida enfatizza inoltre una prospettiva individualistica con atteggiamenti di idealizzazione di sé e ostilità verso gli altri. In sostanza gli altri guidatori sono visti come anonimi e potenziali ostacoli. «Bisogna fare attenzione al miglioramento del comportamento degli utenti sulle strade – osserva Angelo Sticchi Damiani, presidente Aci – l’aspetto dissuasivo è importante, ma occorre educarci al rispetto dell’altro sulla strada».

Migliorare la sicurezza. Punto di partenza dell’indagine è il dato secondo cui il 93% degli incidenti deriva dal comportamento del guidatore. Su questo si basa anche la campagna di Anas “Quando guidi, guida e basta”, in vista dell’obiettivo di ridurre del 50% le vittime di incidenti stradali entro il 2030.

«Anas è uno dei più importanti gestori delle reti stradali, quindi proprio da qui deve partire una riflessione sul tema della sicurezza stradale», dice Aldo Isi, amministratore delegato di Anas, che durante il convegno ha illustrato i pilastri degli interventi: manutenzione, innovazione tecnologica e campagne di sensibilizzazione. La manutenzione, in particolare, «è la più grande opera che dobbiamo portare a termine nei prossimi anni. Dobbiamo tornare a curare il patrimonio delle nostre infrastrutture. Lo faremo con un piano di investimenti di 50 miliardi in 10 anni, di cui buona parte dedicati all’infrastruttura esistente».

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