Pd, Gianni Cuperlo l’anti Schlein di sinistra? Perché Elly non piace

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Se Elly Schlein pensava che bastasse riesumare il pugno chiuso, linguaggi tipicamente comunisti del tipo “compagni e compagne” e intonare Bella Ciao mettendoci pure qualche ricetta tipicamente da sinistra radicale modello patrimoniale, probabilmente dovrà restare delusa. Perché la sinistra del Pd non sembra affatto intenzionata a compattarsi su di lei.

E’ di ieri l’annuncio di Gianni Cuperlo che in un’intervista a La Stampa ha manifestato la possibilità di scendere in campo. “Ad alcuni di noi – ha detto – è stato chiesto di esserci. Per natura non antepongo un nome alla cosa. Valuterò con altri come stare in una battaglia che sentiamo di dover fare. Penso a quanti al Pd potrebbero avvicinarsi o ritornare se scorgessero nel nuovo corso la riscoperta di una idealità e delle coerenze necessarie”.

C’è un pezzo di sinistra dem, che oltre a Cuperlo comprende anche Andrea Orlando, Goffredo Bettini e altri, che non ha accolto positivamente la candidatura della Schlein. In primo luogo perché intravedono in lei il simbolo più di una sinistra radicale ed antagonista che di governo, e in secondo luogo perché, a leggere le indiscrezioni giornalistiche, non le avrebbe portato grande giovamento l’appoggio di Dario Franceschini che si è affrettato a mettere il cappello sulla giovane candidata: che mentre denuncia il correntismo come uno dei peggiori mali del Pd ed esclude di voler dare vita ad una sua corrente, ha scelto di farsi sostenere proprio da chi, come appunto l’ex ministro della Cultura, è uno dei maggiori capi-corrente che negli ultimi anni hanno determinato le sorti del Pd e le scelte sbagliate da Renzi in poi.

Sembra che Orlando puntasse ad un’intesa con Franceschini per stoppare la candidatura di Bonaccini, ma poi l’ex dc ha preferito giocare in proprio e salire sul carro della Schlein avendo fiutato in lei le possibilità di vittoria; perché è donna (e quindi può rappresentare l’anti Meloni di sinistra), perché è estranea alle logiche interne al partito, è giovane, rappresenta il target della leader movimentista, ecologista, impegnata nelle battaglie Lgbt, liberal e radical sui diritti civili ma massimalista in campo sociale come dimostra la sua forte opposizione alle riforme liberali del mercato del lavoro.

Ma c’è soprattutto un’altra preoccupazione di fondo che Cuperlo sembra chiaramente paventare; ovvero il pericolo più che concreto che la vittoria della Schlein possa provocare la scissione dell’area riformista come del resto ha già lasciato intendere il sindaco di Bergamo ed ex renziano Giorgio Gori. Serve quindi una candidatura più equilibrata che in qualche modo possa garantire oltre alla sinistra, anche i moderati e i riformisti. A tal proposito l’ex dalemiano e bersaniano Cuperlo spiega: “Credo si possa valutare una candidatura della sinistra che in questi anni si è più battuta per cambiare il Pd. Lo riterrei utile perché renderebbe il congresso più inclusivo. Per me la sinistra è una mescolanza di lotte, biografie, speranze. So bene quanto conti una leadership credibile, ma abbiamo sperimentato che non basta”.

E’ ovvio che laddove Cuperlo auspica “una candidatura della sinistra che in questi anni si è più battuta per cambiare il Pd”, di fatto sembra tagliare fuori la Schlein che dal partito è uscita insieme a Pippo Civati all’epoca di Renzi e non è tuttora iscritta, visto che si è potuta candidare grazie alle modifiche statutarie volute da Letta al fine di favorirla. Una quindi che è stata completamente estranea alla storia del Pd degli ultimi anni (e quindi esente da responsabilità nelle sconfitte) ma che non ha lottato dall’interno per cambiare le cose. Non a caso l’ex presidente parla anche di “idealità e coerenze necessarie” richieste a chi si candida, coerenza che evidentemente è mancata a chi rientra oggi nel partito dopo esserne uscita facendo altre scelte.

Se Cuperlo si candiderà realmente è tutto da vedere ma è evidente che chi ha puntato in tutta fretta sulla Schlein, leggi appunto Franceschini, forse i conti non li ha fatti bene fino in fondo. 

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