Italiani e feste: suini o capponi depressi? La parola di Meluzzi e Crepet

lunedì, 12 Dicembre 2022
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Il Natale si avvicina e con esso riaffiorano numerose categorie di persone che durante l’anno sono ben nascoste. Nello specifico, Lo Speciale ha individuato due sezioni ben precise all’interno della collettività italiana e non, ovvero : I capponi ed i suini depressi.

La prima categoria è composta da coloro che dall’incipit delle festività natalizie abbracciano il consumismo rituale e simbolico in tutte le sue forme. Generalmente questa fetta di popolazione gioisce dei momenti di convivialità e condivisione che l’atmosfera natalizia porta con sé.

Difatti un cappone, durante le feste, è facilmente riconoscibile, in quanto è colui che dall’8 Dicembre all’8 Gennaio è in pole position per accaparrarsi il miglior posto a tavola, così da gustarsi tutto, dal primo antipasto, all’ultimo dessert. I suini depressi, al contrario dei capponi percepiscono le feste come una costrizione, un momento di compartecipazione obbligata a cui, per ovvi motivi, non possono sottrarsi.

Da questo infatti deriva la depressione dei suini. A questo punto è lecito chiedersi: Durante le festività natalizie sono presenti più capponi o suini depressi? Dare una risposta univoca non è di certo facile, per questo abbiamo deciso di rivolgerci a due intellettuali esperti in materia: il professor Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore e saggista italiano e Alessandro Meluzzi psichiatra, saggista, criminologo ed ex politico italiano.

I due docenti, tramite le loro risposte, sono riusciti a darci un quadro dettagliato in merito alle attitudini degli italiani durante le feste: «Non è di certo possibile dare una definizione generale su come tutti vivono il Natale. E’ necessario attuare una differenziazione tra i singoli individui ed i singoli contesti in cui tali individui si trovano.» Queste sono state le dichiarazioni del Professor Crepet.

Dalle sue affermazioni è deducibile che è complesso tracciare una linea netta di separazione tra capponi e suini depressi, ma al contempo per riuscire ad incasellare un individuo o addirittura se stessi all’interno di una delle due categorie, è necessario analizzare gli ambienti in cui ci si muove.

Inoltre Crepet ha affermato che il Natale potrebbe strutturarsi come un momento in cui «ci si ritrova ma si è anche costretti a ritrovarsi». Difatti la costrizione è la dinamica con cui il suino depresso deve fare maggiormente i conti in questo periodo. Egli difatti cerca di mostrarsi entusiasta di fronte ai momenti di compartecipazione, ma con scarsi risultati di credibilità.

Allo stesso modo anche il professore Meluzzi, tramite le sue risposte  ha conferito ulteriore articolazioni alla questione: «Credo che le festività natalizie siano una di quelle poche esperienze tradizionali che ancora tendono ad unire la maggior parte delle persone. E’ quindi visibile un’aspetto di autenticità forte all’interno di questa ricorrenza».

E’ deducibile quindi che il professor Meluzzi all’interno della collettività italiana, percepisca più capponi, che suini depressi, in quanto il professore ha messo in evidenza l’aerea dell’autenticità delle feste, caratteristica che non ha nulla a che vedere con i suini depressi, che di autentico, visto la loro ipocrisia, hanno ben poco. 

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