Un evento drammatico come la strage di Fidene rappresenta il punto di non ritorno e, classico all’italiana, ha imposto delle valutazioni dalle quali scaturiranno subito dei provvedimenti. Intanto la domanda che rimbomba da giorni nella testa degli investigatori è: come è possibile uscire indisturbati da un poligono di tiro con una pistola in tasca? Facile quindi ipotizzare che ci siano stati dei buchi nei servizi di sorveglianza. Per questo, i fatti di Via Monte Giberto determineranno immediatamente una stretta sui poligoni di tiro con l’incremento dei controlli, a partire dalla Capitale, come deciso nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Bruno Frattasi. Polizia e carabinieri attueranno verifiche su queste strutture in tutta Italia. «E’ un argomento all’ordine del giorno», spiega il capo della Polizia, Lamberto Giannini.
La dinamica lascia sconvolti: nessuno ha fermato Claudio Campiti quando anziché dirigersi nelle linee di tiro è uscito come se nulla fosse per salire in auto e recarsi verso il bar per uccidere tre donne e ferire, mortalmente, una quarta. L’episodio ha creato allarme sociale e ha posto improvvisamente sotto la luce dei riflettori l’assenza di un efficace controllo su quanto avviene in luoghi dove circolano armi letali. Non aiuta, peraltro, la solita confusione normativa. C’è distinzione, ad esempio, tra i poligoni privati e quelli aderenti all’Unione italiana tiro a segno (Uits). Quest’ultima ha le caratteristiche delle federazioni sportive affiliate al Coni, ma giuridicamente è sotto la sorveglianza del ministero della Difesa.
Per aprire un poligono di tiro privato serve la licenza dell’Autorità di pubblica sicurezza, al pari di attività quali i punti internet, i compro oro, le sale giochi, il commercio di fuochi d’artificio, le agenzie di affari. Quelli della Uits, essendo quest’ultima un ente di diritto pubblico, seguono un altro iter. Anche il poligono di Tor di Quinto è affiliato alla Uits. Mentre nei primi è obbligatorio avere il porto d’armi, in quelli dell’Unione è sufficiente un’autocertificazione, procedura che desta più di una perplessità. Il regolamento dell’Unione assegna al “direttore di tiro” la responsabilità di verificare che tutti i tiratori abbiano riposto le armi di proprietà nelle custodie, scariche, o nelle fondine e abbiano lasciato la postazione di tiro e di controllare che tutte le armi utilizzate nelle esercitazioni, di proprietà della sezione e a lui affidate per la consegna ai tiratori, siano scariche, di chiuderle nelle rispettive custodie per essere consegnate nel locale di custodia di munizioni e armi. Per esercitarsi si può utilizzare sia la propria arma sia le armi presenti nel poligono. Per trasportare le armi dal luogo di custodia alla sezione e viceversa è necessario possedere una carta di riconoscimento, rilasciata dalle sezioni del tiro a segno nazionale e vidimata dal Questore competente per territorio. L’arma va trasportata scarica e riposta nella sua custodia.
Finora, su quanto avveniva all’interno dei poligoni non c’era uno stretto controllo da parte delle forze dell’ordine. Ora, la strage all’interno del gazebo che il bar di via Monte Gilberto aveva messo a disposizione dei condomini del consorzio di case sul lago del Turano avvia una riflessione più ampia sulla facilità di accesso alle armi e sulle eventuali conseguenze. «Quello di Fidene solo l’ultimo di una serie di episodi che testimoniano l’assoluta inadeguatezza del sistema – osserva Vincenzo Vicario, segretario del Sindacato autonomo vigilanza privata – al tiro a segno nazionale di Roma nessuno verificava da anni le procedure di sicurezza per l’affidamento delle armi e delle munizioni ai tiratori, lasciando aperte falle fin troppo evidenti: armeria distante dalle linee di tiro, nessun controllo agli ingressi, mancanza di vigilanza e di metal detector, assenza di conteggio delle munizioni esplose, assenza di effettive procedure per la rilevazione delle anomalie sulla linea di tiro e conseguente allarme, sono solo alcuni degli evidenti difetti che ogni guardia giurata ha potuto rilevare durante le esercitazioni periodiche».
A questo punto ci sarà un doveroso giro di vite con ispezioni per verificare il rispetto delle prescrizioni: dal mantenimento dei registri dei visitatori alla garanzia che i responsabili della gestione siano persone con i requisiti richiesti per poter possedere e maneggiare armi. Il prefetto Frattasi ha annunciato controlli amministrativi per verificare la regolarità della conduzione di queste strutture. È giusto che questo si faccia e anche con rapidità».


