Ischia, il post emergenza: cosa sta succedendo

domenica, 18 Dicembre 2022
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Per passare dalla tragedia all’apparente normalità bisogna spostare ben 50mila tonnellate di fango e detriti. A Casamicciola sono i giorni della post emergenza e il primo passo propedeutico da compiere è la complessa rimozione della valanga di materiale scesa dal monte Epomeo, che si è fatta strada nel cuore del paese finendo la sua corsa in mare, lasciando purtroppo morte e distruzione.

Le stime parlano appunto di 50mila tonnellate di terra che hanno invaso case, strade, negozi, alberghi che dovranno essere rimossi, ma sul cui smaltimento non si è ancora presa una decisione definitiva. Una piccola parte di questo fango, che occupava soprattutto le strade principali, è stata stoccata negli spazi esterni del Pio Monte della Misericordia, l’ex complesso termale in disuso che sorge al centro di Casamicciola e che già ospita parte del fango della frana del 2009, e in un altro paio di piccoli siti temporanei dell’isola.

Tuttavia, negli ultimi giorni l’attività di rimozione è stata prima rallentata e poi frenata per l’allerta meteo che ha impedito a uomini e mezzi di lavorare nelle zone rosse, gravate peraltro dal rischio idrogeologico. I tecnici hanno effettuato sopralluoghi in diversi punti dell’isola per trovare altri siti di stoccaggio temporaneo; nella maggioranza dei casi non è stato possibile ottenerne l’utilizzo mentre per tre di essi, nei comuni di Forio e Casamicciola, si attende che vengano attrezzati secondo le indicazioni dell’Arpac per trasferirvi il fango intanto solidificatosi.

Indipendentemente dai tempi di rimozione resta comunque da sciogliere la riserva sulla destinazione finale dell’enorme quantità di terra e detriti e per la quale si formulano alcune ipotesi. La prima a essere stata presa in considerazione è stata quella dello smaltimento in terraferma, che libererebbe l’isola dal fango che, secondo le normative vigenti, sarebbe da considerare un rifiuto e di conseguenza non tecnicamente smaltibile a Ischia.

Si sta anche pensando a un riutilizzo virtuoso dei vari materiali di cui è composta la frana: con una caratterizzazione ad hoc (da ottenere con apposite ordinanze degli enti competenti) si ipotizza infatti di utilizzare il fango per il ripascimento degli arenili, da anni soggetti a forte erosione, mentre rocce e alberi potrebbero essere riciclati per usi edilizi in modo che resterebbero così da smaltire in discarica solo i rifiuti veri e propri come le decine di automobili travolte e distrutte dalla furia della frana. Ma non si esclude neppure la possibilità di scaricare in mare la maggior parte del fango, in un sito a molte miglia dalla costa e che presenti caratteristiche idonee per non arrecare danni all’ecosistema marino.

Nel frattempo, è stata riaperta la litoranea, ossia il tratto della SS 270 in via Tommaso Morgera. I tecnici hanno effettuato un sopralluogo per verificare la tenuta del costone che incombe sulla strada, quindi il commissario straordinario Simonetta Calcaterra ha firmato l’ordinanza che dispone la riapertura dell’arteria di fondamentale importanza per la circolazione sull’isola. Il provvedimento sarà ovviamente revocato nel caso in cui il meteo dovesse minacciare perturbazioni pericolose. L’impressione è che comunque si andrà avanti con provvedimenti tampone ancora per qualche tempo.

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