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Gli Usa tentano di “riprendersi” l’Africa

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Dal 13 al 16 dicembre si è svolto negli Stati Uniti un vertice di partenariato Usa-Africa di tre giorni con i leader di tutto il continente africano – una trentina circa. All’apparenza il vertice Usa-Africa era finalizzato a rilanciare le relazioni economiche, finanziarie, di amicizia, commerciali e quant’altro fra i due continenti, nordamericano e africano. Ma, alla luce degli interventi che si sono susseguiti nel corso dell’evento internazionale, è emerso il vero e proprio carattere geopolitico del vertice.

Quali sono i retroscena? La realtà vera è che da svariati anni si assiste ad una penetrazione sempre più capillare di Russia e Cina nel continente africano. Mentre, di converso, anno dopo anno, le potenze occidentali, principalmente Usa, Francia, Germania e Gran Bretagna, perdono sempre di più la loro influenza in Africa. Basta indicare un po’ di cifre per comprendere l’entità del fenomeno. Nel decennio dal 2007 al 2017 il commercio degli Stati Uniti con l’Africa è diminuito del 54%, mentre quello della Cina è cresciuto del 220%. Ma, non si tratta soltanto di vendere i propri prodotti agli africani. E’ proprio l’approccio di cinesi e russi in Africa ad essere completamente diverso. Va detto che l’Occidente – in primis la Francia che con il franco CFA ha letteralmente succhiato il sangue delle popolazioni africane dei paesi francofoni – ha da sempre perlopiù sfruttato il continente africano. La Cina, invece, nel 2016 è stata il principale creatore di posti di lavoro in Africa. Nel 2020 la Cina ha concluso accordi per un totale di 735 miliardi con 623 aziende, molto di più rispetto alle 80 aziende in cui gli Usa hanno investito appena 22 miliardi di dollari nel 2019. La Cina sta sponsorizzando ben 46 progetti portuali in Africa, mentre gli Usa non ne gestiscono nessuno.

Comunque ci sono due grosse problematiche, che rendono gli africani estremamente diffidenti nei confronti degli Stati Uniti. Entrambe le problematiche dipendono, purtroppo, dalla guerra Russia – Ucraina, quest’ultima sostenuta dalla Nato e soprattutto dagli Usa. La prima è quella relativa agli armamenti che l’Occidente fornisce all’Ucraina e che finiscono nelle mani dei terroristi dell’Africa subsahariana. La questione delle armi ucraine, che alimentano il terrorismo nell’area del bacino del lago Ciad, è stata sollevata dal presidente nigeriano Buhari al recente vertice africano dei paesi limitrofi. L’altra problematica è quella relativa al cibo. Molti paesi africani sono giustamente preoccupati di non potersi permettere cibo a sufficienza, per sfamare la popolazione. Questa crisi alimentare è stata prodotta dalle sanzioni e dalle politiche anti-russe, che impediscono a molti paesi africani di importare prodotti russi fondamentali, come grano e fertilizzanti. E’ pertanto assai difficile che possa sbocciare un nuovo idìllio fra Usa e paesi africani, nonostante le promesse americane di nuovi investimenti da destinare all’Africa.

 

 

 

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