I funerali di Benedetto XVI e la sofferenza per la messa in latino

mercoledì, 4 Gennaio 2023
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Saranno celebrate domani mattina alle 9,30 in piazza San Pietro le esequie solenni del Papa emerito Benedetto XVI morto all’età di 95 anni lo scorso 31 dicembre.

A celebrare il funerale sarà papa Francesco, un pontefice regnante presenzierà alle esequie del suo predecessore, caso unico nella storia e determinato dalla rinuncia di Ratzinger. Infatti quando muore un papa, il conclave che elegge il successore si riunisce sempre dopo il funerale che viene quindi celebrato dal decano del collegio cardinalizio.

E’ anche la prima volta nella storia della Chiesa che muore un papa emerito e quindi non esiste una procedura prestabilita per il rito funebre. L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Vaticano ha però pubblicato il libretto che guiderà la liturgia, che appare molto simile a quella delle esequie del papa regnante; mancheranno soltanto le suppliche finali, la supplica della diocesi di Roma e delle Chiese orientali.

La salma di Benedetto XVI sarà tumulata nelle grotte vaticane nella stessa nicchia in cui era stato sepolto San Giovanni Paolo II prima della beatificazione e del trasferimento nella basilica di San Pietro per essere esposto alla venerazione dei fedeli. Il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni ha rivelato che il corpo sarà adagiato in una bara composta di tre strati, un primo in cipresso, il secondo in zinco, il terzo in legno.

All’interno della bara, saranno deposte le monete e le medaglie coniate durante il Pontificato di Benedetto XVI, poi ci saranno i pallii, ovvero le vesti da lui indossate nelle funzioni liturgiche nel corso della sua carriera ecclesiastica, ed infine il rogito, contenuto in un cilindro di metallo, ovvero un testo che descriverà il suo pontificato. Nonostante parteciperanno alle esequie numerosi capi di Stato, il Vaticano ha fatto di tutto per rispettare le volontà del Papa emerito che ha chiesto una cerimonia sobria, come sobria è stata sostanzialmente tutta la sua vita e la carriera al servizio della Chiesa.

Intanto, in attesa dei funerali, la salma continuerà ad essere esposta nella basilica di San Pietro dove non si ferma l’afflusso di fedeli.

Nelle ultime ore sono emersi alcuni particolari interessanti che confermano come Ratzinger, pur essendo stato sempre rispettoso ed obbediente verso le decisioni del suo successore, non abbia sempre condiviso l’operato di papa Francesco. Sembra infatti che Benedetto abbia sofferto molto quando è stato promulgato il motu proprio Traditionis custodes con cui Bergoglio ha riscritto le regole sulla liturgia tridentina, di fatto annullando il Summorum Pontificum del predecessore. Lo ha confermato il segretario particolare monsignor Georg Gänswein, nel corso di un’intervista rilasciata al giornalista Guido Horst, di Die Tagespost e che è stata ripresa fra gli altri dal vaticanista Aldo Maria Valli sul proprio blog.

Alla domanda su come Benedetto abbia reagito alla decisione di Francesco e al suo motu proprio, monsignor Gänswein risponde così: “Lo ha colpito in modo molto forte. Credo che leggere il nuovo motu proprio abbia spezzato il cuore di Papa Benedetto, perché la sua intenzione era quella di far trovare la pace interiore, la pace liturgica, a coloro che avevano semplicemente trovato una casa nella vecchia Messa, per allontanarli da Lefebvre. E se si pensa per quanti secoli l’antica Messa è stata fonte di vita spirituale e di nutrimento per molte persone, tra cui molti santi, è impossibile immaginare che non abbia più nulla da offrire. E non dimentichiamo che molti giovani che sono nati dopo il Vaticano II e non capiscono bene tutto il dramma del Concilio, pur conoscendo la nuova Messa, hanno comunque trovato una casa spirituale, un tesoro spirituale anche nella vecchia Messa. Portar via questo tesoro alle persone… beh, non posso dire di sentirmi a mio agio con questo”. Ed in effetti, mentre Ratzinger aveva concesso ai fedeli tradizionalisti la possibilità di poter celebrare liberamente la messa in latino senza particolari autorizzazioni, il motu proprio di Francesco ha ricondotto il potere decisorio in capo ai vescovi delle diocesi come avveniva ai tempi di Giovanni Paolo II: ma mentre Wojtyla raccomandava ai vescovi di assecondare il più possibile le richieste degli amanti della liturgia antica salvo situazioni eccezionali, con il motu proprio di Bergoglio è diventata invece eccezionale l’autorizzazione, con l’invito ai vescovi a non essere di manica troppo larga.

Altro motivo di sofferenza per il Papa emerito sarebbe stato determinato dal commissariamento dei Francescani dell’Immacolata ordine religioso a lui molto legato. Chi ebbe modo di parlare della questione con Ratzinger rivelò di averlo trovato molto turbato per la severità usata da Bergoglio verso il fondatore padre Stefano Manelli.

Ma in questi anni più volte Benedetto si è mostrato poco in linea con le decisioni del suo predecessore anche su altri fronti, pur rifiutandosi tuttavia di farsi tirare per la giacchetta dai nemici di Bergoglio. Ma ha ribadito il suo pensiero sulla comunione ai divorziati risposati e l’impossibilità di concederla, sulle coppie di fatto e sulle unioni gay riconfermando il Catechismo della Chiesa cattolica,  sul celibato sacerdotale, sull’ordinazione delle donne, ribadendo ogni volta l’indiscutibilità della dottrina rispetto alle rivendicazioni del mondo moderno. E sebbene papa Francesco sia stato molto cauto nelle aperture e abbia chiuso la porta ai tentativi dei modernisti di riscrivere la dottrina in chiave relativista, le differenze fra i due papi, Ratzinger conservatore, Bergoglio chiaramente più progressista, si sono viste. Ma del resto era chiaro a tutti sin dall’inizio che il pontificato di Francesco non sarebbe stata la fotocopia di quello del predecessore, considerando anche che i due si erano già sfidati nel conclave del 2005 che aveva eletto Ratzinger.

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