Quale futuro per la Chiesa senza Benedetto XVI

venerdì, 6 Gennaio 2023
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Quali conseguenze avrà la morte di Benedetto XVI sul futuro della Chiesa? E’ ciò che tanti si stanno chiedendo in questi giorni alla luce della dipartita del Papa emerito, che seppur ritirato in questi anni in preghiera nel Monastero Mater Ecclesiae, ha continuato a far sentire la sua presenza.

Abbiamo più volte scritto di come Ratzinger sia stato in questi nove anni un argine al proliferare dell’agenda modernista, e di come abbia in qualche misura contribuito a frenare certi propositi riformatori che sembravano ispirare l’azione di papa Francesco. Non va dimenticato che il pontificato bergogliano si era aperto all’insegna della cosiddetta “agenda Kasper”, dal nome del cardinale tedesco Walter Kasper capofila dei modernisti e grande avversario di Ratzinger. Addirittura Bergoglio, già pochi giorni dopo la sua elezione, lasciava intendere la volontà di ispirarsi proprio all’agenda progressista di colui che era stato il suo principale sponsor nel conclave che lo aveva eletto.

E Francesco effettivamente l’agenda Kasper è sembrato seguirla, se si pensa che ha convocato un Sinodo sulla famiglia mettendo al centro della discussione temi cruciali come la comunione ai divorziati risposati, il riconoscimento delle coppie di fatto e delle unioni gay, tutti argomenti che Ratzinger durante il suo pontificato aveva giudicato indiscutibili. Si è poi visto come il Sinodo non abbia affatto prodotto le riforme sperate e di come Kasper e company siano rimasti profondamente delusi dalle timidissime aperture di Francesco; che non ha cambiato nulla per ciò che riguarda la dottrina sul matrimonio, mentre sulla comunione ai divorziati risposati si è limitato a concedere facoltà ai vescovi di autorizzarla o meno valutando caso per caso.

Papa Francesco ha dovuto fare i conti con l’opposizione di un ampio fronte conservatore che proprio in Benedetto XVI ha continuato ad avere il proprio punto di riferimento e una sorta di leader morale. La presenza di Ratzinger in Vaticano ha dato forza ai cosiddetti conservatori di non soccombere all’assalto dei modernisti e ha costretto in un certo senso Bergoglio a non oltrepassare il confine dell’ortodossia.

Nei prossimi giorni uscirà il libro di monsignor Georg Gänswein segretario personale di papa Benedetto che già si annuncia esplosivo, visto che in esso si parla esplicitamente di un avversione di Bergoglio verso di lui, e di come per esempio il pontefice regnante non abbia gradito la prefazione di Ratzinger al contestato libro dell’ultra conservatore cardinal Robert Sarah, dove l’Emerito sembrava in pratica contraddire tutta la politica bergogliana.

Ora che Benedetto non c’è più il principale timore è che il fronte conservatore resti senza guida, e i modernisti possano tornare alla carica per spingere papa Francesco a dare corso ai progetti riformatori portati avanti con forza dalla conferenza episcopale tedesca; un’agenda che contempla fra le altre cose l’abolizione del celibato sacerdotale e la possibilità per i preti di sposarsi, l’ordinazione sacerdotale ed episcopale delle donne, la riammissione piena dei divorziati risposati all’Eucaristia, il riconoscimento delle unioni omosessuali, l’apertura su tematiche etiche di fondamentale importanza come l’aborto e l’eutanasia, tutti temi che di fatto andrebbero a stravolgere la natura stessa della Chiesa cattolica rendendola sempre più simile alla Chiesa luterana.

Un’agenda quella dei modernisti figlia delle rivendicazioni postume del cardinale Karl Lehmann allievo del gesuita Karl Rahner, il grande contestatore del pontificato di San Giovanni Paolo II e che proprio Wojtyla fu costretto a creare cardinale nel concistoro del 2001 in cui fu creato anche Bergoglio, dopo un estenuante braccio di ferro con i vescovi modernisti tedeschi che arrivarono a minacciare uno scisma in caso di esclusione del loro leader.

Quindi senza più Ratzinger in vita i modernisti avranno campo libero? Difficile dirlo, anche perché papa Francesco non è più quello di dieci anni fa. Anche lui è molto stanco e minato nel fisico, a tal punto da non aver escluso di poter seguire l’esempio del suo predecessore e ritirarsi. Il pontificato bergogliano è dunque al tramonto, ed è molto difficile credere che il pontefice possa azzardare ciò che fino ad oggi ha prudentemente evitato. Ma i timori nel mondo tradizionalista rimangono, anche alla luce delle decisioni adottate da papa Francesco ad esempio sulla messa in latino e che hanno molto amareggiato lo stesso Ratzinger come ammesso proprio da monsignor Gänswein.

Il motu proprio Traditionis Custodes è stato probabilmente un contentino offerto da Bergoglio ai modernisti per soddisfare la loro sete di modernità e di progresso dopo le delusioni per le mancate riforme, andando a colpire il simbolo del tradizionalismo cattolico, ovvero l’antica liturgia che Ratzinger aveva invece liberalizzato. Ma da qui a ritenere che dopo dieci anni di moderate e prudenti aperture,, Francesco possa di colpo fare la rivoluzione e stravolgere la Chiesa appare un’ipotesi poco credibile. Chi vivrà vedrà.

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