Addio al cardinal Pell, difensore della fede ingiustamente diffamato

mercoledì, 11 Gennaio 2023
4 minuti di lettura

A pochi giorni dalla morte di Benedetto XVI, la Chiesa perde un altro “campione della tradizione”: si tratta del cardinale australiano George Pell, prefetto emerito della Segreteria per l’Economia, dopo essere stato arcivescovo di Melbourne e di Sydney. E’ deceduto a Roma a 81 anni per le complicazioni di un intervento chirurgico all’anca.

Anche Pell è stato sempre considerato un conservatore, fedelissimo di San Giovanni Paolo II e legato da un rapporto di profonda stima a Benedetto XVI. Con papa Francesco invece i rapporti non sono stati sempre idilliaci, specie perché il cardinale si è trovato al centro di vicende giudiziarie che lo hanno profondamente addolorato e in qualche modo hanno contribuito a minarlo fisicamente.

Era nato a Ballarat l’8 giugno del 1941.  Dopo essersi formato presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma dove riceve la licenza di Sacra Teologia, prosegue i suoi studi presso l’Università di Oxford dove nel 1971 si specializza in Storia della Chiesa con una tesi dal titolo “L’esercizio dell’autorità nel cristianesimo primitivo dal 170 al 270 circa”.

Tornato in Australia, dopo aver ricoperto vari incarichi in diverse parrocchie viene consacrato vescovo, e in seguito arcivescovo metropolita di Melbourne, per poi diventare nel 2001 arcivescovo metropolita di Sydney per volontà di Giovanni Paolo II. Wojtyla lo apprezza molto, soprattutto perché Pell sostiene posizioni molto rigide per ciò che riguarda la difesa dei temi etici e si batte fortemente contro l’affermazione del relativismo etico in un continente, l’Australia, molto sensibile alle rivendicazioni laiciste e alle tematiche Lgbt.

Si è opposto con fermezza alle legislazioni favorevoli al riconoscimento delle unioni gay, e sull’omosessualità ebbe a dire: “L’omosessualità, siamo coscienti che esiste. Questa attività è sbagliata e crediamo che per il bene della società non debba essere incoraggiata”. Molto rigide anche le sue posizioni in tema di sessualità e contrarie all’utilizzo dei contraccettivi, sostenendo che l’unica vera forma di contrasto all’Aids sta nel praticare l’attività sessuale unicamente all’interno del matrimonio o in un rapporto di coppia stabile.

Nel concistoro del 21 ottobre 2003 papa Giovanni Paolo II lo crea cardinale presbitero di Santa Maria Domenica Mazzarello, e due anni dopo partecipa come elettore al conclave che eleggerà Benedetto XVI. Tornerà in conclave anche otto anni dopo, nel 2013 dove è stato eletto papa Francesco.

La sua fama di pastore retto e moralmente inattacabile spinge Bergoglio a nominarlo primo prefetto della Segreteria per l’economia, sollevandolo dalla cura pastorale dell’arcidiocesi di Sydney. Pell è incaricato di fare ordine e pulizia nella gestione degli affari economici e lui sembra prendere seriamente l’incarico. Ma proprio mentre sta svolgendo questo delicato compito, ecco scoppiare in Australia lo scandalo della pedofilia che finisce per coinvolgerlo direttamente.

Pell viene prima accusato di aver coperto alcuni preti pedofili, poi finisce lui stesso per essere accusato di aver commesso degli abusi su minori quando era parroco. Per questo viene rimosso dal suo incarico in Vaticano e torna in patria per potersi difendere.

In primo grado viene giudicato colpevole di abusi sessuali su due minori di 13 anni e condannato a una pena detentiva di 6 anni. La condanna è poi confermata anche in appello, ma sono tanti i dubbi e le incongruenze che sembrano emergere nei processi: e a molti appare evidente un pregiudizio dei giudici nei suoi confronti, con una chiara prevalenza dell’accreditamento delle tesi accusatorie ed una scarsissima attenzione invece per le prove portate a discolpa del porporato. Tant’è vero che la Corte Suprema australiana accoglie l’appello del cardinale e lo assolve dalle accuse, dopo aver preso atto che le prove prodotte dalla difesa rendevano praticamente impossibile considerare Pell colpevole oltre ogni ragionevole dubbio.

Esce così di prigione dopo oltre un anno. Nei mesi della carcerazione Pell scriverà un diario e dichiarerà in seguito di essere stato incoraggiato a resistere e a non perdere la fede e la speranza dal Papa emerito Benedetto XVI, che ha sempre creduto nella sua innocenza e lo ha accompagnato con la preghiera.

Pell ha sempre sostenuto di essere rimasto vittima di un complotto, che l’inchiesta fu chiaramente studiata a tavolino per impedirgli di portare avanti il lavoro che aveva iniziato a Roma, ovvero quello di fare chiarezza nella gestione economica del Vaticano. Non solo, è arrivato anche ad individuare il regista del complotto contro di lui nel cardinale Angelo Becciu, denunciando da parte di quest’ultimo bonifici sospetti in Australia per complessivi 700mila euro che sarebbero serviti per “comprare” i suoi accusatori. Una tesi che però Becciu ha sempre respinto e che non è stata finora confermata dalle inchieste.Oggi l’epilogo della triste vicenda con la morte di Pell, che tuttavia non chiude la lunga scia di veleni che in questi ultimi anni ha attraversato le stanze vaticane.

Al di là di questo, c’è da dire che con la scomparsa di Pell se ne va un altro erede della stagione wojtyliana, fedele alla tradizione, che si è sempre battuto contro le derive moderniste. Pochi mesi fa fu proprio lui ad accusare di eresia alcuni vescovi tedeschi per le posizioni assunte in favore dell’omosessualità. In una “lettera aperta fraterna” ai vescovi tedeschi firmata da lui e da più di 80 altri prelati di cinque continenti, denunciò come il cammino sinodale tedesco “porterà inevitabilmente a potenziali scismi”.

Sul sinodo tedesco ebbe anche a dire: “Indubbiamente, il Santo Padre parlerà, dovrà parlare su questo argomento per chiarire e ribadire la Tradizione. La Chiesa cattolica, a differenza delle comunioni ortodosse e anglicane, ha uno strumento che crediamo ordinato da Dio: Pietro, l’uomo della roccia. Il ruolo speciale del papato è quello di mantenere la purezza della Tradizione Apostolica e di mantenere l’unità della Chiesa intorno a quella tradizione. Quindi, sono fiducioso che il Santo Padre parlerà. I burocrati che dominano il cammino sinodale e la maggior parte dei vescovi tedeschi, pensano che adottando gli insegnamenti del mondo intorno a loro, stanno andando ad aiutare la Chiesa. Si stanno dirigendo e guardando nella direzione sbagliata, stanno peggiorando una brutta situazione. Ho grande fiducia nel successore di Pietro”.

Ora che né lui, né Benedetto XVI ci sono più, speriamo che papa Francesco non ne deluda le aspettative.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.