“Siamo riusciti a farci del male…ma nei fatti abbiamo evitato spaccature deleterie. Adesso concentriamoci su ciò che il congresso e la fase costituente possono dare per il nostro rilancio”. E’ amaro il commento del segretario del Pd Enrico Letta di fronte allo scontro interno che si è consumato per l’intera giornata di ieri intorno alla battaglia congressuale e al sistema di voto che, tanto per cambiare, ha trasmesso all’esterno l’immagine di un partito profondamente lacerato.
C’è da capirlo Letta! Proprio ieri la premier Meloni ha dovuto fare un video per difendersi dall’accusa di non aver confermato in manovra il taglio sulle accise sui carburanti, e i dem invece di cogliere la palla al balzo e buttarsi sulla polemica si sono scannati sulle regole di voto: al punto che la notizia delle faide interne al Nazareno ha finito per oscurare completamente il tema del prezzo della benzina. “Potevamo segnare a porta vuota – ha detto Letta – e invece….”. Invece tanto per cambiare il Pd ha offerto uno spettacolo a dir poco desolante.
Il motivo dello scontro è stato determinato dalla proposta di trasferire le primarie dai gazebo alla rete attraverso il voto online, un po’ come avviene nel Movimento 5Stelle dove gli iscritti vengono chiamati ad esprimersi su una piattaforma. Una proposta che ha acceso lo scontro fra i due principali contendenti alla segreteria, ovvero Elly Schlein paladina del voto online e Stefano Bonaccini sostenitore del voto reale.
Alla fine, dopo una giornata di scontri, accuse reciproche, trattative ad oltranza è stato finalmente raggiunto un compromesso; il voto online sarà limitato soltanto ad alcune categorie, ovvero per quanti sono residenti o domiciliati all’estero, per disabili e malati, per chi non possa recarsi al seggio a causa di altri impedimenti (ad esempio gli studenti fuori sede) che saranno definiti dalla commissione nazionale del congresso. Un compromesso che è sembrato mettere la parola fine ad una giornata ad alta tensione ma che certo non ha riportato il sereno in casa dem.
Infatti i candidati al congresso non sono d’accordo nemmeno sulle regole del gioco, figurarsi su tutto il resto. Lo scontro si è consumato come detto fra i due principali sfidanti alla segreteria.
E’ ovvio che anche le modalità di voto possono fare la differenza. Schlein è praticamente l’outsider di questo congresso, non essendo neanche iscritta al partito (tant’è vero che per farla candidare è stata fatta una deroga allo statuto), quindi può contare su un sostegno che va oltre gli amministratori e i militanti su cui invece punta tutto Bonaccini. E’ ovvio che un voto unicamente in rete avrebbe chiaramente privilegiato la Schlein che può contare sul sostegno di un elettorato sostanzialmente giovane modello Sardine, quindi avvezzo all’utilizzo dei social, diversamente da Bonaccini che può godere maggiormente del supporto di un elettorato più tradizionale, amante del voto reale, che alle piattaforme social preferisce i gazebo e che è composto in larga parte anche da persone che con gli strumenti della tecnologia hanno magari poca dimestichezza.
Ma la proposta non è piaciuta nemmeno a Gianni Cuperlo, a detta del quale il voto online non garantirebbe trasparenza, e a Paola De Micheli che infatti non ha nemmeno votato il compromesso raggiunto. “Anche se capisco la questione del digitale – ha detto – ritengo che quello che c’è scritto nel regolamento allarghi troppo l’utilizzo di uno strumento che invece deve essere deciso dai nostri iscritti. Detto questo io sto parlando di lavoro, di riorganizzazione del partito e di politiche per l’ambiente. Domani devo fare un bellissimo incontro a Siena e voglio concentrarmi su questo. Io parlo sempre sia delle politiche positive del Pd, sia della negatività delle politiche della Meloni”.
Alla fine insomma è passata la linea di Bonaccini visto che le primarie si svolgeranno principalmente nei gazebo, e a sentire i bene informati la Schlein non l’avrebbe presa affatto bene.”Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto – ha commentato Bonaccini – perché, come detto ieri, sarebbe stato folle spaccare il Partito democratico e abbiamo fatto di tutto oggi per evitarlo, con grande senso di responsabilità. È molto importante che la Direzione abbia confermato che il voto delle primarie sarà in presenza ai gazebo. Siamo un partito solido e radicato, una comunità, non una piattaforma virtuale. Sono previste altre e piuttosto limitate possibilità di voto per venire incontro alle giuste esigenze di chi avrebbe evidenti difficoltà a raggiungere i gazebo”.
Resta a bocca asciutta dunque la Schlein grande sostenitrice del voto online ( e questo dimostra anche la sua idea di un Pd movimentista, non più appesantito dalle strutture, dagli apparati, dagli iscritti) che ha dovuto ingoiare un compromesso che certamente non va nella direzione da lei auspicata, visto che restringerà comunque a poche categorie la possibilità di votare sulla piattaforma. Con il voto online la candidata progressista, sostenuta dall’asse Zingaretti-Franceschini, puntava a recuperare il consenso dei delusi e di quanti, pur non avendo votato il Pd alle ultime elezioni politiche, potevano vedere comunque in lei una novità; persone che potrebbero non essere del tutto disponibili a metterci la faccia recandosi personalmente ai gazebo.
Tranciante il giudizio di Letta: “Oggi, con il video col quale Meloni tecnicamente mente sulla riduzione delle accise, il governo e la premier hanno fatto il primo vero errore di comunicazione, dopo settimane di vento in poppa. Avevamo possibilità di fare goal a porta vuota ma non lo abbiamo fatto perché stavamo discutendo di regole. Dobbiamo essere netti nel dirci che dobbiamo capire sempre tempi e opportunità della discussione”. Poi l’appello finale: “Da domattina ci confrontiamo su temi e questioni di contenuto che interessano gli italiani”. Infatti, sarà proprio così! Beato chi è pronto a scommetterci un centesimo.



