Regionali-Lazio. Caos sinistro, il tradimento di D’Amato. Rocca verso Calenda?

venerdì, 13 Gennaio 2023
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A fare il Terzo Polo non sempre è un privilegio. Di sicuro c’è che in questo caso i protagonisti centristi non sono ciò che resta della vecchia Dc, i moderati vecchio stampo o transfughi non premiati dalle nomenklature, che comunque hanno scelto, dopo qualche melina strategica, gli schieramenti classici di riferimento: o centro-destra o centro-sinistra. Del resto, alla poltronite non si resiste.

Renzi e Calenda, invece, sono due vecchi volponi, intelligenti, furbi, arroganti al punto giusto, e hanno capito che tale luogo geografico non dovrà essere più cattolico, vista la perdita assoluta di mordente della religione nella società italiana, ma liberal-democratico.
E i due finora hanno lavorato egregiamente. Con una regia perfetta, alle amministrative sono andati a destra e a sinistra quando conveniva, si sono presentati da soli quando conveniva e hanno creato le premesse per la loro affermazione il 25 settembre scorso.

Smottare, destrutturare e ricomporre i poli è la loro mission in vista del futuro quadro politico. E soprattutto hanno fatto capire a chiare lettere a Letta o a chi verrà dopo di lui, che senza il loro apporto il Pd perde.
Il colpo da maestro di Calenda è stato l’interlocuzione con la Meloni a proposito della manovra (un’opposizione costruttiva, a differenza dell’odio ideologico dei dem e di Conte). Un colpo, quindi, al cerchio e uno alla botte. Un abbraccio interessante per la premier, che ha la necessità di trovare sponde utili qualora le intemperanze della sua coalizione si dimostrino pericolose e ingovernabili (al Senato sono solo 11 i seggi di maggioranza, e pertanto, Salvini e Berlusconi possono sempre ricattarla), e un legame fondamentale per scrivere le grandi riforme dello Stato: magari barattando il presidenzialismo col sindaco d’Italia: quel premierato molto caro a Renzi.

Ma questa strategia a targhe alterne può rivelarsi pure un clamoroso autogol. Ad esempio, le regionali del 12-13 febbraio. A Milano il Terzo Polo, come noto, ha scelto la Moratti, confinando Majorino all’alleanza con gli odiati grillini (altro che cantiere largo).
A Roma, invece, il contrario: Il Terzo Polo si è unito al Pd, optando per D’Amato (e i 5Stelle andranno da soli).
In fondo, si tratta della medesima operazione studiata per le precedenti consultazioni amministrative.
Ma sorpresa: D’Amato (condizionato dall’appello di alcuni intellettuali vicini al Manifesto), ha tentato l’abbraccio pure con la grillina Donatella Bianchi, che guarda caso, ancora non ha fatto manifestazioni eclatanti relative alla sua discesa in campo. L’assessore alla Sanità laziale ha parlato addirittura di un possibile ticket.

Una mossa che ovviamente ha fatto infuriare Calenda: “Basta farcelo sapere, presenteremo un nostro candidato”.
Tradotto: chi troppo vuole nulla stringe. Una frantumazione che ha già visto la scomposizione operata dai Verdi-Sinistra unita a novembre, con Fratoianni alleato dei 5Stelle e Bonelli fedele a D’Amato.
Un caos sinistro che rischia di avvantaggiare ulteriormente gli avversari. E cosa ha fatto subito Francesco Rocca, il candidato governatore del centro-destra? Un bacio a sua volta a Calenda: voglio il termovalorizzatore (prima non lo voleva), un tema caro al Terzo Polo. Come dire, sui progetti possiamo trovare una sintesi. Resta da vedere come andrà avanti il film.
Ricordando che le strategie se sono troppo complesse e tattiche, rischiano di lasciare i primi attori e i comprimari col cerino in mano.

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