Messina Denaro, Becchi: “Ci sono cose nell’arresto che non quadrano”

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Sta ponendo molti interrogativi l’arresto del boss mafioso Matteo Messina Denaro, l’ultimo dei corleonesi, latitante da oltre trent’anni. Fa discutere soprattutto il fatto che l’uomo si trovasse praticamente in Sicilia da dove non si è mai mosso e fosse in cura da oltre un anno, seppur sotto falso nome, presso una rinomata clinica privata di Palermo. Un arresto che, senza nulla togliere alla professionalità degli investigatori, fa sorgere delle domande. E c’è chi si chiede se fosse proprio così difficile individuarlo prima. Sospetti che ad esempio sta sollevando il filosofo Paolo Becchi che ha individuato più di un’anomalia in questo arresto e nella narrazione che ne stanno dando i giornali.

Cosa non la convince nell’arresto di Messina Denaro?

“Non sono un esperto di mafia e non mi sono mai occupato di criminalità organizzata. Ma da spettatore osservo delle stranezze che mi paiono evidenti”.

Quali?

“Mi sembra assurdo che un boss criminale come Messina Denaro possa aver vissuto per trent’anni indisturbato, a tal punto da andare negli ospedali, farsi curare e operare, girare tranquillamente per la città, ed essere arrestato proprio adesso che risulta gravemente malato. Mi chiedo francamente che significato possa avere questo arresto. Con questo ovviamente non voglio denigrare il lavoro degli investigatori, anzi ho il massimo rispetto e la massima riconoscenza verso le forze dell’ordine che lo hanno arrestato. E’ anche legittima l’esultanza dell’opinione pubblica per aver finalmente visto catturato un boss responsabile di crimini orrendi, ma vedo una narrazione celebrativa che mi lascia perplesso. Davvero era così difficile individuarlo prima se praticamente, seppur con tutte le cautele del caso, girava libero in mezzo a noi? O forse è convenuto individuarlo soltanto ora?”.

Non sarà il solito complottismo?

“Forse sarà anche complottismo, ma non posso evitare di farmi delle domande. A dirla tutta viene anche il sospetto che possa essere stata la mafia stessa a scaricarlo proprio perché ormai gravemente malato. Cosa se ne fa del resto di una persona che è ridotta in quelle condizioni? Io non conosco la mafia, non so nemmeno se sia quella che abbiamo conosciuto negli anni passati o si sia evoluta, ma è ovvio che un boss affetto da una grave forma di tumore non è più in condizione di guidare nulla. Anzi, se devo dirla tutta non mi piace certo giustizialismo che sto vedendo in queste ore”.

Cioè?

“Messina Denaro è un criminale e nessuno lo mette in dubbio, ma che senso ha, viste anche le sue condizioni di salute molto precarie, invocare per lui il carcere duro chiedendo che non si abbia alcuna pietà nei suoi confronti? Non metto in dubbio che abbia commesso dei crimini atroci, ma per questo dobbiamo essere atroci anche noi nei suoi confronti? Mettiamo un malato grave al 41 bis? Giusto che finisca i suoi giorni in carcere, ma non dimentichiamo mai che la giustizia è il contrario della vendetta. Per questo ritengo giusta anche la protesta che sta conducendo l’anarchico Alfredo Cospito che per quanto responsabile di atti criminali non mi pare meriti di stare al 41 bis come un mafioso. Non è che stiamo perdendo il senso di umanità previsto dalla nostra Costituzione? Che fino a prova contraria regola le pene in modo tale che siano rieducative prima ancora che afflittive?”.

Quindi a suo giudizio l’arresto di Messina Denaro potrebbe essere stata un’operazione simbolica? A che pro?

“Qui rischiamo di rientrare nell’ambito del complottismo, ma avrà notato che da ieri ovviamente la notizia del boss ha finito con l’oscurare tutte le altre notizie, ad iniziare da quelle scomode. E allora, mentre ci scaldiamo anche giustamente per un criminale assicurato alla giustizia, non dimentichiamo che in questo momento abbiamo cose più importanti da osservare con attenzione. Mi riferisco in particolare alla ratifica del Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità per cui l’Italia sta subendo forti pressioni dall’Europa. Finora l’Italia non ha ratificato il Mes, e soprattutto il centrodestra si è opposto con più forza, denunciando il rischio di finire sotto tutela permanente di Bruxelles, con l’Europa che ci imporrà la sua agenda privandoci definitivamente della sovranità. Ma sembra che adesso il governo tentenni e messo alle strette sia tentato di passare la palla al Parlamento con la speranza di trovare una maggioranza trasversale che possa impedire la ratifica. E’ vero che qualcuno nel governo ha già messo le mani avanti, dicendo che ratificare il Mes non vuol dire automaticamente utilizzarlo facendoci mettere il cappio al collo ma se si può evitare la ratifica sarebbe meglio. Quindi credo che sia necessario tenere alta la guardia su questo punto. Allora attenti a non focalizzarci troppo sul grande successo del governo nell’aver catturato il boss, perché si tratta alla fine dello stesso governo che potrebbe ratificare il Mes e che per adesso non ha tagliato le accise sulla benzina”.

Non rischiamo di andare oltre il complottismo?

“Guardi, se Messina Denaro fosse fuggito all’estero e si fosse trovato in una clinica degli Stati Uniti, io sarei il primo a parlare di giornata storica per l’Italia. Ma lei capisce che questo signore è stato beccato praticamente sotto casa da dove non si è mai mosso? Messina Denaro è un cadavere che cammina e guarda caso viene arrestato oggi quando per trent’anni nessuno lo ha mai visto, né incontrato. Ora lo scoprono perché va a farsi un tampone anti-Covid per poter ricoverarsi in una clinica dove è stato già ricoverato altre volte, dove si recava continuamente per sottoporsi alle terapie, dove a leggere i giornali aveva familiarizzato con tutti i medici, il personale sanitario, i pazienti, tanto da farsi pure i selfie con loro. Qualcosa a me non torna. Lei giustamente mi sta obiettando che non si può essere complottisti su tutto, e forse ha anche ragione. Ma ci dicevano che eravamo complottisti anche quando denunciavamo la narrazione farlocca sui vaccini e oggi tutti sono concordi nel dire che, con la favola dei vaccini miracolosi che ci avrebbero salvati dal Covid, ci hanno presi tutti per i fondelli”.

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