I nodi della riforma Cartabia post arresto del boss

domenica, 22 Gennaio 2023
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Il 30 Dicembre 2022 è entrata in vigore parte della nuova riforma in materia di giustizia penale, ovvero la Riforma Cartabia, contenuta nel decreto legislativo n.150 del 2022. Il testo interviene in maniera primaria sulla questione relativa alle ripercussioni della scelta di stabilire per alcuni reati, non più la procedibilità d’ufficio, ma la procedibilità a querela.

Tra le finalità della riforma inoltre vi sono: l’esigenza di accelerare il processo penale, di potenziare le garanzie difensive e di tutela della vittima del reato e di apportare un’innovazione della ragionevole durata del giudizio di impugnazione.

E’ quindi evidente la complessità della riforma, che proprio per questa sua caratterista ha delineato da subito delle problematiche. Difatti originariamente la nuova disposizione sarebbe dovuta entrare in vigore nel Novembre del 20022, ma trattandosi di un intervento dalle forte implicazioni si è insisto e spinto per uno slittamento.

L’obiettivo della riforma è quindi quello di favorire i procedimenti giuridici, in termini di norme processuali penali, ma secondo l’opinione di alcuni esperti, sembra aver procurato l’effetto contrario. Tra gli intellettuali che si sono opposti all’articolato troviamo il procuratore di Udine, Massimo Lia, il quale ha riscontrato diverse criticità all’interno della riforma di giustizia penale.

Secondo il procuratore alcuni aspetti sono positivi, ma prevalgono quelli negativi. Lia giustifica le sue dichiarazioni affermando che nonostante la riforma sia pensata per abbreviare i processi, ci sono nomi che rischiano di ottenere l’effetto opposto e allungarne la durata.

Tra i professionisti in materia giuridica molti hanno seguito la linea di pensiero del procuratore Udinese, fino ad arrivare a definire la Riforma Cartabia, come una pericolosa eterogenesi dei fini in materia di procedimento penale.

Le numerose polemiche attorno alla questione e probabilmente anche gli effetti fallaci non previsti, hanno spinto il consiglio dei ministri a correggere la norma. Viene quindi istituita la procedibilità d’ufficio per tutti i reati nei casi in cui incorre l’aggravante mafiosa o di terrorismo.

Inoltre viene data la possibilità in tutti gli altri casi di procedere all’arresto in flagranza, anche senza la querela delle vittime del reato, purché questa sia acquisita entro le 48 ore.

E’ quindi probabile che la recente azione di governo sia stata un tentativo di corsa ai ripari dopo l’allarme della magistratura sul rischio di scarcerazioni, rischio che ormai ha preso forma e si è concretizzato con la scarcerazioni di tre imputati di lesioni aggravate dal metodo mafioso per mancanza di querela. Il dibattito, visto il recente arresto del boss Messina Denaro, è acceso e soprattutto resta aperto.

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