Le rivelazioni choc di Ratzinger e quel “vociare assassino”

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E’ uscito il volume postumo di Benedetto XVI, intitolato “Che cos’è il cristianesimo” edito da Mondadori che raccoglie testi inediti del periodo in cui è stato Papa emerito. Un libro che sembra tanto un grido di denuncia contro i suoi nemici, quelli che soprattutto dentro la Chiesa gli hanno fatto la guerra denigrando il suo lavoro di teologo e di papa.

Basti pensare che Ratzinger ha chiesto ai curatori, Elio Guerriero e mons. Georg Gaenswein, con una lettera del primo maggio 2022, di far uscire il libro soltanto dopo la sua morte. Perché? E’ lui stesso a spiegarlo: “Questo volume, che raccoglie gli scritti da me composti nel monastero Mater Ecclesiae, deve essere pubblicato dopo la mia morte. Da parte mia, in vita, non voglio più pubblicare nulla. La furia dei circoli a me contrari in Germania è talmente forte che l’apparizione di ogni mia parola subito provoca da parte loro un vociare assassino. Voglio risparmiare questo a me stesso e alla cristianità”.

Vociare assassino è un termine decisamente forte che fa chiaramente capire quanto Ratzinger abbia sofferto negli ultimi anni di vita per gli attacchi ricevuti e provenienti dalla sua terra d’origine, la Germania, da dove non a caso pochi mesi prima della sua morte sono state rispolverate vecchie accuse di oltre quarant’anni prima, quando era arcivescovo di Monaco; vicende legate ad un sacerdote pedofilo che il Papa emerito avrebbe accolto a suo tempo nell’arcidiocesi che guidava, pur sapendo che si era reso responsabile di abusi su minori altrove, e facendo sì che continuasse a compierli anche lì. Ratzinger è stato costretto a ricostruire situazioni datate e ormai lontane nel tempo, difficili da ricollegare per un uomo di 95 anni, ma nonostante ciò si è reso persino disponibile a deporre per difendersi dalle accuse.

E’ evidente come Benedetto XVI punti il dito contro l’episcopato modernista tedesco, quello per intenderci che in questo momento sta cercando di imporre alla Chiesa la propria agenda sinodale: un’agenda che contempla la totale autonomia delle conferenze episcopali nazionali da Roma, la piena libertà delle stesse di decidere in campo dottrinale, e una lunga serie di riforme che di fatto stravolgerebbero il volto della Chiesa cattolica come l’abbiamo fino ad oggi conosciuta; l’abolizione dell’obbligo del celibato ecclesiastico, l’ordinazione sacerdotale ed episcopale delle donne, il riconoscimento delle unioni gay, la comunione per i divorziati risposati, una pastorale aperta alle istanze della modernità. Benedetto XVI è stato in tutti questi anni il maggiore oppositore di detti progetti e proprio per questo è stato spesso vittima del “vociare assassino” rivolto a screditarlo.

Ma c’è di più. Benedetto stesso rivela come i modernisti abbiano tentato in questi anni di cancellare la sua eredità spirituale e teologica, non soltanto in Germania, ma anche oltre Oceano

“Vi furono singoli vescovi – denuncia Ratzinger – e non solo negli Stati Uniti, che rifiutarono la tradizione cattolica nel suo complesso mirando nelle loro diocesi a sviluppare una specie di nuova, moderna cattolicità. Forse vale la pena accennare al fatto che, in non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano celati come letteratura dannosa e venivano per così dire letti solo di nascosto”.

“In un seminario nella Germania meridionale – racconta ancora -i candidati al sacerdozio e i candidati all’ufficio laicale di referente pastorale vivevano insieme. Durante i pasti comuni, i seminaristi stavano insieme ai referenti pastorali coniugati in parte accompagnati da moglie e figli e in qualche caso dalle loro fidanzate. Il clima nel seminario non poteva aiutare la formazione sacerdotale”

Ma Ratzinger si spinge anche oltre, denunciando l’esistenza di una potente lobby gay ben inserita nella Chiesa e soprattutto in certi seminari dove “i vescovi consentono agli stessi seminaristi di vedere film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede. In diversi seminari si formarono ‘club’ omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari”.

Ciò dimostra chiaramente quanto certi seminari siano stati, durante gli anni del pontificato di Giovanni Paolo II e poi di Benedetto XVI, dei veri e propri “covi modernisti”, dove praticamente si formavano gli studenti con orientamenti diversi e contrari a quelli della Chiesa. E a questo punto è anche legittimo pensare che le dimissioni di Benedetto siano state esse stesse il frutto di questo vociare assassino.

Nel 2015 è uscita una biografia del cardinale belga Godfried Danneels, il quale ha dichiarato di aver fatto parte di un gruppo di cardinali e vescovi di tendenze progressiste che ogni anno si riunivano segretamente in Svizzera in una località chiamata San Gallo per discutere di riforme nella Chiesa; il porporato rivela che questo gruppo, poi soprannominato “mafia di San Gallo”, era stato creato proprio con l’intento di contrastare il potere che Ratzinger esercitava quale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede negli ultimi anni del pontificato di San Giovanni Paolo II. Oltre a Danneels avrebbero fatto parte del gruppo: il vescovo Ivo Fürer, che era stato il segretario generale del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa dal 1977 al 1995, Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano; Paul Verschuren, vescovo di Helsinki; Jean-Félix-Albert-Marie Vilnet, vescovo di Lilla; Johann Weber, vescovo di Graz-Seckau; Walter Kasper, vescovo di Rottenburg-Stoccarda, Karl Lehmann, vescovo di Magonza, Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster, Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo, Alois Kothgasser, vescovo di Innsbruck, Achille Silvestrini, cardinale della Curia romana, Ljubomyr Huzar, arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini, José Policarpo, patriarca di Lisbona.

Stando ai racconti di Danneels, questo gruppo si sarebbe riunito prima del conclave del 2005 per bloccare senza successo l’elezione di Benedetto puntando su Bergoglio (anche se poi il gruppo si sfaldò visto che Martini decise di votare per Ratzinger ) e anche nel 2013, riuscendo stavolta a far eleggere proprio il papa argentino (e c’è’ chi contesta la legittimità dell’elezione di Francesco anche sulla base di una disposizione voluta da Giovanni Paolo II che vieta le manovre pre conclave e punisce con tanto di scomunica i cardinali che si accordino preventivamente su un candidato).

Ma è evidente come Benedetto XVI durante il suo pontificato, abbia chiaramente avvertito il peso e l’ostilità dei circoli modernisti, e di come si stesse lavorando proprio per neutralizzarlo attraverso determinate manovre interne ed esterne alla Chiesa. Basti pensare proprio alla pedofilia; nonostante Benedetto XVI sia stato il pontefice che per primo ha combattuto contro la piaga degli abusi e ha stabilito regole certe e severe contro i preti pedofili, il circuito mainstream è riuscito a far passare il messaggio che lo scandalo della pedofilia fosse un problema della Chiesa di Ratzinger.

E poi ancora, come dimenticare il modo con cui, sempre i media, hanno delegittimato sistematicamente l’operato del pontefice: nel caso del discorso di Ratisbona per esempio, mettendo ai margini la solennità di una lezione in cui Ratzinger esaltava l’importanza dell’incontro fra fede e ragione, per montare ad arte le presunte offese al mondo musulmano; o nel caso della revoca della scomunica ad un gruppo di vescovi lefebvriani, mettendo in risalto che fra questi ce n’era uno che negava l’olocausto degli ebrei. E poi la ciliegina sulla torta: lo scandalo Vatileaks e gli attacchi contro la banda vaticana, lo Ior, accusato di essere una sorta di associazione a delinquere, il centro di tutte le operazioni sporche dell’umanità, nonostante sempre papa Benedetto avesse avviato una radicale riforma sulla trasparenza.

Contro Benedetto XVI c’è dunque stata una chiara campagna di odio che è proseguita anche dopo le dimissioni: molti non hanno perdonato a Ratzinger di essere rimasto in Vaticano a fare l’Emerito, e in qualche modo di aver condizionato l’operato del suo successore, frenando lo spirito riformatore del primo Bergoglio. Da qui quindi quel vociare assassino che ha spinto Benedetto a non voler più apparire in pubblico, ritirarsi in preghiera, evitare di esporsi, tranne quando lo ha ritenuto necessario per difendere l’integrità della fede e del magistero.

E ora c’è da star certi che gli scritti postumi di Ratzinger non contribuiranno a rasserenare il clima in Vaticano, visto che sono già usciti i libri di mons. Georg Gaenswein e del cardinale Gerhard Ludwig Müller molto critici con papa Francesco. Müller in particolare denuncia l’esistenza di un cerchio magico che condizionerebbe le decisioni del papa e accusa Bergoglio di aver agito, rispetto ai casi di pedofilia, usando due pesi e due misure, assolvendo gli amici e condannando senza appello i nemici.

Dulcis in fundo, sembra che il memorandum fatto pervenire ai cardinali un anno fa con pesanti accuse nei confronti del pontificato bergogliano definito “una catastrofe”, e firmato con la pseudonimo di Demos, sia stato in realtà redatto dal cardinale George Pell scomparso poche settimane fa, come rivelato dal vaticanista Sandro Magister. I bergogliani sono convinti che tutto faccia parte di un disegno mirato a costringere Francesco a dimettersi, ma è evidente che ad avvelenare i pozzi e a provocare la reazione dei ratzingeriani, sono stati sin dal principio i modernisti, come le rivelazioni postume di Benedetto lascerebbero ben trasparire.

 

 

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